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venerdì 1 giugno 2012

Il Male Curabile : da uno scienziato italiano nel Texas buone speranze

Il Male curabile


Buongiorno , ho finito di leggere proprio ieri sero questo libro bellissimo , nel quale viene presentato uno scienziato italiano , Mauro Ferrari che lavora a Houston nel Texas in un centro medico all'avanguardia nello studio dei tumori.

Vi invito a leggerlo in quanto dona molte speranze e finalmente si riesce a capire in maniera divulgativa il comportamento del tumore alla mammella... e la sua evoluzione.

In maniera molto semplice vengono spiegati i meccanismi e la crescita e il ruolo che la chemioterapia può avere in un futuro , ormai molto prossimo.



Riporto qui la presentazione del libro curato dal giornalista Michele Cucuzza.



Ci sono momenti nella vita di ognuno che sembrano segnare la fine, dolori da cpare impossibile riprendersi. Invece sono l’inizio di grandi imprese. La storia di Mauro Ferrari è eccezionale. Laureato in matematica, dopo un master a Berkeley ottiene un posto di professore associato all’università della California. Si sposa e ha tre figli. Poi, di colpo, la tragedia. La moglie Marialuisa muore di tumore.
Da allora Ferrari si dedica anima e corpo alla battaglia contro il cancro, che affronta con un approccio assolutamente originale basato sull’applicazione delle nanotecnologie alla medicina. Ghiandole artificiali capaci di rilevare il cancro e somministrare autonomamente il medicinale; nanovaccini che risvegliano il sistema immunitario; diagnosi effettuate attraverso una semplice analisi delle proteine; robot chirurghi e sofisticati manichini-pazienti su cui fare pratica.
Non è fantascienza, ma solo una parte di quanto si sta sperimentando al Methodist Hospital Research Institute di Houston, Texas, diretto da Ferrari, che spiega: “Con la chemioterapia solo una cellula medicinale su 100 mila raggiunge il bersaglio. Noi lanciamo minuscoli missili multistadio simili a quelli usati nei programmi spaziali, carichi di farmaci che centrano solo le cellule tumorali senza disperdere sostanze tossiche nell’organismo”. In questo appassionato reportage Michele Cucuzza racconta del suo incontro a Houston col professore e la sua équipe di giovani collaboratori provenienti da tutto il mondo. Matematici, chimici, biologi, ingegneri e medici coalizzati nella missione comune di sconfiggere il cancro. Una finestra aperta sul futuro della scienza medica, ma anche su una realtà, quella americana, che punta enormi risorse pubbliche e private sulla ricerca e sull’innovazione. Al contrario di quanto accade nel nostro Paese.


Per approfondimenti sul tumore al seno  http://www.senologia.eu/


lunedì 9 aprile 2012

I FIBROADENOMI DELLA MAMMELLA


fibroadenomi prevenzione

I fibroadenomi sono tumori benigni si sviluppano di solito in donne giovani, spesso in adolescenti e possono essere scambiati per un cancro. Tuttavia, essi tendono a essere più mobili e circoscritti e, alla palpazione, possono sembrare una piccola biglia sfuggente. Solitamente i fibroadenomi  mammari possono essere asportati in anestesia locale, ma recidivano di frequente. Dopo aver fatto asportare diversi fibroadenomi risultati benigni, una paziente può decidere di non farne asportare altri in seguito. Le altre masse mammarie solide e benigne includono la steatonecrosi e l’adenosi sclerosante che possono essere diagnosticate solo con la biopsia.


ASPETTO CLINICO 

Viene, nei soggetti giovani, più frequentemente individuato dalla paziente stessa con caratteristiche comuni: duro di consistenza, liscio o polilobato nei margini, rotondeggiante, spesso dolente o dolorabile alla palpazione, ma in particolar modo mobile tra le dita tanto da venir definito dagli Anglosassoni “ Breast mouse “ ( il topolino della mammella ). Unica variazione è nella localizzazione adiacente il capezzolo dove la mobiltà del nodulo stesso è ridotta per le aderenze con le strutture duttali. Nei soggetti in fase perimenopausale l’aspetto clinico cambia, sia per una modificazione strutturale del fibroadenoma che per la involuzione fibrotico adiposa della mammella stessa,diventando più rara la possibilità di individuarlo autonomamente con la palpazione. Diventa in questi casi un reperto in genere strumentale , per lo più ecografico.


Nelle donne anziane si possono diagnosticare fibroadenomi che si rilevano come masse piccole duro-lignee discretamente mobili , non dolorabili , che derivano dalla calcificazione di noduli preesistenti.

I fibroadenomi più comuni hanno un diametro che può andare da 1 cm. a 3 cm. Esistono forme meno comuni con diametri minori di un cm. che vengono all’attenzione della paziente o per un esame ( rilievo occasionale) o perché superficiali , sottocutanei.

Viene effettuata in genere dai medici una distinzione tra :

Fibroadenoma Simplex
Fibroadenoma Gigante
Fibroadenomatosi multipla
Tumore Filloide.
Ad eccezione del Tumore Filloide che necessiterebbe di un discorso a parte, le altre tre diciture risultano essere una divisione fittizia, in uso solo tra gli addetti ai lavori, in quanto rappresentano aspetti clinici e strumentali di identificazione lievemente diversi della stessa identica patologia.

