Cure per il tumore del seno

Roche ha annunciato nuovi dati di follow-up a lungo termine di due studi pivotal su larga scala che hanno valutato l’utilizzo di trastuzumab in adiuvante per il trattamento del tumore al seno HER2 positivo in fase iniziale, presentati al San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS). Entrambi gli studi – l’N9831 condotto dal North Central Cancer Treatment Group (NCCTG), e il BCIRG006 effettuato dal Breast Cancer International Research Group – hanno dimostrato che trastuzumab ha ridotto di circa un terzo il rischio di recidiva del tumore in donne con carcinoma mammario HER2 positivo in fase precoce, rispetto alle pazienti che hanno ricevuto la sola chemioterapia. Entrambi gli studi hanno inoltre dimostrato la sopravvivenza libera da malattia a 5 anni in almeno l’80 per cento delle donne che hanno ricevuto trastuzumab per un anno. I trial hanno anche confermato il profilo favorevole di sicurezza cardiaca di trastuzumab con il follow-up a lungo termine. Inoltre, entrambi gli studi hanno dato risposta alle domande della comunità medica circa la migliore modalità di somministrazione del farmaco.
Il BCIRG006 è uno studio indipendente randomizzato di Fase III mirato a valutare l’uso di due trattamenti chemioterapici (docetaxel e carboplatino) associati con trastuzumab successivamente al trattamento adiuvante iniziale con chemioterapia a base di doxorubicina e ciclofosfamide per la cura del carcinoma mammario HER2 positivo in fase precoce. Lo studio è stato condotto dal Breast Cancer International Research Group (BCIRG). L’endpoint primario dello studio era la sopravvivenza libera da malattia, mentre quelli secondari erano la sopravvivenza globale, la tossicità e i marker patologici e molecolari predittivi dell’efficacia.
Lo studio ha dimostrato che trastuzumab somministrato in associazione con un regime a base di antracicline riduce il rischio di recidiva del 36 per cento nelle donne trattate per un anno con trastuzumab rispetto a quelle trattate con la sola chemioterapia, mentre il rischio di decesso è stato ridotto del 37 per cento. I risultati dello studio hanno dimostrato anche che trastuzumab somministrato in associazione con regimi liberi da antracicline ha ridotto il rischio di recidiva del 25 per cento nelle donne trattate per un anno con trastuzumab rispetto a quelle trattate con la sola chemioterapia, mentre il rischio di decesso è stato ridotto del 23 per cento. In entrambi i casi, i risultati erano statisticamente significativi.
Il carcinoma mammario è il tumore femminile più diffuso al mondo. Ogni anno vengono diagnosticati oltre un milione di nuovi casi e quasi 400.000 persone perdono la vita a causa di questa malattia. La caratteristica del carcinoma mammario HER2 positivo è la presenza di maggiori quantità di proteina HER2 sulla superficie delle cellule tumorali. Questo fenomeno è noto come positività HER2 e colpisce circa il 20-25 per cento delle donne affette da carcinoma mammario.
Trastuzumab è un anticorpo monoclonale umanizzato, creato per identificare e bloccare l’attività di HER2, una proteina prodotta da un gene specifico a potenziale cancerogeno. Il meccanismo di azione di trastuzumab è unico in quanto attiva il sistema immunitario e inibisce i recettori HER2 per combattere il tumore. Si è dimostrato efficace nel trattamento del carcinoma mammario HER2 positivo, sia nello stadio iniziale che in quello avanzato (metastatico). L’uso di trastuzumab è stato approvato anche in associazione con un inibitore dell’aromatasi per il trattamento delle pazienti in post-menopausa con carcinoma mammario metastatico co-positivo al recettore HER2 e al recettore ormonale. Nello stadio iniziale della malattia (adiuvante), trastuzumab è approvato per l’uso dopo il trattamento chemioterapico standard (adiuvante). Trastuzumab viene commercializzato negli Stati Uniti da Genentech, in Giappone da Chugai e a livello internazionale da Roche. Dal 1998, trastuzumab è stato utilizzato per curare quasi 600.000 donne affette da carcinoma mammario HER2 positivo in tutto il mondo.
Roche Con sede centrale a Basilea, Svizzera, Roche è uno dei principali gruppi al mondo leader nell’area salute ed opera nei settori farmaceutico e diagnostico, con un forte orientamento alla ricerca. Roche è la più grande azienda di biotecnologie al mondo, con farmaci innovativi nelle aree oncologia, virologia, malattie infiammatorie, metabolismo e sistema nervoso centrale. È leader mondiale nella diagnostica in vitro, nella diagnostica istologica del cancro ed è all’avanguardia nella gestione del diabete. Fornire farmaci e strumenti diagnostici che permettano miglioramenti tangibili della salute, della qualità di vita e della sopravvivenza dei pazienti è la strategia di Roche nella Medicina Personalizzata. Roche conta oltre 80.000 dipendenti nel mondo e nel 2008 ha investito quasi 9 miliardi di franchi svizzeri in ricerca e sviluppo registrando un fatturato di 45,6 miliardi di franchi svizzeri. Roche è proprietaria di Genentech, negli Stati Uniti e ha interessi di maggioranza in Chugai Pharmaceutical, Giappone. www.roche.com


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a cura del Prof. Massimo Vergine

Tumori al seno: nuovo metodo per identificarli


Gli scienziati del Kimmel Cancer Center at Jefferson hanno scoperto un modo possibile per identificare i tumori maligni del seno, senza la necessità di una biopsia. I risultati sono stati pubblicati on-line sulla rivista Journal of Nuclear Medicine.
La sfida è stata quella di sviluppare un agente di imaging che visualizza le lesioni maligne del seno, in modo precoce ed affidabile” ha detto Mathew Thakur del Thomas Jefferson University. Abbiamo scoperto un agente chiamato 64Cu-TP3805 che viene utilizzato nell’imaging PET per identificare i tumori. L’agente rileva il cancro al seno attraverso un biomarker denominato VPAC1. Per il momento la sperimentazione ha avuto esito positivo nei topi, “Se questa capacità di 64Cu-TP3805 funzionerà negli esseri umani in futuro questo nuovo metodo identificativo contribuirà in modo significativo alla gestione del cancro al seno”, ha concluso il dott. Thakur.

Leggi abstract:
Imaging Spontaneous MMTVneu Transgenic Murine Mammary Tumors: Targeting Metabolic Activity Versus Genetic Products
Mathew L. Thakur, Devakumar Devadhas, Kaijun Zhang, Richard G. Pestell, Chenguang Wang, Peter McCue, and Eric Wickstrom
J Nucl Med published December 15, 2009

Fonte: MedicalNewsToday


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Prevenzione tumore al seno : mammografia

La mammografia è un esame diagnostico radiologico che, utilizzando raggi X, consente uno studio molto accurato delle mammelle.

Quest'indagine viene raccomandata sia nei casi in cui si sospetti un cancro al seno, sia come esame preventivo per una diagnosi precoce dello stesso.

Infatti, secondo il National Cancer Institute americano (uno dei più prestigiosi enti per lo studio e la cura dei tumori), tutte le donne dopo i 40 anni di età dovrebbero sottoporsi periodicamente a un controllo mammografico: ogni due anni fino a 50 anni, e annualmente dai 50 anni in poi, in quanto il rischio di un cancro al seno supera di gran lunga i potenziali danni derivanti dalla dose di radiazioni cui ci si espone.

La corretta informazione ed educazione alla diagnosi precoce si è tradotta in un aumento delle probabilità di sopravvivenza. Oggi, affermano gli esperti della Mount Sinai School of Medicine, di New York, una donna colpita da carcinoma invasivo ha il 39% di probabilità in più di sopravvivere di quanto avrebbe avuto negli anni '80.

Non vengono somministrati farmaci e non vengono utilizzati mezzi di contrasto e l'esame comporta gli stessi disagi di una comune radiografia e consiste nella ripresa diretta del seno effettuata in varie proiezioni per ogni mammella (cranio-caudale ed obliqua mediolaterale).

E' indispensabile recare con sè tutti gli esami effettuati in precedenza.

E' consigliabile eseguire la mammografia una settimana dopo le mestruazioni, quando le mammelle non sono gonfie, né dolenti. Nelle donne in fase postmenopausale è generalmente possibile eseguire l'indagine in qualsiasi momento. E' importante astenersi dall'applicare deodoranti, polveri, creme e soprattutto talco o altre sostanze sul seno o alle ascelle nelle ore precedenti l'esame,perchè questo potrebbe falsare il risultato della mammografia.

La mammografia è l'esame più importante per la diagnosi del carcinoma della mammella. Tuttavia la metodica, sebbene notevolmente perfezionata nel corso degli anni, non è in grado di riconoscere la totalità delle lesioni neoplastiche mammarie: nelle casistiche più recenti si riporta dal 10% al 20% di tumori non diagnosticati con la mammografia. I limiti della mammografia sono particolarmente gravi nelle donne con un seno cosiddetto "denso", nelle quali la presenza di una ghiandola mammaria di elevata radiopacità impedisce uno studio adeguato e rende difficoltoso, se non impossibile, il riconoscimento dei segni radiologici del tumore.

Per ridurre i limiti della mammografia vi sono varie procedure: integrazione con la mammografia stereotassica, con l'ecografia, con la risonanza magnetica, ed infine con metodiche interventistiche.


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utilizzo del Tibolone nei disturbi del climaterio: studio LIBERATE

o studio LIBERATE fornisce forti evidenze contro l’uso di tibolone nel trattamento dei disturbi del climaterio in pazienti con storia di carcinoma della mammella.

Le donne trattate con successo mediante intervento chirurgico nei primi stadi del carcinoma della mammella soffrono spesso di sintomi vasomotori (es. vampate di calore) anche importanti a seguito della terapia adiuvante con tamoxifene, inibitori dell’aromatasi, analoghi del GnRH o chemioterapia. La terapia estrogenica convenzionale, da sola o in associazione a progestinici, è efficace nell’alleviare questa sintomatologia, ma è controindicata nelle pazienti con carcinoma della mammella, perché gli ormoni possono favorire le recidive della neoplasia.
Un altro farmaco impiegato per ridurre i sintomi climaterici è il tibolone, uno steroide sintetico che si distingue, sia sotto il profilo farmacologico che clinico, dagli ormoni sessuali ma anch’esso controindicato nelle donne con carcinoma della mammella. Studi osservazionali hanno infatti evidenziato il rischio di questa neoplasia in associazione al tibolone. Fino ad oggi, è stato condotto un solo RCT verso placebo (Cummings SR et al. N Engl J Med 2008; 359: 697-708) per stabilire il rischio cancerogeno legato al tibolone in donne anziane affette da osteoporosi (l’end point primario era il rischio di fratture vertebrali). L’incidenza di carcinoma della mammella, confermata da una valutazione indipendente, è stata significativamente ridotta dopo 3 anni di trattamento con tibolone rispetto a placebo (HR 0,32; IC 95% 0,13-0,80). Tuttavia, i dati sull’uso di tibolone in donne con carcinoma della mammella sono scarsi.

Lo studio LIBERATE, un RCT in doppio cieco placebo-controllato, è stato disegnato per valutare efficacia e sicurezza (in termini di rischio di recidiva di cancro alla mammella) di tibolone in donne <75 style="border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; line-height: 0.5em; ">Per questo studio, condotto in 31 Paesi (tra cui l’Italia) sono state reclutate 3585 donne. Sono state escluse le donne non isterectomizzate con alterazioni endometriali.
La popolazione inclusa (n=3098) è stata randomizzata a ricevere tibolone 2,5 mg/die (n=1556) o placebo (n=1542).

L’end point primario dello studio era mostrare la non inferiorità di tibolone rispetto a placebo nella recidiva di carcinoma della mammella (compreso il coinvolgimento della mammella controlaterale). Gli end point secondari erano mortalità, sintomi vasomotori, densità minerale ossea (BMD) e qualità della vita correlata allo stato di salute.

In un sottogruppo di pazienti (n=763; i centri considerati sono stati solo 15 per motivi logistici) sono stati registrati dati relativi a numero e gravità dei sintomi vasomotori per tutta la durata dello studio BMD delle vertebre lombari (L1-L4) e del femore prossimale sinistro al basale ed a 104 settimane; la qualità di vita è stata valutata alle settimane 13, 26, 52, 78, 104 e poi ogni anno, usando il Women’s Health Questionnaire (WHQ) (n=883, 8 centri). Alle visite di follow-up, programmate ogni 6 mesi, le pazienti venivano sottoposte ad esame obiettivo, visita senologica e ginecologica, mammografia, esami del sangue e venivano registrati i dati su sintomi vasomotori, parametri vitali, farmaci concomitanti, episodi di emorragie vaginali ed eventi avversi. In caso di metrorragie persistenti, veniva richiesta una biopsia endometriale ed in caso di iperplasia o neoplasia il farmaco veniva interrotto e la paziente trattata di conseguenza.
Le donne che non traevano sollievo dai sintomi climaterici potevano ricorrere a farmaci non ormonali, come derivati della soia, clonidina ed antidepressivi. Le donne che interrompevano il farmaco prematuramente venivano comunque incoraggiate a rimanere nello studio per essere inserite nelle analisi degli outcome.

Un Data and Safety Monitoring Board (DSMB) indipendente valutava la sicurezza rivedendo tutti i dati (senza cecità) ogni 6 mesi, per stabilire se lo studio poteva essere continuato o doveva essere modificato od interrotto.
L’età media delle pazienti reclutate (79,1% caucasiche, 17,3% asiatiche) era 52,7 anni (DS 7,3), il tempo trascorso dall’intervento era in media di 2,1 anni (DS 1,3), il BMI medio era 27,0 kg/m2 (DS 4,9); nel 70,0% dei casi il tumore era almeno di stadio IIA ed il coinvolgimento linfonodale (N1–2) riguardava il 57,8% delle pazienti; l’intervento è stato conservativo solo nel 42,7%; la positività per il recettore degli estrogeni è stata riscontrata in 2185 (77,8%) delle 2808 pazienti in cui questo dato era noto.
All’ingresso nel trial, la maggior parte delle donne assumeva tamoxifene (n=2068 [66,8%]), mentre altre ricevevano inibitori dell’aromatasi (n=202 [6,5%]), chemioterapia (n=150 [4,8%]) o analoghi del GnRH (n=134 [4,3%]). Durante lo studio, il 22,4% delle donne trattate con tamoxifene è passato ad un inibitore dell’aromatasi. Il numero medio giornaliero di vampate era 6,4 in totale (DS 5,1) e 12,5 (DS 4,8) in un sottogruppo altamente sintomatico secondo la definizione delle linee guida dell’EMEA (= 5 episodi moderati-severi).

Lo studio LIBERATE è stato avviato nel giugno 2002, ma è stato interrotto prematuramente nel luglio 2007, in quanto nel marzo dello stesso anno, il DSMB aveva rilevato un eccesso di recidive di carcinoma della mammella nel gruppo randomizzato a tibolone.
La durata media di partecipazione allo studio è stata di 3,07 anni (range 0,01-4,99; 4666 anni-donna) per il gruppo trattato e 3,14 anni (range 0,01-4,94; 4633 anni-donna) nel gruppo placebo. La durata media di trattamento è stata di 2,74 anni (range 0,01-4,79) per il tibolone e 2,76 anni (range 0,01-4,72) per il placebo, per un totale di 3901 e 3874 anni-donna di esposizione rispettivamente per tibolone e placebo.

Nella popolazione intention-to-treat, le recidive sono state riportate e confermate in 402 pazienti: 237 (15,2%) nel gruppo tibolone e 165 (10,7%) in quello placebo (HR 1,40 [IC 95% 1,14-1,70]; p=0,001), similmente a quanto riscontrato nella popolazione per protocol (209 [16•7%] nel gruppo tibolone vs 138 [11•4%] del placebo; HR 1,44 [IC 95% 1,16-1,79]; p=0,0009).
La maggior parte delle recidive si è manifestata sotto forma di metastasi a distanza (n=292; più del 70%), seguite da metastasi locali (n=81) e neoplasie nella mammella controlaterale (n=42); 13 pazienti hanno avuto il coinvolgimento di più siti.
Il trattamento con tibolone è stato associato ad un rischio assoluto di recidiva di 51 per 1000 anni-donne vs 36 del placebo. L’incidenza di recidive è stata più bassa nelle pazienti senza coinvolgimento linfonodale rispetto a quelle con linfonodi positivi (5,6% [HR 1,85 (IC 95% 1,14-2,99; p=0,013) vs 18,4% [HR 1,36 (IC 95% 1,09-1,69; p=0,006)]).
Le pazienti con neoplasie recettore-negative non hanno avuto un aumento del rischio (HR 1,15 [IC 95% 0,73-1,80]; p=0,058) a differenza delle pazienti con neoplasie positive ai recettori per gli estrogeni (HR 1,56 [IC 95% 1,22-2,01]; p=0,0005). Le pazienti trattate con inibitori dell’aromatasi al basale avevano un rischio più alto rispetto alle pazienti trattate con tamoxifene (HR 2,42 [IC 95% 1,01-5,79; p=0,047] vs HR 1,25 [IC 95% 0,98-1,59; p=0,076]). Nel sottogruppo di pazienti non trattate con tamoxifene, inibitori dell’aromatasi od analoghi di GnRH, l’HR era 1,73 (IC 95% 1,18-2,53); p=0,005.

Durante lo studio, 19 donne (1,2%) sono decedute nel gruppo trattato con tibolone vs 20 (1,3%) del gruppo placebo (HR 0,94 [IC 95% 0,50-1,76]; p=0,844). Se si considera il periodo successivo al termine del trial fino alla chiusura del database, si sono verificati 72 decessi (4,6%) nel gruppo tibolone vs 63 (4,0%) nel gruppo placebo (HR 1,12 [IC 95% 0,80-1,57]; p=0,509). Di questi, hanno avuto diagnosi di recidiva del tumore alla mammella 54 donne (75%) del gruppo tibolone e 49 (78%) del placebo; le rimanenti cause di morte erano soprattutto di tipo cardiovascolare.

Non sono state rilevate differenze significative tra i 2 gruppi nell’incidenza di eventi avversi (85,2% per il tibolone vs 82,5% con placebo), eventi avversi gravi (20,5% per il tibolone vs 19,1% con placebo) ed eventi avversi che hanno portato all’interruzione del trial (8,1% per il tibolone vs 7,2% con placebo). Una frattura clinica (soprattutto al polso) è stata riportata come evento avverso nel 3,8% del gruppo trattato con tibolone e nel 4,9% del placebo (p=0,137).
Sanguinamenti, spotting od entrambi sono stati riferiti dal 13,2% delle donne trattate con tibolone vs l’8,2% del gruppo placebo. Un adenocarcinoma endometriale è stato diagnosticato durante lo studio in 7 donne del gruppo trattato con tibolone vs 4 del placebo; 9 di queste 11 donne avevano assunto tamoxifene per diversi anni prima o al momento della diagnosi della neoplasia uterina. Le biopsie endometriali sono state 1,8 volte più frequenti nel gruppo con tibolone (n=249) rispetto a placebo (n=141).

La riduzione del numero giornaliero di vampate è stata maggiore con tibolone alle settimane 4 (p=0,004), 8 (p<0,0001) p="0,002)" style="border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; line-height: 0.5em; ">Nel gruppo tibolone è stato riscontrato un incremento rispetto al basale della BMD del 3,3% a livello lombare e del 2,9% a livello dell’anca (p<0,0001) style="border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; line-height: 0.5em; ">
Questo studio ha chiaramente mostrato come il tibolone, seppur efficace nel contrastare i disturbi del climaterio, aumenti il rischio di recidiva di carcinoma della mammella in una popolazione che in larga parte è stata sottoposta a terapia adiuvante per questa neoplasia.
Non ci sono dati sufficienti per stabilire la sicurezza del tibolone in donne che hanno avuto un carcinoma della mammella e che non hanno ricevuto o hanno concluso una terapia adiuvante.

All’avvio del trial, il 66,8% delle donne assumeva tamoxifene ed il 6,5% inibitori dell’aromatasi: il tibolone potrebbe aver interferito con l’azione protettiva di questi farmaci, soprattutto con gli inibitori dell’aromatasi rispetto a tamoxifene (HR 2,42 [IC 95% 1,01-5,79; p=0,047] vs HR 1,25 [IC 95% 0,98-1,59; p=0,076]).
La spiegazione più probabile è che il tibolone eserciti un effetto estrogenico su metastasi occulte e silenti di carcinoma della mammella; tale effetto sembrerebbe confermato dalla maggiore incidenza di recidive in donne con una neoplasia positiva al recettore per gli estrogeni, anche se studi preclinici e clinici in donne sane sembrano indicare un effetto non estrogenico sul seno.
Lo studio non è stato in grado di identificare sottogruppi di pazienti che potrebbero trarre beneficio dal tibolone, per esempio donne con rischio molto basso o nullo di recidiva, non ha individuato fattori di rischio per il carcinoma della mammella (es. familiarità, Gail-model score) e non ha fornito un’accurata classificazione istopatologia dei tumori primitivi.


I risultati dello studio LIBERATE implicano che l’uso di tibolone con carcinoma della mammella noto, passato o sospetto rimane controindicato.


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A Sanremo nel 2010 2 corsi della Società Italiana di Senologia

Si è svolta ieri sera all’Hotel Miramare la tradizionale festa per gli auguri di Natale della sezione provinciale della LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori.
Alla serata erano presenti il Dottor Claudio Battaglia, Presidente della sezione di Imperia-Sanremo della LILT, il Consiglio Direttivo, i volontari, i medici, le infermiere delle cure palliative e tutti quanti hanno prestato servizio negli ambulatori della LILT. A ognuno di loro è andato il plauso del Presidente per il prezioso contributo che gli stessi hanno fornito nel corso dell’anno durante tutte le iniziative organizzate dall’associazione. Presente anche l’ex Presidente Giovanni Lotti.
Durante la serata è stato dato un importante annuncio: nel 2010 la sezione di Imperia della LILT, scelta quale sede permanente per i corsi della Scuola Italiana di Senologia di Milano, organizzerà due corsi, uno dedicato ai radiologi e uno ai tecnici di radiologia. L’associazione senza fini di lucro fondata nel 1984 dal prof. Umberto Veronesi, oggi Direttore Scientifico, è nata per contribuire a migliore in Italia la qualità delle diagnosi e delle cure dei tumori della mammella.