Si identifica nella fibroadenomatosi multipla la presenza di almeno 5 fibroadenomi nella singola mammella , evento relativamente frequente dal 10 al 20% dei casi,pongono essenzialmente problemi diagnostici , ma non di prognosi.

Il Fibroadenoma gigante o giovanile è tipico dell’età adolescenziale e può presentare una crescita rapida sino a dimensioni notevoli in poco tempo, mantenendo la propria benignità e le stesse caratteristiche cliniche.

PATOGENESI


E’ oramai comunemente accettato che tali lesioni derivino dal tessuto lobulare della ghiandola mammaria. Nello specifico deriverebbero dallo stroma ormonodipendente dei lobuli stessi e non dal semplice stroma del parenchima mammario, (cioè da quella parte della impalcatura fibrosa della ghiandola che contiene una elevata quantità di recettori per gli ormoni estrogeni e quindi risulta particolarmente sensibile alla loro azione). Questa origine spiegherebbe molti aspetti particolari di tale patologia, come ad esempio si formino nel periodo di maggior sviluppo lobulare della mammella, come sia di natura stromale la componente principale del fibroadenoma e come la maggior parte dei carcinomi che insorgono nei fibroadenomi (evento rarissimo) siano della variante “Carcinoma Lobulare in Situ”.

La causa specifica della insorgenza dei fibroadenomi non è conosciuta , ma il fatto che la stimolazione estrogenica provoca la proliferazione lobulare suggerisce che un lobulo diventi per fattori recettoriali più responsivo alla stimolazione ormonale determinando al tempo stesso una involuzione dei lobuli adiacenti.

Non esiste evidenza che i contraccettivi orali siano causa di incremento nello sviluppo di nuovi fibroadenomi o nella evoluzione in lesioni maligne.

I tessuti del fibroadenoma rispondono alle influenze ormonali e non , in maniera simile alla ghiandola mammaria sana. Così si hanno modificazioni iperplastiche ( ingrandimento ) durante la gravidanza ed involuzione durante la menopausa.

La distinzione anatomica in Intracanalcolari e Pericanalicolari ha un significato descrittivo microscopico , ma non un significativo dal punto di vista patologico ed, essendo spesso presenti entrambi gli aspetti nella medesima lesione , oggi in disuso.

DIAGNOSI

La diagnosi di tali lesioni risulta essere essenzialmente clinica attraverso la palpazione, sia per le caratteristiche stesse dei noduli già citate: mobilità rispetto i piani adiacenti, superficie liscia, consistenza duro-elastica e dolorabilità; sia perché essendo più frequentemente dell’età giovanile, l’uso di esami strumentali in questo periodo è spesso occasionale.

Si badi bene che non necessariamente un fibroadenoma mammario debba presentarsi tutte con queste caratteristiche contemporaneamente, la non dolorabiltà o la non netta delineazione dei margini, non debbono escludere tale diagnosi.

Dal punto di vista della diagnosi strumentale, l’esame principale risulta essere la Ecografia sia per la sua particolare capacità interpretativa nei seni giovanili, sia per la facile esecuzione dell’esame stesso. Il Fibroadenoma compare come un’area nodulare a margini netti e lineari,a volte polilobati, non infrequente la presenza di più fibroadenomi adiacenti con immagini a “clessidra”, un contenuto in genere più scuro (ipoecogeno ) omogeneo, ad asse magiore parallelo ai piani superficiali cutanei, con spesso un rinforzo ultrasonoro posteriore ( area più chiara posteriore al nodulo stesso).

Il Color Doppler viene utilizzato per valutare la presenza di vascolarizzazione nel nodulo stesso, indice questo di tendenza all’accrescimento del fibroadenoma , od elemento diagnostico differenziale in presenza di sospetto tumorale.

La mammografia, non consigliata nei soggetti giovani, e certamente non indicata nella diagnosi in pazienti con età inferiore ai 35 anni, mostra dei bersagli a margini lineari con densità maggiore rispetto ai tessuti adiacenti , ma non rende chiara la differenza qualitativa tra cisti e fibroadenomi .

Agli esami strumentali citati in presenza di dubbi diagnostici legati all’età della paziente, ad alcune caratteristiche del nodulo stesso , od alla esperienza del Senologo ( elemento importantissimo ) si associa l’esame citologico su agoaspirato , o l’esame microistologico su tecnica agobioptica.

L’esame microistologico non deve essere necessariamente considerato come strumento di diagnosi del tumore maligno, il conoscere che tipo di benignità abbiamo di fronte è necessario per individuare la corretta terapia da attuare e conoscere il tipo di comportamento che la ghiandola avrà nel tempo anche di fronte ad eventuali terapie da attuare.