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Prevenzione del tumore al seno e benefici dell'allattamento

I benefici dell’allattamento al seno ormai non sono più quantificabili. La ricerca non smette di trovarne di nuovi, quasi tutti incentrati sui risvolti positivi che ha per il neonato il latte materno. L’ultimo studio in ordine di arrivo riguarda però i vantaggi che derivano alla donna e afferma che le madri che scelgono di allattare al seno possono significativamente ridurre il rischio a lungo termine di ammalarsi di malattie cardiovascolari e di sviluppare quel mix di fattori di rischio noto come sindrome metabolica.
La ricerca, diretta da Erica P. Gunderson, ricercatrice del Kaiser Permanente Center di Oakland, in California, ha verificato come durante i primi mesi di allattamento, le neomamme erano meno esposte alla sindrome metabolica in una percentuale del 39%.Lo studio ha mostrato che più una madre continua ad allattare al seno, tanto più la sua salute a lungo termine ne trae beneficio.
L’allattamento al seno per più di nove mesi ha ridotto il rischio di sindrome metabolica di circa l’86 per cento nelle donne con diabete gestazionale, mentre per le donne senza diabete gestazionale, il rischio è stato ridotto del 56 per cento.Come spiega la stessa Gunderson:
L’allattamento al seno ha effetti positivi sulla salute delle donne così come sui neonati. Può aiutare a proteggere le donne dalle malattie cardiache e dal diabete, una protezione che ha effetti duraturi nel tempo.
L’US Department of Health and Human Services ha stabilito che per le donne l’allattamento può ridurre il rischio di sviluppare diabete di tipo 2, il cancro al seno, il cancro alle ovaie e la depressione post-partum. Per i bambini, i benefici per la salute includono una riduzione del rischio di malattie respiratorie, asma, infezioni dell’orecchio, problemi di stomaco, e allergie della pelle, così come una diminuzione del rischio di diabete e di sindrome della morte infantile improvvisa

fonte Health news

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Tumore al seno, incontro per la prevenzione e diagnosi precoce a Parma

03/12/2009 -
Tumore al seno, incontro per la prevenzione e la diagnosi precoce
Si tiene domani, venerdì 4 dicembre, alle 18 presso l'Auditorium di Banca Monte Parma (via Bruno Longhi, 9) l'incontro con Gemma Martino, oncologa e direttore scientifico del Centro Metis riguardo "Prevenzione e diagnosi precoce del tumore del seno: filosofia e stili di vita".L'incontro è stato organizzato da A.N.D.O.S. Parma onlus (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno) in collaborazione con LILT (Lega Italiana Lotta Tumori) e Noi Consumatori Parma, con il patrocinio del Comune di Parma, Banca Monte, Provincia di Parma, Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Parma e Regione Emilia Romagna.Partecipano Luigi Giuseppe Villani per la Regione Emilia Romagna, il delegato del Comune di Parma per le politiche della Salute Fabrizio Pallini, e l'assessore provinciale alle Politiche sociali Marcella Saccani.
Cos'è A.N.D.O.S. Parma Onlus:La sezione autonoma di ANDOS Parma Onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) è nata nell'estate 2007 e si inserisce in una delle più importanti realtà nazionali che si battono per assicurare il massimo in termini di eccellenza delle cure e qualità della vita alle donne ammalate di tumore del seno.ANDOS annovera trai suoi consulenti / volontari giovani medici e specialisti di grande esperienza, alcuni dei quali hanno avuto la possibilità di perfezionarsi all'estero anche grazie ai finanziamenti dati da questa associazione.L'associazione è costituita, oltre che da familiari e amici, quotidianamente a contatto con le donne ammalate, anche da volontarie che hanno vissuto in prima persona l'esperienza della malattia e dell'intervento chirurgico: presenze preziose per l'aiuto nei confronti delle donne ammalate, di cui conoscono i bisogni e le sofferenze e dalle quali sono riconosciute come interlocutore privilegiato.
Cosa fa ANDOS Parma Onlus:ANDOS offre visite per la prevenzione, complete di esame ecografico, controlli periodici e consulenze chirurgiche, oncologiche, fisioterapiche e psicologiche.Tutto questo in un ambito di adeguata formazione professionale degli operatori anche per quanto riguarda la comunicazione e la relazione umana con le pazienti ed i loro familiari.La donna ammalata o già guarita deve infatti essere adeguatamente sostenuta sul piano psicologico e riabilitativo nelle varie fasi della malattia: presso le sedi dell'associazione operano gratuitamente psicologhe, fisioterapiste e volontarie per incontri e ginnastica postoperatoria. A.N.D.O.S. infine organizza incontri divulgativi per la popolazione con esperti che sottolineino l'importanza di sottoporsi periodicamente a visite, ecografie e mammografie: per diffondere la cultura della prevenzione e della diagnosi precoce che rimane lo strumento più efficace per sconfiggere la malattia.
Per informazioni: A.N.D.O.S. Parma Onlus Via Emilia Ovest, 18 tel. 3468917460e-mail: mailto:andos.parma@gmail.com%20Orario: Lunedì e Mercoledì ore 16-18

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La dieta mediterranea contro il tumore al seno


La dieta Mediterranea, pochi grassi animali, frutta, verdura, legumi, pesce e olio extra vergine di oliva riesce a modulare i livelli degli estrogeni dannosi per le donne e responsabili dell'insorgenza del tumore al seno.

Studi recenti hanno evidenziato come nei paesi occidentali il fumo e la cattiva alimentazione causano oltre il 65% dei tumori.
Esiste uno stretto legame fra dieta e cancro: quando le donne asiatiche, che in genere hanno una bassa incidenza di cancro al seno si spostano negli Stati Uniti, l'incidenza della patologia aumenta progressivamente nel corso delle generazioni successive fino a diventare del tutto simile a quella delle donne statunitensi.

L'occidentalizzazione, infatti, determina l'acquisizione di tutta una serie di abitudini di vita scorrette quali una vita sedentaria e un'alimentazione ricca di grassi che soppiantano la vita attiva e la dieta ricca in fitoestrogeni.
Lo studio Mediet condotto a partire dal 2002 sotto la guida del dottor Giuseppe Carruba direttore del Dipartimento di Oncologia Sperimentale dell'ospedale civico di Palermo ha seguito a partire dal 2002, 100 donne sane in menopausa

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Komen: lotta ai tumori al seno

Komen - Lotta ai tumori al seno

Molti vip scendono in campo

Non è un problema di cui vergognarsi. E’ una malattia e abbiamo scoperto, con l’esperienza personale e con l’aiuto della Komen, che è una malattia dalla quale si guarisce, se presa in tempo”. E’ Rosanna Banfi che racconta. Ha incontrato il tumore al seno, lo ha combattuto e sconfitto.
Così come succede a migliaia di donne che hanno capito l’importanza della prevenzione e hanno messo in pratica i pochi consigli che davvero possono cambiare la vita e soprattutto salvarla. “Oggi ci scherziamo pure – ha detto il padre Lino Banfi, visibilmente toccato dall’esperienza – le diciamo frasi tipo devi prenderla di petto oppure adesso sei diventata anche presidentessa in pectore…”


Da anni Maria Grazia Cucinotta è la testimonial della Komen Italia, un’associazione che lotta incessantemente per aiutare le donne a prevenire il cancro al seno. E con la dolcezza e la consapevolezza di chi “sente” il problema ha raccontato l’esperienza che l’ha condotta a preoccuparsi delle donne italiane in questo campo. “ Mia madre si è ammalata di tumore quando io avevo 4 anni e mia sorella 2. Era una donna che faceva la mammografia ogni anno. Ed è viva grazie a questo. Oggi ha 80 anni, ha cresciuto noi, ha visto i nipotini, gioca con loro. E questo è il dono più grande che una donna può fare a chi la ama. Quello di curarsi per tenere la cosa più preziosa che ha che è la vita”.

L’attrice siciliana non manca mai un appuntamento con le iniziative del gruppo e giovedì scorso a Roma, ha presieduto alla serata tutta rosa dedicata a una raccolta fondi per aiutare la ricerca e le donne meno fortunate. Molti i vip presenti - Rosanna e Lino Banfi, Erminia Manfredi, Gianni Petrucci, Livia Azzariti, Jacqueline De Laurentis – molti i romani che hanno generosamente aiutato la Komen.

“Quest’anno abbiamo scelto tre progetti” racconta il presidente Prof. Riccardo Masetti, responsabile della Struttura Complessa Chirurgia Senologica del Gemelli di Roma. “ Il primo obiettivo - continua Masetti - è un programma di prevenzione per le donne detenute a Rebibbia, con l’impiego dell’unità mobile di mammografia della Komen Italia. Il secondo progetto riguarda un dottorato di ricerca in senologia per tre giovani studiosi e poi, una programma di formazione per infermieri che presteranno la loro opera in un centro ospedaliero che sta nascendo a Kumasi, in Ghana”.

Nel corso della serata c’è stata un’asta silenziosa con prestigiosi oggetti in vendita che continuerà su eBay (www.komenitalia.it/asta) con la vendita di alcune maglie e oggetti autografati donati da sportivi famosi come Totti e De Rossi della Roma, Lavezzi e Hamsik del Napoli, le campionesse olimpiche Federica Pellegrini e Josefa Idem, Giulia quinta valle ed altri campioni delle Fiamme Gialle, Alessandro Tonolli e i suoi compagni della Virtus Roma Basket, le tenniste azzurre campionesse in Federation Cup e molti altri famosissimi atleti.

Il ricavato finora è di circa 100.000 euro ma non basta mai. “Sono stati fatti tanti passi avanti grazie alla ricerca – spiega la conduttrice Livia Azzariti – oggi con la diagnosi precoce i tumori al seno guariscono al 90%”. E molti passi avanti sono stati possibili proprio grazie al supporto, alla sensibilità e alla generosità di chi ha creduto e crede nel lavoro di chi ogni giorno aiuta le donne a guarire. “La paura rimane – continua la Azzariti – ma dobbiamo vincerla sostenendo iniziative come questa che servono a non sentirsi soli e sapere che si fa parte di una grande squadra che ha lo stesso obiettivo. Quello di vincere questa battaglia”.

Da tg5.com

Mastoplastica additiva a Roma

Mastoplastica Additiva

La mastoplastica additiva è l'intervento di chirurgia plastica oggi più richiesto dalla donna. Con l'introduzione delle nuove protesi mammarie di ultima generazione è possibile garantire lunga durata dell'impianto e dare una forma naturale al seno grazie alle varie proiezioni e profili in grado di adattarle a qualsiasi situazione anatomica che ogni donna presenta.