TERAPIA 

In passato la maggioranza dei medici riteneva giusta l’asportazione di tutti i noduli rilevabili e quindi di conseguenza di tutti i fibroadenomi, atteggiamento questo dettato dalla scarsa conoscenza dell’evoluzione naturale di tale patologia. Considerando che le probabilità che un fibroadenoma possa degenerare sono praticamente nulle, dell’ordine dello 0,1-0,3% , ( più che degenerazione si deve pensare allo sviluppo della componente tumorale intranodulare presente nei rarissimi casi ), e considerando che anche la trasformazione di un fibroadenoma in un Tumore Filloide è una evenienza estremamente rara, l’atteggiamento conservativo è oggi considerato ottimale.

Conservare non significa sottovalutare, la tendenza all’accrescimento ed il superamento di dimensioni di 2,5-3 cm. ne consigliano l’escissione.

In presenza di una diagnosi di fibroadenoma i tre fattori che mi inducono ad optare per la soluzione chirurgica sono, se presenti, : il dolore, l’accrescimento nei soggetti con più di 35 anni ed in genere il superamento dei 2,5 cm., il livello di ansia. Il dolore e l’ansia , così come l’impatto estetico, sono fattori che possono in qualche modo compromettere la qualità della vita, l’accrescimento nei soggetti adulti può essere considerato un elemento non benigno.

Il mio comportamento di fronte alla diagnosi di un fibroadenoma , una volta optato per un atteggiamento conservativo, è quello di verificare a 3 o 6 mesi se si sono avute modificazioni dimensionali e strumentali del nodulo e se si sono evidenziate problematiche estetiche e/o psicologiche, dopodichè i controlli potranno essere impostati con cadenza annuale.

La terapia dei fibroadenomi è essenzialmente una terapia chirurgica. Il fatto che la lesione fibroadenomatosa è una lesione benigna impone al chirurgo di necessità delle valutazioni estetiche prima dell’atto operatorio. Non ha senso creare dei disagi a carico della paziente con cicatrici deturpanti, la esecuzione della incisione periareolare o nel solco sottomammario può determinare delle difficoltà tecniche ma di facile risoluzione anche in anestesia locale.

Solo nel Tumore Filloide e nei Fibroadenomi con elementi intralesionali carcinomatosi necessitano delle escissioni allargata, senza arrivare necessariamente alle quadrantectomie e/o mastectomie

( possibilità da non escludersi in presenza di casi particolari).

FIBROADENOMI e CANCRO

Ci sono 3 aspetti della relazione tra fibroadenomi e carcinoma che richiedono una puntualizzazione:

Incidenza tra presenza di fibroadenomi e sviluppo successivo di un carcinoma mammario.

Viraggio di un fibroadenoma in un carcinoma.

Rapporto tra fibroadenomi e Tumori filloidi. 

La presenza di iperplasia epiteliale nei fibroadenomi è undato anatomo-patologico comune ma di scarso significato, non si ritiene fattore di rischio. Si è in qualche studio identificata una percentuale maggiore di tumore in pazienti con fibroadenomi multipli, ma non al momento un dato sufficiente per esprimere giudizi , è solo un elemento che necessita ulteriori studi.

Bisogna sempre distinguere la possibilità che un carcinoma si sia sviluppato nelle adiacenze di un fibroadenoma inglobandolo ( evento riportato in vari studi) e quindi classificabile in maniera diversa. Come già detto l’evento di una lesione carcinomatosa in un fibroadenoma è estremamente raro, ed è ancora più raro che questa lesione sia di tipo infiltrante essendo per la maggior parte focolai di Carcinoma Lobulare in Situ ( variante a scarsa aggressività ), in tali casi è sufficiente un allargamento escissionale semplice. I casi con evoluzione infiltrativa sono risultati derivare da una degenerazione della forma globulare.

Discorso a parte necessitano i Tumori Filloidi, tal lesioni hanno la stessa origine dei fibroadenomi e certamente i fibroadenomi possono evolvere in forme filloidi. Importante è non confondere i tumori filloidi con i sarcomi, anche nei filloidi viene consigliata una escissione allargata ed un successivo monitoraggio della paziente. 

A cura del Prof. Massimo Vergine

Per maggiori informazioni sui fiboadenomi e patologie benigne della mammella vai   su:  
                                         www.senologia.eu

sabato 24 dicembre 2011


 Protesi al seno e il rischio di tumore. E' giustificato l’allarme?

La possibile rottura delle protesi e il conseguente probabile rischio di tumore non è dimostrato scientificamente. L’utilità comunque di un controllo ecografico annuale
E’ stato il quotidiano Liberation a pubblicare per primo la notizia: le autorità sanitarie francesi sono preoccupate per il rischio di tumore nelle donne che hanno protesi al seno Pip (Poly Implants Prosthéses). Addirittura, la portavoce del Governo francese, Valerie Pecresse, ha annunciato “l'urgenza che tutte le donne che portano protesi Pip ritornino dal chirurgo”. Qual è il problema? Queste protesi sarebbero riempite di gel al silicone industriale non conforme, avrebbero un alto rischio di rottura con conseguente infiammazione e, forse, tumori. Il gel delle Pip sarebbe diverso da quello dichiarato e valutato per ottenere il certificato necessario nell'Unione europea. 
Per l’Italia il potenziale rischio legato alle protesi Pip non è una novità: in una circolare del 1° aprile 2010 il Ministero della Salute ha invitato gli operatori sanitari a non usare le protesi ritirate precedentemente in Francia, indicando l’opportunità di segnalare eventuali incidenti che avessero una possibile relazione con l’impianto di una di queste protesi. La direttiva è stata immediatamente recepita e i centri di eccellenza hanno messo in atto procedure utili a salvaguardare la salute delle donne: all’Istituto Europeo di Oncologia, per esempio, tutte le donne portatrici di protesi Pip sono state contattate e invitate a recarsi presso IEO stesso per effettuare gratuitamente un’ecografia mammaria e una visita con il chirurgo plastico. E analoga procedura è stata seguita in altri ospedali.
Migliaia di donne sarebbero in pericolo? Non sembra che sia così. Il legame causa-effetto tra le protesi Pip e lo sviluppo di tumori al seno non è dimostrato. Su 10 milioni circa di protesi mammarie di marche differenti impiantate nel mondo sono stati descritti rarissimi casi di linfoma originatosi dalla capsula intorno alla protesi (sia in silicone che salina): 75 casi totali con 4 decessi, senza relazione con una specifica ditta produttrice. Il rischio di tumore al seno invece non ha dimostrazioni concrete sui grandi numeri.
Quanto al rischio di rottura, è vero che le Pip si rompono più facilmente ma va detto che tutte le protesi mammarie hanno un certo rischio di rottura perché con il tempo vanno incontro a usura. Tutte le donne che hanno protesi mammarie, comunque, effettuano già regolarmente un controllo annuale con ecografia mammaria (o almeno questa dovrebbe essere la normale procedura raccomandata da tutti i medici).
Maria Giovanna Gatti  da Fondazione Umberto Veronesi

 cura del Prof. Massimo Vergine  www.senologia.eu

venerdì 18 novembre 2011

Nuova metodica per la prevenzione del tumore al seno




Il 21 novembre 2011 nella Sala conferenze stampa di Montecitorio, saranno presentati i risultati della nuova e rivoluzionaria diagnosi precoce mammari  


Solo in Italia sono diagnosticati circa 37 mila casi – 152 ogni 100 mila donne – ed è la prima causa di mortalità tra il sesso femminile. Fra tutti i decessi per causa oncologica, il 17% delle donne muore per un tumore al seno.

Con questi numeri, consultabili sul sito AIRC (http://www.airc.it/tumori/tumore-al-seno.asp), si capisce quanto importante sia la prevenzione e la diagnosi precoce per questo tipo di cancro.Attualmente, dato i costi elevati della risonanza magnetica, la mammografia è il metodo più efficace per una diagnosi precoce. Ma una rivoluzione è in atto. Il prossimo 21 novembre 2011, nella Sala conferenze stampa di Montecitorio, presso la Camera dei Deputati, gli specialisti del DOBI (Dynamic Optical Breast Imaging) presenteranno i risultati - tre anni di evidenze cliniche sulla base di cinquemila esami diagnostici in venti centri italiani, pubblici e privati - dell’impiego della tecnologia ottica mammaria nella prevenzione del tumore al seno.Questa nuova soluzione, interamente italiana - brevetto e ricerca clinica - potrebbe, a breve, coprire il vuoto per tutte quelle attività di prevenzione di massa, perché in grado di leggere le formazioni tumorali in fase embrionale, quando sono ancora curabili con i soli farmaci. La tecnologia ottica non è invasiva; non è dolorosa; è velocissima (trentacinque secondi a mammella) e soprattutto non impiega raggi X, ma un particolare tipo di luce che, attraversando il seno, è in grado di individuare la più microscopica traccia di una neoangiogenesi tumorale. L’evento è di particolare interesse scientifico e apre nuove prospettive sul fronte delle politiche sanitarie e sociali. Per una volta l’Italia è in prima fila nella lotta ad una delle malattie più diffuse nei paesi sviluppati.L’onorevole Mariella Bocciardo, membro della Commissione affari sociali della Camera, che da sempre segue con interesse e attenzione l’espandersi della tecnologia ottica mammaria nel territorio nazionale e i sempre più promettenti risultati diagnostici, ha chiesto al DOBI Group, che lo studio multicentrico fosse presentato in anteprima alla Camera dei deputati. “La finalità per la quale si sono impegnati gratuitamente nella ricerca i più autorevoli esperti di senologia oncologica – ha dichiarato l’on. Bocciardo – è stata la consapevolezza dell’universalità e dell’urgenza della posta in gioco: la vita delle donne”. I ricercatori hanno ottenuto un traguardo importante; è stata definita una refertazione chiara e inequivocabile grazie alla creazione del DOBI Level.I risultati dello studio multicentrico saranno illustrati a stampa, tv e rappresentanti delle istituzioni dal Prof. Aldo Vecchione, presidente del DOBI Group e direttore scientifico dell’Istituto oncologico G. Pascale di Napoli (IRCCS). Sarà presente anche il Dr. Giulio Ottavio Battagliarin, della Socrate Medical s.r.l.