Ciò rende possibile ottenere un seno proporzionato al resto del corpo. L'intervento di mastoplastica additiva dona alla donna più femminilità, la ringiovanisce e la rende più seducente con un nuovo décolleté. Solo un seno così può essere considerato ben riuscito: una soddisfazione per chi lo "porta" perchè non avrà un aspetto artefatto, un successo per chi lo ha realizzato e ha saputo soddisfare la richiesta di un seno più grande, più sodo, senza stravolgere la bellezza del corpo.La mastoplastica additiva è un intervento di chirurgia plastica che serve per aumentare il volume di un seno piccolo, svuotato o cadente attraverso l'inserimento di protesi mammarie, in sede retromuscolare o retroghiandolare, ossia tra ghiandola e muscolo. Quali sono le indicazioni all'aumento del seno? L'intervento di mastoplastica additiva, con l'inserimento di protesi mammarie, è indicato quando la paziente desidera aumentare il volume del proprio seno o per motivi congeniti (ipoplasia mammaria ) oppure acquisiti come ad esempio dopo uno svuotamento dovuto all' allattamento o dopo un dimagrimento importante

A QUALE ETA' SI PUO' FARE LA MASTOPLASTICA ADDITIVA

Si può essere sottoposte all'intervento per mastoplastica additiva a qualsiasi età, purchè dopo che il seno sia completamente sviluppato, ma comunque è preferibile aspettare che la paziente compia almeno 18 anni, età minima per dare il consenso all'intervento di aumento del seno autonomamente. In caso di un'età compresa tra 14 e 18 anni bisogna avere il consenso anche di entrambi i genitori

COME SI SVOLGE LA PRIMA VISITA
La visita preliminare nella mastoplastica additiva per l'aumento del seno è una fase molto importante in quanto in questo contesto si deve creare una fiducia reciproca e capire le vere esigenze della donna in modo da suggerire una soluzione personalizzata. In questo momento la donna è vicina al suo sogno e la nostra capacità è quello di condividerlo con lei, cercando di essere quanto più affidabili e sinceri possibile senza nutrire false speranze e illusioni che possano deluderle. Oltre quindi al colloquio introduttivo che resta una fase importantissima, si passa alla visita medica dove si valuta la situazione anatomica , prendendo diversi parametri e misure in modo da proporre il tipo di protesi da utilizzare, la sua forma , i volume , le varie possibilità di incisioni e la sede dove verrà alloggiata. Di solito è bene mostrare le varie protesi alla paziente in modo che potrà valutare da sè la forma e consistenza. Inoltre una novità assoluta in Italia e che spesso utilizzo è un sistema computerizzato dove dopo aver inserito le misure essenziali prese alla paziente, il programma è in grado di fornirci il tipo e il volume di protesi mammaria ideale. Tale protesi quindi viene fatta indossare dalla paziente sotto un reggiseno ed una magliettina elastica in modo da simulare il risultato finale e quindi cercare di far coincidere quanto più possibile i nostri suggerimenti con le sue aspettative.

PERCHE SOTTOPORSI A MASTOPLASTICA ADDITIVA

Le motivazioni all'aumento del seno sono prevalentemente di natura psicologica, in quanto spesso avvengono quando la paziente si comincia a sentire a disagio sia con sè stessa sia verso gli altri come ad esempio con il proprio partner,o con le amiche in palestra o in piscina. Diciamo che ogni donna ha il proprio ideale di femminilità e sensualità ed è disposta a raggiungerlo anche sottoponendosi alla mastoplastica additiva, ritrovando quindi quel senso di benessere e sicurezza che solo l'essere soddisfatta di se stessa procura.

QUALI PROTESI MAMMARIE PER LA MASTOPLASTICA ADDITIVA
Le protesi mammarie per l'aumento del seno sono costituite da un involucro di silicone riempito con gel coesivo di silicone. Le protesi tradizionali hanno forma rotonda mentre le protesi anatomiche hanno forma leggermente a goccia simile al seno naturale. leggi tutto sulle protesi mammarie

INCISIONI PER INSERIRE LE PROTESI MAMMARIE
Le incisioni attraverso le quali possono essere inserite le protesi mammarie sono principalmente attraverso l'areola o nel solco sottomammario. In casi particolare si può scegliere l'incisione sottoascellare.AREOLA : l'incisione in questo caso avviene lungo la metà preferibilmente inferiore della curva dell'areola : abitualmente è la sede che si sceglie in prima istanza qualora la larghezza dell'areola sia almeno di 3,8-4 cm. Di solito il segno della cicatrice scompare nel corso del tempo in quanto si mimetizza in quella linea di cambiamento del colore che delimita la cute dall'areola stessa.

SOLCO INFRAMAMMARIO: si pratica in questo caso un incisione di 3,5-4 cm.nel solco sottomammario , che permette una buona visuale sia per inserire le protesi mammaria in sede retroghiandolare, che sottomuscolare. Di solito è poco visibile in quanto la cicatrice si nasconde nel solco sottomammario e coperto dalla discesa naturale del seno.ASCELLARE: in questo caso si effettua un incisione di 4 cm.al di sotto dell'ascella , quindi evitando cicatrici nel contesto della mammella: di solito questa incisione si sceglie quando la metodica di inserimento delle protesi è quella cosiddetta endoscopica

Dove si posizionano le protesi mammarie?

SEDE RETROGHIANDOLARE : questa sede è indicata in donne che abbiano già un pò di tessuto mammario di copertura; quindi sconsigliata in donne con evidente ipoplasia mammaria. La sede è immediatamente dietro la ghiandola mammaria e al davanti del muscolo grande pettoraleSEDE RETROMUSCOLARE : in questo caso la protesi viene inserita tra il piano costale ed il muscolo grande pettorale , anche realizzando talvolta la cosiddetta posizione dual-plane che consiste in un alloggiamento parziale tra il muscolo grande pettorale e retroghiandolare nel polo inferiore.Questa tecnica comporta una migliore distribuzione della protesi, con ridotto stiramento delle fibre muscolari e quindi anche meno dolore postoperatorio.

DESCRIZIONE DELL'INTERVENTO DI MASTOPLASTICA ADDITIVA

L'intervento di mastoplastica additiva dura circa un ora e viene eseguito preferibilmente in anestesia generale leggera, oppure in anestesia locale con sedazione . Attaverso l'incisione praticata si accede in sede retroghiandolare o nella sede retromuscolare per effettuare uno scollamento e creare una tasca di ampiezza tale per permettere l'alloggiamento della protesi.Quindi una volta eseguiti questi atti bilateralmente si posizionano le protesi mammarie e si lascia un piccolo drenaggio aspiartivo che verrà rimosso 24 ore dopo. Si chiudono quindi i piani di accesso e le incisioni cutanee si suturano con filo intradermico invisibile e riassorbibile evitando così la loro rimozione.IL POSTOPERATORIO DELLA MASTOPLASTICA ADDITIVADopo l'intervento viene praticata una medicazione leggermente compressiva, che abitualmente viene rimossa nell'arco di 2-3 giorni e sostituita da un reggiseno contenitivo di misura adeguata al nuovo volume del seno.Se la paziente accusa un lieve fastidio o dolore di solito si somministra un antidolorifico in clinica e comunque si inizia una terapia antibiotica che verrà proseguita a casa per almeno una settimana.

RISCHI E COMPLICANZE DELLA MASTOPLASTICA ADDITIVA
La mastoplastica additiva comporta delle comuni complicanze come tutti gli interventi quali ematomi, infezioni, difetti di cicatrizzazione . Per ridurre al minimo tutto questo è bene eseguire scrupolosamente le indicazioni e suggerimenti del chirurgo.Una complicanza che può avvenire anche a distanza di alcuni mesi dall'intervento è la cosiddetta contrattura capsulare che consiste in un indurimento della capsula esterna della protesi per eccessiva ed imprevista reazione dell'organismo alla presenza delle protesi mammarie. Anche comunque questa complicanza se presa nella fase iniziale è reversibile con terapia medica e opportune manovre manuali praticate dal chirurgo, evitando così la sostituzione delle protesi mammarie.


Per approfondimenti e ulteriori informazioni sulla mastoplastica additiva chiama immediatamente al numero verde 800984377

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la prevenzione in oncologia: esperti a confronto a Mirandola

La prevenzione in oncologia: esperti a confronto a Mirandola


26 nov 09 -



Il convegno “La prevenzione in Oncologia” – in programma sabato 28 novembre all’auditorium Castello dei Pico a Mirandola, con inizio alle ore 8 – affronterà argomenti che vengono spesso trascurati. Invece la prevenzione, sia primaria che secondaria, è uno dei principali fattori che hanno portato a una riduzione dell’incidenza della mortalità dei principali tumori solidi negli ultimi 10 anni. Il convegno ha l’obiettivo di analizzare questo tema sotto diversi profili, dagli esami diagnostici all’alimentazione – con l’intervento del dott. Franco Berrino dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano, autore di numerosi studi sui rapporti fra cibo e neoplasie –, dall’inquinamento ambientale al ruolo di stress ed emozioni, che sarà trattato dal prof. Luigi Grassi, docente di psichiatria all’Università di Ferrara. Il convegno si aprirà con i dati più recenti di incidenza e mortalità in Italia e nella provincia di Modena, partendo da una analisi dei Registri Tumori distribuiti sul territorio nazionale.

Durante il convegno i relatori si occuperanno degli esami diagnostici che hanno dimostrato un reale impatto sulle percentuali di guarigione dei principali tumori: si parlerà di screening di prevenzione del tumore mammario, di quello colon-rettale, e degli studi che dimostrano l’inefficacia dello screening per il tumore polmonare. Una parte importante sarà dedicata all’uso improprio di test diagnostici eseguiti su popolazione asintomatica.

Due relazioni affronteranno il tema del ruolo dei fattori alimentari nella genesi dei principali tumori, per approfondire cosa è possibile fare per correggere eventuali fattori con comprovata carcinogeneticità. Verrà poi presentato il progetto I.D.E.A.L.E., che vede coinvolti medici ospedalieri e di medicina generale del Distretto di Mirandola, nel verificare attraverso uno studio se vi sono fattori ambientali che possano spiegare la maggiore incidenza di tumori polmonari nell’area Nord-est della provincia di Modena.

Un’altra sessione del convegno sarà dedicata agli studi sulla prevenzione farmacologica dei tumori, prendendo come esempio il tumore al seno e i trattamenti per prevenirlo. L’ultima sessione toccherà in modo scientifico il tema, estremamente controverso, del ruolo dei fattori psico-emotivi nella genesi dei tumori e il ruolo degli stessi fattori nell’accettazione ed efficacia delle terapie tumorali.


Per maggiori informazioni sul tumore al seno www.senologia.eu

Cagliari: incontro sulla prevenzione del tumore al seno

venerdì 27 novembre, alle 16, si svolgerà nella sala Venere dell'Hotel Mediterraneo di Cagliari un incontro sulla prevenzione del tumore al seno in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne. L'iniziativa è stata presentata da Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme". L'appuntamento, ha spiegato Caligaris, offrirà l'opportunità di conoscere gli specialisti delle unità operative impegnate nella diagnosi e nel trattamento del tumore del Presidio oncologico "Armando Businco" della Asl 8. Sarà infatti possibile porre quesiti ed esporre perplessità. "In Italia - ha aggiunto Caligaris - la prevenzione è ancora una pratica sconosciuta al 50% della popolazione. La Sardegna, purtroppo, non fa eccezione. Nel nostro Paese e nella nostra isola infatti circa la metà dei cittadini non effettua alcuna forma di prevenzione. Ciò accade per diverse ragioni. Nel caso del tumore al seno, che registra un'alta incidenza prevalentemente tra le donne, è però indispensabile sia la prevenzione primaria, che riguarda l'individuazione dei fattori di rischio come un regime alimentare equilibrato, sia la diagnosi precoce. Determinante è però aderire ai programmi di screening per il tumore dell'utero, avviato l'anno scorso, e per il carcinoma del seno, che partirà a breve".

Martedì 24 novembre 2009

Tumore al seno, tra farmaci mirati ed esami genetici

Tumori, la sfida delle donne. Tra farmaci mirati ed esami genetici
di Cecilia Ranza

Cancro al seno: si allunga l'attesa di vita. Farmacogenetica in 20 centri (ora a Cremona). E per il papillomavirus c'è un test più sensibile. Luca Gianni: "La diagnostica indirizza il trattamento in base all'identikit"


Sotto il segno della selettività e della qualità della vita. Traguardi impensabili per la terapia antitumorale vent'anni fa, ma che oggi si riescono a tagliare sempre di più. Un'accelerazione imposta da diagnostica biomolecolare e terapie biologiche. Tra gli oncologi che più ne hanno sostenuto lo sviluppo, Luca Gianni (Fondazione Irccs, Istituto tumori, Milano), ospite a Mantova del terzo Breast cancer conference workshop, afferma: «L'attesa di vita di una donna con un tumore alla mammella, seguita correttamente con i protocolli attuali, è sempre più vicina a quella della popolazione femminile generale».