Per maggiori informazioni sulla prevenzione del tumore al seno    www.senologia.eu

mercoledì 6 ottobre 2010

Merck Serono presenterà nuovi dati sul Cetuximab( per i tumori tripli negativi) al Congresso ESMO

Merck Serono presenterà nuovi dati sul Cetuximab al Congresso ESMO

- Roma, 5 ott -

Merck Serono ha annunciato che saranno presentati nuovi dati provenienti da diversi studi su Cetuximab in una gamma di tumori solidi – inclusi i primi risultati di Fase II nel tumore al seno e alla prostata. Questi risultati saranno presentati al prossimo 35° Congresso della European Society of Medical Oncology (ESMO) che si svolgerà a Milano dall'8 al 12 ottobre 2010. Lo si legge in una nota.

Durante il Congresso ESMO, saranno presentati i risultati di uno studio randomizzato di fase II relativi a Cetuximab nel tumore al seno triplo negativo (TNBC, triple negative breast cancer). IL TNBC non esprime recettori per estrogeno, progesterone o HER 2 e non risponde quindi alla terapia ormonale o anti-HER 2. Nonostante il TNBC possa essere trattato con la chemioterapia, sono frequenti recidive precoci o metastasi. Questi nuovi risultati su Cetuximab sono quindi particolarmente importanti, poiché il TNBC rappresenta una minaccia significativa per le donne colpite da questo tipo di tumore, per le quali esistono pochissime opzioni di trattamento o speranze di cura.

Inoltre, nuovi risultati relativi a Cetuximab nel tumore alla prostata saranno presentati per la prima volta al Congresso ESMO. Secondo gli esperti, rispetto al 2009, si prevede che quest'anno il numero di casi diagnosticati per questa patologia aumenterà del 13%1, a conferma di una chiara e urgente necessità di nuovi trattamenti efficaci.

Oltre a questi dati promettenti di Cetuximab in queste nuove indicazioni, Merck Serono presenterà anche i risultati più recenti dai principali studi su Cetuximab in aree di trattamento già esistenti.
Saranno presentati nuovi risultati dal già noto studio di Fase III CRYSTAL, che ha stabilito l’importanza del biomarcatore KRAS nel tumore metastatico del colon retto. Il modello di terapia personalizzata ha rivoluzionato la gestione dei tumori. Merck Serono ha rappresentato un elemento trainante nei progressi compiuti nell’approccio terapeutico al tumore metastatico del colon retto, grazie agli importanti risultati nei numerosi studi condotti su Cetuximab.

Gli sviluppi recenti nello studio del tumore a cellule squamose della testa e del collo (SCCHN squamous, cell carcinoma of the head and neck) hanno generato un cambiamento di paradigma nel trattamento di questa patologia. I risultati provenienti da due indagini chiave quantificheranno il ruolo di Cetuximab nel trattamento di questa patologia. Oltre ad essere l’unico farmaco per il quale sia stata dimostrata la caratteristica di terapia mirata, Cetuximab - come trattamento in associazione – è uno standard di cura nei pazienti colpiti da patologia localmente avanzata o da patologia metastatica e/o recidivante.



Per approfondimenti sul tumore al seno

www.senologia.eu

sabato 18 settembre 2010

Umberto Veronesi" passi avanti nel tumore del seno"



ALGHERO -

Il gotha della medicina sarda si è riunito stamane (venerdì) nell'Hotel Calabona ad Alghero per il Meeting di aggiornamento sul trattamento multidisciplinare del carcinoma mammario. Il convegno promosso dall'Aou Sassari, l'Istituto di Clinica Chirurgica e l'Università degli Studi di Sassari ha avuto un ospite d'eccezione quale il Professore Umberto Veronesi, scenziato conosciuto in tutto il mondo per le ricerche sui tumori.

Durante la mattinata si è parlato dei progressi rilevanti ottenuti nei campi della farmacologia e delle tecnologie bio-mediche. Innovazioni che si sono tradotte in cambiamenti radicali nel trattamento diagnostico e terapeutico del carcinoma al seno. La chirurgia, in questo ambito, è sempre più spesso di tipo "conservativo", mirando alla salvaguardia dell'areola-capezzolo con le nuove tecniche della "nipple-sparing mastectomy".

Su quest'ultimo argomento, in particolare, l'illustre oncologo milanese ha tenuto una "lectio magistralis", evidenziando l'importanza di evitare un ulteriore mutilazione estetica del seno e riducendo così l'impatto psicologico negativo, senza aumentare il rischio di recidiva locale.

«Non si deve avere paura, non sempre ma molto di più rispetto al passato di tumore si riesce a guarire, sia tra gli uomini, sia tra le donne». Importanti risultati si sono ottenuti - ha rimarcato Veronesi - nei tumori femminili ma anche maschili, come alla prostata e ai polmoni, determinando un allungamento medio della vita delle persone. Purtroppo, i medici presenti in sala hanno evidenziato l'incidenza molto alta dei carcinomi mammari in Sardegna, una delle maggiori in Italia, calcolata come un caso ogni 40 soggetti. La "ricetta" prescritta è l'investimento nella tecnologia, e anche quà l'isola è tra le regioni fanalino di coda nella Penisola.

Nella foto: Umberto Veronesi in sala


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martedì 14 settembre 2010

Nuove speranze per la cura del tumore al seno

Nuove speranze per la cura
del tumore al seno


Esperti riuniti a Modena

L'evento raggrupperà patologi, radiologi, chirughi e ricercatori provenienti dai migliori istituti mondiali con l'obiettivo di mostrare i risultati ottenuti finora nella lotta al carcinoma mammario
Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.

Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

Si terrà dal 15 al 17 settembre il “6 Modena Breast Cancer Conference” promosso dall’Accademia Nazionale di Medicina. L’individuazione di profili genetici che predicono l’aggressività dei carcinomi mammari e le sensibilità alle terapie, la necessità di instaurare più percorsi assistenziali multidisciplinari che vadano dalla banca dei tessuti alla diagnostica molecolare, le nuove tecniche di imaging e pianificazione terapeutica interdisciplinare, l’utilizzo di tecniche avanzate di biologia molecolare e di imaging per individuare il più precocemente possibile le donne a rischio e infine la creazione di studi clinici che coinvolgano l’industria farmaceutica, i ricercatori di base e i ricercatori clinici per accelerare lo sviluppo di nuovi farmaci.

La manifestazione raggrupperà oltre 250 patologi, radiologi, chirurghi, oncologi medici, ricercatori clinici e ricercatori di base dai più prestigiosi istituti mondiali. Tra gli obiettivi: fare il punto sui risultati ottenuti, sulle aspettative terapeutiche ancora insoddisfatte, i progressi nelle conoscenze biologiche, le nuove terapie in sperimentazione.

Il carcinoma mammario, ricordano gli esperti, è una delle neoplasie a più elevata curabilità: in Italia a fronte di circa 40.000 nuovi casi all’anno si registrano circa 11.000 decessi tanto che oggi la probabilità di guarire per una donna a cui venga diagnosticato supera oramai il 90%.


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A cura del Prof. Massimo Vergine

giovedì 3 giugno 2010

Tumore al seno: il vaccino funziona

Tumore al seno: il vaccino funziona

Il siero ha avuto effetto sul 100% dei casi di laboratorio, evitando l'insorgere di neoplasie


Cleveland
- E' stato sperimentato al Clinic Learner Research Institute il nuovo vaccino che potrebbe aiutare migliaia di donne a prevenire il cancro al seno. Il siero, sperimentato finora solamente in laboratorio e non ancora testato sull'uomo, potrebbe eliminare definitivamente l'insorgere di neoplasie alla mammella, agendo come un vaccino contro noduli ai linfonodi.

Secondo le statistiche sono oltre 1,1 milioni in tutto il mondo le donne a cui ogni anno viene diagnosticato un tumore al seno. "Se dovesse funzionare negli esseri umani come sulle cavie, sarebbe una conquista monumentale", ha dichiarato il responsabile dell'equippé di ricercatori di Cleveland Vincent Tuohy, precisando tuttavia che prima di una possibile distribuzione del vaccino sul mercato ci vorranno ancora alcuni anni. Durante i test di laboratorio il siero ha funzionato sul 100% dei casi di laboratorio, evitando completamente l'insorgere dei tumori.

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venerdì 21 maggio 2010

Roma e Lazio per la lotta del tumore al seno


Dopo il successo ottenuto dalla mini maratona “Race for the Cure – di corsa contro i tumori del seno” domenica 16 maggio alle Terme di Caracalla, A.S. Roma e S.S. Lazio, partner ufficiali della manifestazione, hanno voluto contribuire ulteriormente alla raccolta fondi della "Susan G. Komen Italia" donando le ultime maglie ufficiali di questa stagione per un'asta benefica.

Sul sito di eBay, accessibile da www.komen.it/asta, sono già all’asta (fino a giovedì 27 maggio) le maglie autografate della Roma provenienti dalla finale di Coppa Italia (Totti, De Rossi, Vucinic, Mexes, Juan, Riise, Toni, Pizarro, Perrotta, Burdisso e Julio Sergio) e le maglie autografate della Lazio (Rocchi, Zarate, Floccari, Ledesma e Dias) provenienti dalla partita Lazio-Udinese.

I fondi raccolti saranno utilizzati dalla Komen Italia in tutto il territorio nazionale per la realizzazione di nuovi progetti di prevenzione, di supporto e di formazione nel campo della lotta ai tumori del seno, malattia che rappresenta la principale causa di morte nella popolazione femminile e che fa registrare 37.000 nuovi casi l'anno con 11.000 decessi.


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mercoledì 28 aprile 2010

TUMORI:FORUM SCREENING MAMMOGRAFICO, GOVERNO CONVOCHI REGIONI IN RITARDO

TUMORI:FORUM SCREENING MAMMOGRAFICO, GOVERNO CONVOCHI REGIONI IN RITARDO

(ASCA) - Roma, 27 apr - ''Salute Donna onlus chiede pubblicamente di voler considerare l'accesso omogeneo allo screening mammografico una priorita' dell'azione di governo per i prossimi anni''. Inizia cosi' la lettera aperta al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e al ministro della Salute, Ferruccio Fazio, letta oggi da Annamaria Mancuso, presidente di Salute Donna onlus, in occasione del Forum Istituzionale ''Screening mammografico, un Diritto delle donne, un Dovere delle Istituzioni'' organizzato a Roma, in collaborazione con l'Osservatorio Nazionale Screening e il Gruppo Italiano Screening Mammografico con il sostegno di Roche.