Proprio le neoplasie mammarie (che restano la prima causa di morte per tumore nelle donne) sono la dimostrazione di quanto si fa e si potrà fare: non una sola malattia, ma molte, che la diagnostica sa distinguere, indirizzando il trattamento in base all'identikit. Non basta: si può capire a priori se e quanto la terapia scelta sarà efficace e tollerata dalla singola paziente. A questo serve l'indagine multigenica di farmacogenetica (pyrosequencing), da poco in uso anche al Centro medicina molecolare dell'Azienda istituti ospitalieri di Cremona. «Ci aggiungiamo alla ventina di strutture che già ne fanno uso», sintetizza Piergiorgio Spaggiari, direttore generale dell´ospedale cremonese.

«Conoscendo il profilo genetico della paziente, si possono calibrare le associazioni tra farmaci biologici, o tra biologici e chemioterapici tradizionali, e decidere i dosaggi per garantire efficacia senza penalizzare troppo la qualità della vita. Il metodo è già in estensione ad altri tumori, colon e prostata per primi». Luca Gianni aggiunge: «Intanto, i biologici crescono. Anticorpi monoclonali come trastuzumab, che ha rivoluzionato la terapia del tumore al seno più aggressivo (Her2+), o il più recente pertuzumab, sono una certezza; così come gli antiangiogenetici, capostipite bevacizumab, che affiancano sia gli altri monoclonali, sia la chemioterapia classica, per agire anche nelle fasi più avanzate».

Punta invece alla prevenzione il Progetto Tevere: Roma (Istituto Regina Elena) e Milano (Istituto tumori e, presto, Ieo), stanno arruolando 16mila donne tra i 50 e i 74 anni, ancora sane, ma con fattori di rischio cardiovascolari, per verificare quanto il capostipite degli antidiabetici, metformina, aggiunto a una corretta alimentazione, riduca il rischio di tumore alla mammella, infarto e ictus. Infine, diventa sempre più raffinata la diagnostica precoce nel carcinoma della cervice uterina, correlato all´infezione da Hpv (Papillomavirus).

Grazie a un analizzatore automatico di immagini, che aumenta la sensibilità della tecnica Fish (Fluorescence in situ hybridization), si distinguono presto e bene le alterazioni pre-neoplastiche di basso grado da quelle moderate-gravi, da trattare subito. Per ora è in uso al Centro diagnostico italiano (Cdi) di Milano, ma la sua diffusione è attesa in tempi rapidi.

(18 Novembre 2009) dall'inserto salute della repubblica

Per approfondimenti www.senologia.eu

INFLUENZA A E TUMORE AL SENO

Influenza A e tumore al seno

Le notizie quotidianamente diffuse dai media a proposito dell’influenza A creano un’ansia in più nelle donne operate di carcinoma mammario e molte di loro si rivolgono a noi per chiedere consigli sul comportamento da tenere rispetto alla nuova pandemia e sull’opportunità di farsi vaccinare.
Le maggiori inquietudini riguardano il timore che, a seguito della patologia di tumore al seno, l’organismo sia indebolito e dunque più predisposto a contrarre il virus H1N1 e inoltre quale debba essere il comportamento da tenere per assicurarsi maggiori probabilità di buona salute
Per dare risposte corrette alle donne che ci interpellano, abbiamo formulato delle domande su questo tema al Dott. Alberto Ravaioli, direttore dell’U.O. di Oncologia dell’ospedale “Infermi” di Rimini e al Dott. Lorenzo Gianni, responsabile del Day Hospital Oncologico ed Oncoematologico.
Domanda: “Per una donna che sia stata affetta da cancro al seno esistono maggiori rischi di contrarre il virus dell’influenza A?”.
Risposta: “No, anche se una donna è stata colpita da tumore al seno ed ha effettuato una terapia chemioterapica o ormonale ha le stesse probabilità di ammalarsi di tutti gli altri”.
D.: “E’ più tutelata se si sottopone alla vaccinazione?”.
R.: “Se vuole, può richiedere al suo medico di farsi vaccinare ma non è indispensabile, a meno che non abbia condizioni generali di salute compromesse. Particolare attenzione, da parte del medico, deve essere rivolta alle pazienti con metastasi o che abbiano appena terminato una terapia anti cancro ”.
D.: “E se la terapia è in corso?”
R.: “Anche in questo caso sarà il medico oncologo curante, insieme alla paziente, a valutare il comportamento più idoneo, tenuto conto del suo stato di salute generale”.

Da Associazione donne operate carcinoma mammario

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Rischio recidiva minore se il tumore è meno di 1 cm e Her 2 negativo

Secondo uno studio di ricercatori italiani i tumori con meno di 1cm di diametro e Her 2 negativi hanno scarse possibilità di dare recidive.

Milano - Sono mini-tumori al seno, più piccoli di un centimetro, ma potrebbero tornare a colpire anche dopo l'intervento chirurgico. E la 'spia' del rischio di recidiva è anche in questo caso la presenza sulla membrana delle cellule del recettore Her2. La scoperta è made in Italy: il 'Journal of Clinical Oncology' ha pubblicato i risultati di uno studio dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, sui tumori al seno di piccole dimensioni dopo la chirurgia.

Alcuni ricercatori hanno dimostrato che i tumori al seno di diametro inferiore al centimetro, e non diffusi ai linfonodi, hanno in generale un basso rischio di ripresa di malattia. Tuttavia il pericolo di recidiva locale è superiore se questi tumori sono Her2-positivi. Una scoperta che apre la strada a nuove strategie terapeutiche.
"Grazie diagnosi precoce e lo sviluppo tecnologico dei suoi strumenti ci aiuta a identificare tumori al seno iniziali - spiega in una nota Giuseppe Curigliano, autore dello studio e vice direttore della Divisione di Oncologia medica dell'Ieo - Tuttavia non sapevamo come si comportano questi tumori dopo la chirurgia, e dunque non avevamo indicazioni chiare su come trattarli".
Per la prima volta l'Ieo ha studiato per un periodo di 8 anni un gruppo di 2.130 donne operate per cancro al seno di diametro inferiore al centimetro con i linfonodi sani. Risultato: i ricercatori hanno osservato che "la sopravvivenza non cambia, ma le donne che hanno Her2 espresso presentano un rischio maggiore di recidiva locale, un evento comunque curabile". Come comportarsi in questi casi? Per i tumori al seno sopra il centimetro e Her2 positivi esiste un farmaco 'intelligente', l'Herceptin* (trastuzumab), in grado di dimezzare il rischio di recidiva, vale a dire di annullare il rischio aggiuntivo legato alla presenza di Her2.

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Ricrescita del seno dopo cancro: sviluppata una nuova tecnica grazie alle cellule staminali


Salute, sviluppata tecnica per ricrescita seno dopo cancro
giovedì 12 novembre 2009 11:43


SYDNEY (Reuters) - Gli scienziati australiani hanno sviluppato una tecnica chirurgica che permetterà alle donne colpite da un tumore al seno e reduci da una mastectomia di vederselo ricrescere, con i primi test clinici che dovrebbero iniziare tra i tre e i sei mesi.

La procedura consiste nell'inserimento di una camera a forma di seno, contenente un campione di tessuto grasso femminile, sotto la pelle del petto. Un vaso sanguigno viene poi connesso al tessuto grasso, in modo da permettergli di crescere e di riempire la camera in un periodo compreso tra i sei e gli otto mesi.

Il Bernard O'Brien Institute of Microsurgery di Melbourne, pioniere nella sperimentazione della procedura, ha detto oggi di sperare di riuscire a sviluppare una camera biodegradabile in due anni, che vorrebbe dire che questa, una volta riempita, si dissolverebbe.

"Abbiamo testato questa tecnica su molti tipi di animali e pertanto abbiamo fatto abbastanza test preclinici da essere fiduciosi di poter passare a sperimentarla sugli esseri umani", dice il dottor Phillip Marzella, il dirigente a capo dell'istituto.

"Nei prossimi tre-sei mesi cominceremo un esperimento pilota, una prova con cinque o sei donne solo per dimostrare che il corpo è in grado di riprodurre il tessuto grasso del seno", ha detto Marzella a una radio locale.

Marzella ha detto che la tecnica si basa sulla funzione che porta il nostro corpo a riempire autonomamente i vuoti interni, ma che una sostanza gelatinosa può essere iniettata per stimolare la crescita.

"La natura detesta il vuoto, così la stessa camera, dal momento che è vuota, tende ad essere riempita dal corpo", ha spiegato.

Le donne che si sottoporranno all'esperimento hanno subìto tutte una mastectomia o una mastectomia parziale, che ha lasciato un difetto o un problema di asimmetria dei seni. Secondo quanto rivelato da un rapporto dell'istituto sulla tecnica chirurgica, l'esperimento non porterà alla crescita di un seno intero ma solo di grasso nell'area cava, per dimostrare che la procedura è praticabile. Continua...

Questa procedura rigeneratrice potrebbe offrire alle donne un'alternativa alla ricostruzione del seno e agli impianti che seguono una mastectomia, spiega Marzella, aggiungendo che questa tecnica potrebbe essere impiegata anche per ripristinare altre parti del corpo danneggiate.

"Speriamo di poter lavorare su altri organi usando lo stesso principio, una camera d'aria che protegge e contiene cellule che crescono e recuperano la loro normale funzione", dice.

Il National Breast and Ovarian Cancer Centre australiano ha detto che la nuova procedura, se dovesse essere coronata da successo, sarebbe un importante passo avanti nel campo delle tecniche per curare il tumore al seno.

"E' un'idea davvero eccitante, in termine di ingegneria dei tessuti, per le donne che hanno subito una mastectomia", dice la dottoressa Helen Zorbas, membro dello
stesso istituto.


Inserito il 13/11/09 Prof. Massimo Vergine

Tumore al seno: cure più efficaci contro i tumori di piccole dimensioni


Seno: cure più efficaci
contro i mini-tumori

Se inferiori al centimetro si asportano meglio e hanno meno rischi di ricadute
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Gli esperti Usa: «Troppi screening inutili». Ma gli italiani: mammografie e Pap- test servono.

Nuovi farmaci mirati: quanto costa sbagliare bersaglio
MILANO – Un tumore al seno molto piccolo guarisce più facilmente. E non soltanto, com’è ovvio, perché si può rimuovere radicalmente con la chirurgia, ma anche perché se la massa è inferiore a un centimetro il rischio di ripresa e di malattia è molto basso. Anche nei casi più esposti a recidiva, poi, si possono usare farmaci cosiddetti «intelligenti» finora riservati a malattie scoperte in stadio più avanzato.

PIÙ EFFICACI CONTRO I PICCOLI - La conferma di quello che i sostenitori della diagnosi precoce (diagnosticare un cancro il prima possibile) e della chirurgia conservativa (rimuovere col bisturi il meno possibile) intuivano da tempo arriva da uno studio apparso sul Journal of Clinical Oncology e condotto dai ricercatori dell’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano. «Dei tumori scoperti in fase iniziale non sapevamo come si comportano dopo la chirurgia, e quindi non avevamo certezze su come trattare le pazienti operate» spiega Giuseppe Curigliano, vice direttore della divisione di Oncologia medica dell’Ieo.