In particolare, nella lettera, Salute Donna chiede al Governo di ''convocare al piu' presto i rappresentanti delle Regioni che sono in ritardo nell'attuazione dei programmi di screening e fissare insieme a loro una road map che le porti ad allinearsi ai livelli nazionali entro i prossimi 5 annI''.

Infatti, ''nonostante i progressi degli ultimi anni, permane un forte squilibrio tra le aree del Nord-Centro ed il Sud del nostro paese: mentre nelle regioni del Nord e del Centro oltre l'80-90% delle donne e' invitato a fare la mammografia, nel Sud non sono nemmeno il 40% le donne invitate''.

Nella lettera Salute donna chiede anche che ''il Comitato istituito presso il ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali con il compito di monitorare e verificare l'appropriatezza delle prestazioni e di certificare l'esatto adempimento degli obblighi regionali in materia sanitaria, convochi le Associazioni pazienti al Tavolo congiunto di verifica'' e, infine, di ''sollecitare tutte le Regioni a invitare Asl e medici di famiglia a promuovere attivamente l'accesso allo screening, informando le donne sull'importanza di aderire ed eseguire una mammografia ogni due anni''.


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lunedì 19 aprile 2010

Tumori: morte per cancro al seno più bassa da 40 anni

TUMORI: MORTE PER CANCRO SENO PIU' BASSA DA 40 ANNI
(ANSA) - ROMA, 18 APR - In calo la mortalita' causata dal tumore al seno, che tocca il livello piu' basso da 40 anni e si attesta a 23,3 donne ogni 100mila (tenendo conto dell'invecchiamento della popolazione). Sono i dati che l'Airtum, l'associazione italiana registro tumori, presentera' la prossima settimana alla XIV riunione nazionale (in programma a Sabaudia dal 21 al 23 aprile). In Italia, prima di compiere 84 anni, una donna su 8 riceve una diagnosi di tumore al seno e una su 33 muore a causa di questa malattia (oltre 11mila decessi l'anno). Ma il dato grezzo non deve trarre ''in inganno'', come spiega Eugenio Paci, segretario nazionale dell'Airtum. Se e' vero che ''nel 1970 morivano 24 donne ogni 100.000 e oggi ne muoiono piu' di 37'' bisogna pero' considerare che ''oggi la popolazione italiana e' piu' vecchia, e il tumore al seno colpisce piu' le donne in eta' avanzata rispetto alle giovani''. L'aumento della popolazione anziana, insomma, ''incrementa il numero assoluto di donne che si ammalano''. Ma standardizzando per via statistica i dati, ''cancellando l'effetto dovuto all'invecchiamento, si vede che oggi le donne muoiono meno di 40 anni fa''. Secondo l'analisi dell'associazione, nel 1970 ogni centomila donne ne morivano 24,4. Dopo un picco di aumento della mortalita' registrato negli anni Novanta (il dato grezzo saliva a 40, standardizzato a 30) oggi si assiste a una diminuzione (23,3) che rimane elevata anche senza cancellare l'effetto dell'invecchiamento della popolazione (da 40 degli 90 a 37,6 del 2006). Nel periodo analizzato (1970-2006), la mortalita' delle donne sotto i 50 anni e' rimasta stabile (7 su 100.000) mentre le maggiori variazioni si sono verificate nelle donne tra i 50 e i 70 anni. In questa fascia d'eta' nel 1970 morivano 55 donne ogni 100.000 e nel 1990 si e' raggiunto un picco di 70 decessi ogni 100.000. Poi e' cominciata una fase di calo, piu' forte al Centro Nord (in media -1,8% l'anno), meno marcata e leggermente posticipata al Sud (-1,3% dal 1993) fino ad arrivare nel 2006 a un tasso di mortalita' del 53/100.000 (56 nel Centro-Nord e 45 al Sud). Risultati ottenuti anche '''grazie ai programmi di screening'' che permettono una diagnosi precoce della patologia. (ANSA)



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mercoledì 17 marzo 2010

Il carcinoma mammario

Carcinoma mammario

Che cos'è?


Il carcinoma della mammella è il cancro più diffuso nelle donne e la seconda causa di morte per tumore nella donna. Purtroppo, si riscontra un lieve, ma costante aumento in tutto il mondo, soprattutto nei paesi industrializzati rispetto a quelli in via di sviluppo. È soltanto grazie alle nuove scoperte diagnostiche e terapeutiche che la mortalità percarcinoma mammario si è stabilizzata e perfino ridotta in alcune aree.

Qual è la causa dell'insorgenza del carcinoma mammario?


La causa è sconosciuta, ma sono stati individuati dei fattori di rischio.

Età
Il rischio di carcinoma mammario aumenta con l'aumentare dell'età; poco frequente prima dei 35 anni, questo tumore è molto più diffuso dopo i 50; ad altissimo rischio le donne dopo i 60 anni;

Precedenti familiari
Parenti colpite da carcinoma alla mammella costituiscono un fattore di rischio doppio rispetto a chi non ha in famiglia casi di carcinoma;

Fattori genetici
In alcuni casi, la predisposizione alla malattia sembra essere in relazione con l'ereditarietà; pare, infatti, che questa predisposizione sia legata alle mutazioni di alcunigeni;

Lesioni benigne
Alcuni tumori mammari benigni rappresentano un fattore di rischio rilevante nell'insorgenza del susseguente carcinoma; questi tumori sono l'iperplasia globulare atipica, il carcinoma globulare in situ ed il carcinoma duttale in situ;

Gravidanza
Il rischio di sviluppare carcinoma mammario sembra aumentare con l'aumento dell'età della prima gravidanza; il rischio più alto, ovviamente, è presente in quelle donne che non hanno avuto figli;

Ormoni
Il rischio di insorgenza aumenta con l'aumentare dell'esposizione del tessuto mammario agli estrogeni; infatti, il rischio è maggiore in donne che hanno avuto la prima mestruazione prima dei 12 anni o che sono andate in menopausa dopo i 55 anni o a cui sono stati somministrati estrogeni per prevenire i sintomi della menopausa;

Obesità
L'obesità sembra essere un fattore di rischio importante poiché il tessuto adiposo è la fonte principale di estrogeni nella donna in menopausa;

Dieta
Il rischio di sviluppo di carcinoma mammario pare essere direttamente in relazione con il consumo di grassi animali e inversamente proporzionale al consumo di fibre vegetali.

Come si previene il carcinoma mammario ?


Ci sono due tipi fondamentali di prevenzione: lo screening senologico e lachemioprevenzione.

Lo screening senologico
È il metodo preventivo più importante e si basa sull'esecuzione di una mammografiabiennale. Questo metodo riesce ad incidere sulla mortalità per carcinoma alla mammella per il 30%. Lo screening va effettuato sulla popolazione femminile compresa tra i 50 ed i 69 anni, mentre è ancora dubbia la reale utilità al di sotto e al di sopra dei due limiti di età. Al di fuori dello screening può essere utile l'autopalpazione mensile, una visita periodica dallo specialista e mammografie al di fuori della fascia di età su menzionata.

Chemioprevenzione
È un approccio sperimentale basato sull'utilizzo di farmaci, prevalentementeantiestrogeni, che prevengano l'insorgenza del carcinoma mammario.

Quali sono i sintomi del carcinoma mammario ?


Il quadro di esordio è caratterizzato da lesioni molto piccole e spesso asintomatiche, non palpabili durante l'esame clinico e scoperte soltanto durante lo screening mammografico. Quando il tumore cresce, i primi sintomi possono presentarsi come presenza di noduli duri, ma senza dolore, secrezione dal capezzolo di sostanze sierose o di sangue, retrazione del capezzolo, eczema del capezzolo e/o dell'areola.
Qualora il tumore non sia stato diagnosticato in fase iniziale, è possibile riscontrare i seguenti sintomi: ulcerazione della pelle della mammella, infiammazione (seno arrossato, ingrossato, con edema, caldo), linfoadenopatie.

In presenza di metastasi, i sintomi possono variare a seconda del luogo in cui si è sviluppata la metastasi:

Come viene diagnosticato il carcinoma della mammella?


È possibile porre diagnosi del carcinoma mammario con le seguenti metodiche:

  • esame clinico: ispezione e palpazione dei seni per verificare l'esistenza di noduli, alterazioni del capezzolo e della pelle, edemi regionali o secrezioni;
  • mammografia: è l'esame più importante per porre diagnosi poiché permette di verificare l'esistenza di noduli, microcalcificazioni, segni di infiltrazione e distorsione del parenchima. La mammografia permette di rilevare anche lesioni di pochi millimetri e, con i nuovi apparecchi, di prelevare un campione per la biopsia;
  • ecografia: è utile come integrazione dell'esame clinico e della mammografia soprattutto in caso di donne giovani e quindi con seni che risultano opachi alla mammografia;
  • esame citologico con aspirazione tramite ago sottile: serve per confermare o escludere la diagnosi di tumore in presenza di esami strumentali dubbi;
  • stadiazione: valuta l'estensione del carcinoma e le eventuali metastasi e andrebbe effettuata prima di qualsiasi intervento terapeutico.

Qual è la terapia per il carcinoma mammario?


Solitamente ci sono terapie locoregionali, che hanno lo scopo di rimuovere il tumore ed hanno un effetto soltanto locale, e terapie sistemiche, che prevengono eventuali recidive o rendono operabili masse tumorali in stadio avanzato. Tra le terapie locoregionali, lachirurgia, sia conservativa (cioè asportazione della sola parte malata del seno), che radicale (completa asportazione del seno colpito) a cui si fa seguire una radioterapia.
Per quanto riguarda le terapie sistemiche, la terapia endocrina, efficace soltanto per i tumori caratterizzati dalla presenza di recettori per ormoni steroidei, mira a contrastare l'effetto degli estrogeni sulle cellule tumorali, e la chemioterapia, efficace per tutte le donne, dispone di un'ampia gamma di farmaci chemioterapici, in quanto il carcinoma mammario si è rivelato sensibili a molti farmaci di questo tipo.



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