LO STUDIO - La ricerca ha permesso di avere due informazioni essenziali sul comportamento e sulla biologia del tumore. In particolare, si è esaminato il ruolo del recettore Her2, che può comparire a livelli diversi sulla superficie delle cellule tumorali e che può fare la differenza in termini di cura, soprattutto da quando esiste un farmaco che lo usa come bersaglio, il trastuzumab. Lo studio ha preso in esame 2.130 donne operate al seno con un tumore inferiore al centimetro e con i linfonodi non intaccati dalla malattia, seguite in media per quattro anni e mezzo. «Ora sappiamo due cose in più – prosegue Curigliano -. La sopravvivenza non cambia fra chi ha o non ha Her2 espresso, ma esiste un maggior rischio di recidiva locale, comunque curabile, per le donne Her2 positive (circa il 7-10 per cento delle pazienti con un tumore piccolo, mentre per i tumori più grandi si sale al 50 per cento)».

NUOVE OPZIONI DI CURA - Mentre finora i tumori Her2 positivi superiori al centimetro erano candidati alla terapia con trastuzumab, per ridurre il rischio di recidive, poco si sapeva su cosa fare per quelli piccolissimi. «In base a ricerche simili alla nostra, negli Usa gli esperti dell’MD Anderson Cancer Center già propongono di dare trastuzumab a tutte le donne con tumori di almeno mezzo cenitmetro Her2 positivi – dice Curigliano -. Noi non siamo convinti, meglio valutare caso per caso e magari condurre altri studi per vederci più chiaro, sapendo che da oggi abbiamo un’opzione terapeutica in più». Ciò che invece è chiarissimo è, ancora una volta, l’utilità di una diagnosi tempestiva, sempre più frequente oggi, grazie al miglioramento delle tecniche diagnostiche e alla sensibilità delle donne attente alla propria salute.

Donatella Barus
(Fondazione Umberto Veronesi)

Ricerca sul cancro :terapie attuali


_Giornata per la ricerca sul Cancro: diamo il nostro sostegno concreto, non soltanto oggi. _La ricerca sul cancro è in un momento di fermento e le terapie si stanno evolvendo. Una delle novità è rappresentata dagli obiettivi: il processo di replicazione cellulare non è più l'unico o il principale bersaglio delle strategie di cura. Sappiamo, infatti, che il cancro è una malattia complessa, dovuta a lesioni genetiche che tendono ad accumularsi nel tempo e che possono essere diverse da tumore a tumore. Fortunatamente, però, le ricerche dimostrano che le lesioni molecolari sono in numero limitato (poche decine). In generale, i geni che nelle cellule neoplastiche sono «mutati» sono quelli che regolano la proliferazione, la differenziazione, la morte e l'invasività cellulare o controllano l'integrità del Dna. Fino ad alcuni anni fa si riteneva che «disinnescare» uno solo questi geni sarebbe stato insufficiente a modificare il comportamento della cellula neoplastica. Le ricerche su modelli cellulari e in sistemi animali hanno però dimostrato che questo non è vero, perché spesso il tumore sviluppa una dipendenza da una sola delle sue molecole alterate e, come «drogato», va in «astinenza» e quindi non sopravvive, quando ne viene privato.
Al contrario, le cellule sane non mostrano questa dipendenza e quindi tollerano bene lo «spegnimento» della stessa molecola. In un certo senso, la «dipendenza» delle cellule neoplastiche dai prodotti di questi geni alterati è un «tallone d'Achille», che può essere sfruttato in termini terapeutici. Così, l’identificazione dei geni modificati che generano «dipendenza» - e che possono essere diversi da tumore a tumore - ha fornito la base teorica per lo sviluppo delle «terapie mirate», che colpiscono proprio questo «tallone d'Achille». La ricerca di base, così, si è spinta a studiare la «dipendenza» e ci si è impegnati per creare farmaci in grado di bloccare l'attività dei geni mutati. Questi medicinali di ultima generazione vengono definiti «mirati», o «a bersaglio molecolare», perché spengono la funzione di una molecola prodotta da uno specifico gene in modo selettivo. Negli ultimi anni sono state approvate numerose molecole che appartengono alla categoria delle «terapie target», suscitando la speranza di trattamenti meno tossici. Questi farmaci sono anche definiti «intelligenti» per la capacità di colpire le cellule tumorali, in cui la molecola bersaglio è fondamentale per la sopravvivenza del tumore stesso, risparmiando quelle normali. In realtà, l'intelligenza risiede nella capacità di chi somministra il farmaco stesso di individuare in quali tumori può risultare efficace. Il successo, infatti, si fonda sul «razionale biologico» che la molecola bersaglio sia attiva e indispensabile nel tumore, ma non nel tessuto sano, e che quindi l’inibizione abbia conseguenze limitate alla massa tumorale. La premessa ha due conseguenze cliniche. In primo luogo impone che, prima di trattare il paziente, si accerti la presenza della lesione genetica «predittiva» della potenziale risposta al farmaco, perché è dimostrato che la terapia è efficace solo se il bersaglio è presente nelle cellule tumorali. Questa capacità richiede una «personalizzazione» della terapia, che comporta l'analisi molecolare della neoplasia. Inoltre le terapie mirate sono già una realtà per alcuni tipi di tumori. Il prototipo è l'imatinib mesilato, approvato per il trattamento della leucemia mieloide cronica e per alcune forme di sarcoma gastrointestinale (Gist). Così si sono curati molti pazienti che non rispondevano alle terapie classiche. E un discorso simile vale per i sarcomi gastrointestinali, in cui imatinib ha consentito di ottenere benefici in oltre l'80% dei casi, modificando l'approccio a un tumore considerato incurabile.
Un altro farmaco mirato per un tumore diffuso - il carcinoma della mammella - è il trastuzumab, molecola che da sola o in associazione con i classici chemioterapici è efficace sia quando il tumore è in fase avanzata sia quando è localizzato. E gli esempi sono tanti, perché sono sempre più numerosi i farmaci valutati in studi clinici e approvati. Grazie alla ricerca di base è quindi possibile «aggredire» il tumore in modo selettivo, anche impedendone la vascolarizzazione: avviene con gli anti-angiogenici, che danno risultati incoraggianti contro il tumore del colon, del polmone, del rene.
I successi non mancano. Tuttavia - come disse Isaac Newton - si guarda lontano solo «salendo sulle spalle dei giganti». E' fondamentale che le innovazioni si affianchino agli approcci tradizionali che hanno salvato molte vite: le nuove cure devono coadiuvare la chirurgia o la radio- e chemio-terapia. Il connubio esperienza-innovazione rappresenta una sfida e una speranza. (Fonte articolo: La Stampa.it

Donne e menopausa-la salute della donna

Milano, 13-14 novembre presso Piazza San Marco, 2 (zona Brera) l’Università della Terza Età apre le porte: esperti illustri svelano tutti i modi per restare giovani, belli e in salute. Quale location migliore delle sale dell’ateneo milanese dedicato alla terza età per il primo Congresso Internazionale di Medicina Predi-Preventiva e Rigenerativa, interamente dedicato alla salute della donna. Si tratta di un’occasione formativa per i medici e gli addetti ai lavori, che si inserisce nel progetto, di più ampio respiro, Venere per sempre, rivolto al pubblico e rappresenta il primo passo di un percorso scientifico che vuole delineare tutti i volti della salute declinati al femminile. Il congresso riunisce esperti italiani e internazionali, che si confronteranno su un vasto ventaglio di temi (le relazioni saranno 44) correlati alla salute in rosa: alimentazione, ginecologia e sessuologia, lotta all’osteoporosi, attività fisica ma anche a bellezza e benessere del corpo e della mente, oltre a prevenzione dei tumori e longevità. Tra gli interventi più attesi, per la loro portata scientifica innovativa internazionale, la relazione del dottor Vincent Giampapa, professore di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva dell’Università del New Jersey, focalizzata sull’utilizzo delle cellule staminali per il ringiovanimento del volto e quella del dottor Thierry Hertoghe, presidente EAQUALL, coordinatore scientifico Anti-Aging Medical Therapeutics della Università di Charleroi (Belgio), che parlerà dei recenti studi che hanno individuato nuovi ormoni responsabili della salute femminile. Ricco di nomi illustri anche il parterre degli esponenti italiani italiani, che vede tra i protagonisti il professor Nicolò Scuderi, docente di Chirurgia Estetica all’Università di Roma, il professor Giovanni Scapagnini, associato di Biochimica Clinica, Facoltà di Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi del Molise e assistant professor presso Blanchette Rockefeller Neurosciences Institute alla West Virginia University di Rockville (USA), con una relazione sulla prevenzione dell’invecchiamento cerebrale, e il professor Giuseppe Carruba, direttore del Dipartimento di Oncologia Sperimentale, ARNAS, dell’Ospedale Civico di Palermo, che presenterà gli studi italiani che hanno dimostrato la relazione tra dieta mediterranea e prevenzione del tumore al seno. Uno spunto di riflessione interessante arriverà fin dalle prime battute del Congresso, che sarà introdotto dall’analisi sociologica sull’invecchiamento femminile, elaborata magistralmente dal professor Renzo Scortegagna, docente di sociologia dell’Università degli Studi di Padova e autore di numerose pubblicazioni sull’argomento

TUMORI:AIRC; VERONESI, AGENZIA NO PROFIT FARMACI MIRATI/ANSA

TUMORI:AIRC; VERONESI, AGENZIA NO PROFIT FARMACI MIRATI/ANSA(ANSA) - ROMA, 7 NOV - Trasferire il piu' rapidamente possibile i risultati di laboratorio della ricerca contro il cancro al letto del malato. Con questo obiettivo equipe di scienziati sono mobilitate nel mondo e in Italia, e anche quest'anno, per la 12/a edizione della Giornata per la Ricerca sul Cancro promossa da AIRC (Associazione italiana per la ricerca sul cancro), ci sono nuovi risultati nelle strategie di cura. Ma fondamentale, avverte uno dei 'padri' della ricerca anti-cancro, Umberto Veronesi, e' anche arrivare ad avere farmaci sempre piu' mirati: da qui la sua proposta di istituire un grande istituto di ricerca no-profit a livello mondiale. Tema della Giornata per la Ricerca sul cancro 2009 e' 'Capire per guarire: la ricerca diventa cura', e decine sono in tutto il Paese gli eventi ed i convegni collegati alla manifestazione. Intanto, prosegue la raccolta fondi: E' possibile donare un contributo con un sms al numero 48545 e con le giocate Sisal (fino al 21 novembre), e le donazioni possono avvenire durante tutto l'anno anche agli sportelli Unicredit o dal sito www.airc.it. - 300.000 ITALIANI COLPITI L'ANNO MA OGGI 1 SU 2 GUARISCE: Sono circa 300mila, secondo gli ultimi dati, gli italiani colpiti ogni anno da tumore e, secondo una recente indagine Eurisko, nel 2010 saranno circa 1,9 milioni gli italiani che hanno avuto la malattia. Ma la buona notizia, avvertono gli esperti, e' che la ricerca sta facendo progressi ed oggi 1 paziente su due, in media, guarisce da questa patologia. Ovviamente bisogna fare di piu': per questo, obiettivo della Giornata Airc e' battere il tetto della raccolta fondi dello scorso anno che ha totalizzato circa 6 milioni di euro. - VERONESI, SERVE AGENZIA NO PROFIT PER FARMACI MIRATI: Una delle speranze future per provare a sconfiggere la malattia del cancro va ricercata nei farmaci innovativi. Ma per fare questo e' necessario uscire dalle tradizionali logiche di mercato e puntare a costruire un grande istituto di ricerca no profit a livello mondiale. Ne e' convinto Umberto Veronesi, direttore scientifico dell'Istituto europeo di Oncologia di Milano: ''L'industria farmaceutica e' sacrosanta - ha sottolineato - ma ragiona in base ad una logica di mercato, per cui e' difficile che una malattia rara, che non interessa tantissime persone, possa avere a disposizione farmaci mirati, che sono molto costosi. E questo e' un problema''. La soluzione allora, secondo Veronesi, potrebbe essere quella ''di creare un'agenzia mondiale tra tutti i paesi, che magari potrebbero mettere a disposizione lo 0,1 del proprio Pil, e di inserirla in un unico grande istituto di ricerca no profit''. - E ARRIVANO NUOVE STRATEGIE PER COMBATTERE CANCRO: Nuovi studi e sperimentazioni rivelano passi avanti della ricerca per l'elaborazione di ulteriori strategie per combattere il cancro. Tra i piu' recenti, quello di un gruppo di ricercatori dell'ospedale Misericordia e Dolce di Prato: hanno scoperto che un gruppo di proteine inibitrici delle cellule tumorali potrebbe essere il nuovo strumento per impedire a queste di sopravvivere. ''Stiamo studiando dei farmaci ancora in fase sperimentale che dovrebbero funzionare in alcuni specifici tumori, come il cancro alla mammella, all'ovaio e alla prostata - ha spiegato Laura Biganzoli, dirigente medico dell'unita' operativa dell'oncologia medica dell'ospedale pratese -. Alcune cellule tumorali hanno una proteina chiamata Parp che permette di riparare il loro Dna danneggiato. I farmaci Parp-inibitori bloccano la ricostruzione causando la morte delle cellule tumorali. Cosi' il tumore si restringe o smette di crescere''. Altra nuova strategia quella a cui lavora il gruppo di Elisabetta Dejana, ricercatrice all'Istituto Firc di oncologia molecolare (Ifom) di Milano: si punta a 'chiudere le fessure' nei vasi sanguigni usati dal tumore per nutrirsi. Questo non solo impedisce al cancro di diffondere metastasi, ma permette alla chemioterapia di essere piu' efficace. (ANSA).
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Menopausa e tumori al seno

Novità trattamenti per la menopausa

La menopausa è una delle tappe fondamentali e tra le più delicate della vita di una donna, spesso per contrastarne i sintomi e le conseguenze è necessaria una terapia ormonale che da un lato allevia i sintomi e dall’altro comporta, purtroppo, una serie di effetti collaterali.

In particolare pare che le terapie ormonali accentuino il rischio di sviluppare tumori al seno, nel tentativo di arginare il problema i ricercatori dell‘Università di Yale stanno sperimentando una combinazione di ormoni innovativa.

Gli estrogeni, solitamente combinati con il progesterone, vengono somministrati assieme ai SERM, che vanno a sostituire i progestinici.

I SERM, Selective estrogen receptor modulator, in parole semplici sono dei farmaci in grado di agire sui recettori degli estrogeni e di controllare l’azione di questi ultimi evitando che una stimolazione eccessiva delle cellule endometriali e mammarie.

Come dichiarato dal Dottor Taylor questa ricerca potrebbe essere il trampolino di lancio per migliorare lo status delle donne in menopausa, attualmente è tutto allo stadio embrionale, la ricerca è ancora tra le mura dei laboratori, ma continua grazie ai finanziamenti del Women’s Health Research Institute.

Come in ogni cosa non resta che attendere.

Tumori al seno: basse recidive se il tumore è meno di 1 cm.


Tumori seno:se -1 cm basse recidiveLo rivela studio condotto da esperti dell'Ieo di Milano


(ANSA) - ROMA, 2 NOV - Oggi e' piu' facile guarire ed evitare le recidive per il cancro al seno, quando viene scoperto di piccole dimensioni. Lo rivela uno studio, su 2.130 donne operate per tumore al seno, condotto dagli esperti dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano che ha come coautore Umberto Veronesi. Il carcinoma di diametro inferiore al centimetro, non diffuso ai linfonodi, ha un basso rischio di ripresa. Il rischio aumenta se sulla membrana delle cellule c'e' il recettore.

02 Nov 23:04

www.senologia.eu

Lipofilling e deficit di tessuto

Lipofilling e deficit di tessuto

E’ ormai collaudata la tecnica del lipofilling introdotta negli anni 50 da Coleman per riempire i deficit tessutali con tessuto adiposo autologo

Il lipofilling è una tecnica in grado di riempire tessuti “svuotati” per esiti postraumatici , chirurgici o per difetti congeniti, attraverso l’inserimento di tessuto adiposo prelevato da altre aree del nostro corpo quali ad esempio addome o aree trocanteriche degli arti inferiori.
Nel tessuto adiposo aspirato attraverso piccolissime cannule infatti sono presenti numerose cellule staminali in grado di riprodursi una volta reimpiantate nell’area ricevente.
Tutto questo è possibile attraverso un ormai collaudato procedimento di preparazione e centrifugazione del tessuto adiposo prelevato e reimpiantato immediatamente attraverso piccolissime cannule nelle aree del corpo che necessitano riempimento di volume.
Il procedimento si attua in anestesia locale in assoluto regime ambulatoriale o di Day Surgery .
Tale tecnica è ormai comunemente impiegata nel riempire deficit di tessuto sottocutaneo negli esiti di traumi, nei deficit di tessuto per procedure chirurgiche , quali ad esempio nelle quadrantectomie mammarie per tumori, o negli esiti chirurgici per interventi ortopedici.
Inoltre ormai collaudate sono le procedure nel campo dell’estetica quali il modellamento dei glutei e dell’aumento del volume del seno di circa una taglia.
Il grande vantaggio rispetto ad altre tecniche in grado di riempire deficit di tessuti quali l’acido ialuronico o collagene è nella è nel fatto che l’impianto di tessuto adiposo prevede un unico intervento proprio per il fatto che le cellule staminali presenti nel tessuto sono in grado di riprodursi e quindi stabilizzare nel tempo la permanenza nella sede di impianto senza importanti problemi di riassorbimento.
Condizione indispensabile per valutare la possibilità della procedure e garantire i risultati è una visita preliminare dallo specialista che sarà in grado di darvi tutte le risposte agli eventuali vantaggi di tale intervento


Per maggiori informazioni
Prof. Massimo Vergine
Docente in Chirurgia Generale e Ricostruttiva
Dipartimento di Scienze Chirurgiche
Policlinico Umberto I-Roma
cell. 339.6166430
Numero verde 800984377
Studio :.0659453267

SAMSUNG PER LA RICERCA DEL TUMORE AL SENO



Samsung Italia donerà parte del ricavato a Susan G. Komen Italia onlus per ogni cellulare Star rosa venduto
Dal 1 novembre al 31 dicembre 2009 Samsung donerà parte del ricavato proveniente dalla vendita del modello Samsung Star (S5230) di colore rosa alla associazione onlus Susan G. Komen Italia impegnata in attività di ricerca e prevenzione ai tumori del seno.



Oltre alla raccolta fondi, Samsung vestirà di rosa alcune delle sue Experience Zone per sensibilizzare sul tema della prevenzione come importante arma di difesa dai tumori.

Sempre dalla fine del mese di ottobre, inoltre, partirà una campagna pubblicitaria outdoor nella città di Milano: con il claim More Than Talk Samsung testimonia il proprio impegno nella lotta ai tumori del seno e inviterà i consumatori ad una maggiore sensibilizzazione verso questa problematica.

Dalla mastectomia alla chirurgia conservativa del seno, la scienza ha fatoo enormi passi avanti: a cura di Umberto Veronesi

Dalla mastectomia completa alla chirurgia conservativa del seno, la scienza ha fatto enormi passi avanti. Come racconta un grande oncologo
La primavera fa pensare alla vita e l'azalea della ricerca, che da 25 anni in questa stagione appare nelle piazze e nelle strade per iniziativa dell'Associazione italiana per la ricerca sul cancro, è un appuntamento con la vita.

Perché dico questo? Perché questi 25 anni simboleggiati dall'azalea della ricerca corrispondono a una vera rivoluzione nella cura dei tumori femminili e a progressi quasi impensabili, risultato di ricerche avanzate che si sono poste come obiettivo la salvaguardia della vita e della salute delle donne. Dalla diffusione della chirurgia conservativa del seno alla disponibilità di trattamenti mirati, fino alla diffusione dell'assistenza psicologica alle pazienti, tutto concorre a spiegare il rapido miglioramento delle prognosi.

Vorrei cominciare dal tumore del seno, il campo in cui mi sono principalmente battuto. Qui il progresso è stato enorme e veramente in direzione della vita. Trent'anni fa la metà delle donne ammalate non ce la faceva: oggi l'85 per cento guarisce. Inoltre più di un terzo delle pazienti (un dato che mi entusiasma) arriva alla diagnosi con lesioni così piccole che le percentuali di guarigione sfiorano il 99 per cento.

La storia della cura del tumore mammario ha fatto registrare, in questi ultimi 25 anni, continui passi in avanti. È avvenuto grazie alle scoperte fatte negli ambiti più diversi: nella biologia, nella chirurgia, nella terapia farmacologica, nella radioterapia, senza dimenticare una diagnostica per immagini che è andata diventando sempre più raffinata e precisa.

È avvenuto anche perché si è sviluppata la capacità di comprendere la portata di alcune di queste scoperte e, soprattutto, di adattarvisi con mutamenti culturali anche molto significativi, che hanno comportato talvolta il capovolgimento di alcune impostazioni terapeutiche consolidate da anni.
Uno degli esempi più significativi è l'evoluzione della chirurgia del cancro al seno. Fino agli anni Ottanta, infatti, era ritenuta imprescindibile l'asportazione totale della mammella colpita, dei linfonodi ascellari che si supponeva potessero essere interessati, e sovente anche della mammella controlaterale.

Il risultato era una mutilazione devastante, che comportava gravi conseguenze psicologiche per la donna. Si è cominciato allora a pensare che forse era possibile asportare soltanto la parte realmente colpita e si è giunti a considerare prima l'asportazione solo della mammella interessata, poi del tumore e della zona circostante (con la quadrantectomia) e da ultimo solo della massa neoplastica, con la tumorectomia. Nel proporre per primi la quadrantectomia, i miei collaboratori ed io eravamo stati molto isolati, ed eravamo stati feriti da molte critiche.

Poi arrivarono i risultati, ottimi. La nostra ricerca aveva preso in considerazione 701 donne con tumore di diametro inferiore a 2 cm., sottoposte all'intervento tradizionale di mastectomia oppure a quello innovativo di quadrantectomia. Le seguimmo per 20 anni, e il lungo follow up ci ripagò con una notizia di contenuto rivoluzionario: il tasso di guarigione era stato identico nei due gruppi. Poi arrivarono i riconoscimenti.

C'è un orgoglio che non deriva da vanità, ma dalla coscienza di aver lavorato duramente e nella direzione più utile. Per fare quel 'bene dei malati' che è un concetto in cui io credo ancora, anche se sembra passato di moda. Lasciatemi quindi dire che mi sono sentito orgoglioso quando, nel 2002, un editoriale del 'New England Journal of Medicine' promosse in modo definitivo la chirurgia conservativa del seno.

Il passo successivo è stato quello di riconsiderare il significato e il modo di affrontare i linfonodi ascellari, un problema cruciale per la strategia di prevenzione delle metastasi. Anche qui la scelta - che ha proceduto di pari passo con la ricerca 'traslazionale', quella che porta subito i risultati al letto del malato - ha guardato in avanti e ha verificato la possibilità di un intervento conservativo. Tale è stata l'innovazione della metodica del linfonodo-sentinella, ormai adottata in tutto il mondo.
Sempre su questa strada, che si può riassumere nell'obiettivo di passare 'dal massimo trattamento tollerabile al minimo efficace', si è giunti poi alla radioterapia intraoperatoria, che ha un doppio vantaggio: quello di poter essere somministrata durante l'operazione, quando la zona da irradiare è ancora allo scoperto (quindi con grande precisione ed efficacia) e quello di poter concentrare la dose efficace in una sola seduta, evitando disagevoli trasferimenti alle pazienti che abitano lontano dall'ospedale, e dribblando l'ostacolo costituito, in molte regioni, dalla scarsità delle strutture di radioterapia.

Siamo infine arrivati al progetto Roll, acronimo inglese che sta per 'Radioguided Occult Lesion Investigation'. È la più moderna tecnica di asportazione chirurgica dei tumori del seno non palpabili: una piccola quantità di tracciante radioattivo viene iniettata nella zona da operare, che viene successivamente rimossa chirurgicamente grazie alla guida di una sonda che capta la radioattività. All'Istituto Europeo di Oncologia di Milano, di cui sono il direttore scientifico, sono state già operate così oltre mille (e sottolineo) pazienti.

Le ricadute di questo nostro lavoro vogliamo metterle a disposizione di tutto il mondo, e in particolare dei paesi che hanno meno opportunità di cure avanzate. Come l'Egitto, dove la mia Fondazione e la Scuola Europea di Oncologia hanno lanciato una campagna di prevenzione del tumore del seno in collaborazione con l'Ambasciata italiana e con l'Ospedale italiano Umberto I del Cairo. Una delle caratteristiche di questa campagna è il coinvolgimento attivo della comunità, proprio quel concetto di Welfare Community fondato su un tipo di società che impara ad aver cura della propria salute: l'autopalpazione del seno viene insegnata a giovani donne-medico egiziane, che poi educano le donne locali a questa tecnica e le istruiscono a chiedere la visita all'Ospedale Umberto I in caso di sospetti. In un paese a prevalenza islamica, che si trova a fare i conti con storici ostacoli culturali, questa rete di donne ha tutte le caratteristiche per poter funzionare.

Anche per gli altri tumori femminili i progressi degli ultimi 25 anni sono stati significativi: voglio ricordare innanzitutto la netta diminuzione dei tumori del collo dell'utero, grazie alle grandi campagne informative sul pap test. Ormai l'esame periodico è passato nella cultura collettiva, e fin da giovanissime le donne sanno che si tratta di un esame strategico per la salvaguardia della vita e della salute: le piccole lesioni precancerose vengono operate con risultati positivi al 100 per cento, proprio perché scoperte in tempo.

Adesso all'arma preventiva del pap test è andata ad aggiungersi una delle migliori scoperte degli ultimi anni: la messa a punto di un vaccino contro il papillomavirus, che si trasmette con i rapporti sessuali ed è responsabile della quasi totalità dei tumori del collo dell'utero. Un grande passo avanti è stata la decisione, presa tre anni fa dal ministero della Salute, di vaccinare tutte le dodicenni, e sicuramente tra non molto si vedranno i risultati di questa grande campagna di prevenzione. Noi dell'Istituto Europeo di Oncologia abbiamo voluto dare una mano con un progetto che è nello stesso tempo d'interesse clinico e d'interesse scientifico, vaccinando cioè mille ragazze di 18 anni dell'area milanese, e seguendole poi gratuitamente per cinque anni.

Nel fare il bilancio dei progressi compiuti negli ultimi 25 anni, non si può dimenticare il ruolo della genetica. I test genetici, soprattutto, appaiono come una delle strade del futuro per fare prevenzione. Ci sono adesso test genetici per varie malattie. Nel campo dei tumori femminili, ricordo il caso della predisposizione ai tumori della mammella per la mutazione dei geni Brca 1 e 2, che sono utilissimi per la definizione del rischio. L'unico problema di questi test è il loro costo, reso alto perché coperto da brevetto. Bisogna fare un grande sforzo di ricerca per seguire l'esempio dell'Ifom di Milano, che ha messo a punto per il rischio di tumore del seno un test genetico che cosa dieci volte di meno di quello in commercio, e che dà la risposta in sole 48 ore.
Il valore principale della conoscenza del fattore di rischio, come appunto il Brca 1 e 2, è la possibilità di prevenire la comparsa di una malattia. Per fare un esempio, uno studio che sta per iniziare all'Ie è quello di trattare le ragazze positive al test con un principio attivo, la ferentinide, derivata dalla vitamina A che in uno studio precedente ha dimostrato di ridurre il rischio di tumore mammario nelle giovani donne.

I farmaci, infine. È un campo in cui è cambiato tutto, grazie all'applicazione delle conoscenze biolemolecolari. Si è passati da una strategia in cui si cercava di distruggere le cellule neoplastiche con farmaci antiproliferativi che agivano però su tutte le cellule, a molecole che invece individuano i punti deboli o comunque le caratteristiche peculiari delle cellule cancerose, e colpiscono solo quelle.

Sono i farmaci 'intelligenti', e mai definizione è stata più appropriata. Va da sé che gli effetti collaterali delle terapie sono assai minori. L'ultima frontiera, la più avanzata, sarà quella delle terapie dirette contro le cellule staminali dei tumori. È una strada molto promettente. Il futuro continua.
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Lilt, un concerto contro il tumore al seno

Salute

Una serata di sensibilizzazione in Cittadella

Lilt, un concerto contro il tumore al seno

di G.G.


Venerdì 30 ottobre,
presso la Cittadella di Alessandria, alle 20, si terrà un concerto, eseguito dall’Orchestra Classica di Alessandria, promosso dalla Lega Italiana Tumori.
La LILT, tra le sue missioni, ha quella di prevenire e diagnosticare precocemente le neoplasie, attivando visite ambulatoriali, all’interno dell’Ospedale S.S. Antonio e Biagio, completamente gratuite per tutto l’anno.

I primi ambulatori di Senologia e di Ginecologia divengono operativi per la prima volta nel 1994, anche se già dal 1985 si effettuano visite di senologia gratuite. Ad oggi gli ambulatori sono 7: Senologia, Ginecologia, Dermatologia, Counselling riabilitativo, Psico-Oncologia, Dietologia e Oncologia, Maxillo Facciale.

Le prestazioni mediche sono Pap-test e Pap-net per prevenire i tumori al collo dell’utero, visite senologiche per quelli della mammella, mappatura nei con videotermatoscopio per quelli della cute, poi ancora visite al cavo orale, di counselling riabilitativo, psico-oncologiche, di dietologia oncologica e corsi di dissuefazione dal fumo.

L’attività dal 2007 ad oggi è intensa e in continuo aumento. Infatti si è registrato un incremento significativo del numero delle visite effettuate: l’Ambulatorio di Senologia è passato da 1.100 visite nel 2007 alle 1.170 nel 2008 fino ad arrivare a 697 solo al 12/10/2009.

L’ambulatorio di Dermatologia è passato da 1.395 visite nel 2007 a 1.480 nel 2008 fino alle 1.631 al 12 ottobre. Sono ambulatori considerati “il fiore all’occhiello” della Nostra città, tanto che, per far fronte alla forte richiesta di visite, sono attivi con frequenza giornaliera e contano su un organico di 3 medici specialisti per la Dermatologia e 5 per la Senologia.

Oltretutto le spese di gestione degli ambulatori sono solo l’1,77% del totale delle spese, poichè i medici svolgono le prestazioni gratuitamente e sono inseriti tra i volontari della LILT, essendo quest’ultima un’Associazione di volontariato, qualificata come ONLUS.

Non solo: il lavoro della LILT in certi casi supplisce alle mancanze e integra i servizi offerti dall’ASO di Alessandria: ad esempio Ë l’unica struttura della Provincia a disporre del Videodermatoscopio, macchinario utile alla prevenzione del tumore della cute e svolge bimensilmente Pap-test, servizio non più offerto dall’Azienda Ospedaliera alessandrina.

Lotta ai tumori e prevenzione, tavola rotonda della Lilt alla 'Cattolica'

Lotta ai tumori e prevenzione, tavola rotonda della Lilt alla 'Cattolica'

CAMPOBASSO. Nonostante l’aumento annuale di nuovi casi, si sta registrando nei Paesi industrializzati una sia pur lenta ma continua diminuzione della mortalità. E questo grazie a una corretta informazione e una maggiore sensibilizzazione verso la diagnosi precoce.

La costante conoscenza della problematica ha reso questa malattia sempre più curabile e, quindi, guaribile. A fronte di circa 40.000 nuovi casi anno di cancro della mammella, la disponibilità di raffinate tecniche di diagnostica strumentale e di terapie innovative, ha permesso di registrare, per la prima volta, un abbattimento della mortalità al di sotto dei 10mila casi l’anno (9.045), con un contestuale progressivo miglioramento della qualità di vita.

La scoperta di un tumore (in genere con la mammografia e l’ecografia) nella sua fase iniziale permette una cura meno aggressiva ed offre maggiori possibilità di guarigione. Essa costituisce oggi l’arma strategica raccomandata nella lotta al tumore della mammella.

Negli ultimi anni quindi molte cose sono cambiate nel modo di prevenire e curare questa patologia, è necessario che tutti i cittadini siano informati sulle recenti scoperte della medicina; per questo è stato organizzato dall’Università Cattolica di Campobasso e dalla Lega Italiana per la Lotta ai Tumori (L.I.L.T) il prossimo mercoledì 28 ottobre 2009 ore 17 presso l’Università Cattolica di Campobasso una una tavola rotonda sul tema “Prevenzione e diagnosi precoce e nuove possibilità terapeutiche per il tumore al seno”.

Con un linguaggio semplice e facilmente comprensibile da tutti, i migliori esperti del settore si incontreranno per discutere dei problemi legati al tumore della mammella. Il convegno rappresenta un'importante occasione di formazione per i cittadini sia donne che uomini, infatti l’educazione alla salute coinvolge tutta la famiglia, ed è l’evento conclusivo della Campagna Nastro Rosa del 2009 che ha riscosso un notevole successo; il professor Savino R.Cannone Commissario Regionale per il Molise della Lega Italiana per La Lotta ai Tumori (L.I.L.T), congiuntamente con le sezioni provinciali di Campobasso ed Isernia, è stato il principale artefice dell’iniziativa seguendo personalmente tutte le fasi dell’organizzazione.

Interverranno tra gli altri il professor Savino R.Cannone Direttore di Sede e Commissario Regionale della L.I.L.T, il professor Francesco Schittuttli Presidente Nazionale della L.I.L.T, il Sen. Michele Iorio Presidente della Regione, l’Avv.to Michele Picciano Presidente del Consiglio Regionale, il professor Giovanni Scambia Direttore del Dipartimento per la Salute della donna e della vita nascente del Policlinico Gemelli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il prof. Luigi Sofo Direttore del Dipartimento di Oncologia dell'Università Cattolica di Campobasso.

Test OncotypeDX per scelta chemioterapia tumore della mammella

Il tumore al seno è una malattia potenzialmente grave se non è individuata e curata per tempo. È dovuto alla moltiplicazione incontrollata...