Cancro al seno , guida allo screening

Cancro al seno, guida allo screening
Adele Sarno


Colpisce una donna una su dieci. Il cancro al seno è la prima causa di mortalità per tumore nel sesso femminile e rappresenta il 25 per cento di tutti i carcinomi che colpiscono le donne. In Italia vengono diagnosticati 137mila caso all’anno, 152 ogni centomila donne. E la mortalità è del 17 per cento. Vi sono diversi fattori di rischio per il cancro al seno alcuni dei quali prevenibili. Fa paura ma effettuare screening regolari e adottare uno stile di vita sano può aiutare ad evitare di essere colpiti da questa forma tumorale.

La paura di ammalarsi. “Il tumore al seno è in realtà il secondo per frequenza, dopo i tumori della pelle – spiega la professoressa Alessandra Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica dell'H. San Raffaele Resnati di Milano – ma fa molta più paura. Il motivo è semplice: perché ad essere colpito è l’organo principe della femminilità, la mammella. Inoltre viene ancora visto come una malattia fatale. In realtà, l’aumento delle diagnosi precoci, e la migliore qualità delle cure hanno aumentato sia la sopravvivenza, sia la qualità della vita. Se il tumore è piccolo (inferiore a 2 cm di diametro) e localizzato (senza invasione dei linfonodi), ben il 98,5 per cento delle donne è vivo dopo 5 anni. Per questo è essenziale la diagnosi precoce, con ecografia e mammografia annuali, dopo i 40 anni. Se i linfonodi sono interessati (“malattia regionale”) l’88 per cento delle donne è vivo e sta bene dopo 5 anni, e l’80 per cento dopo 10 anni: quindi comunque la grande maggioranza”.

I fattori di rischio. Più dell’80 per cento dei casi di tumore al seno si verificano in persone che hanno più di 50 anni. Circa il 10 per cento di chi sviluppo il carcinoma mammario ha familiari malati, specie i più giovani. Vi sono anche alcuni geni che predispongono a questo tipo di tumore: sono il BRCA1 e il BRCA2. Le mutazioni di questi geni sono responsabili del 50 per cento circa delle forme ereditarie di cancro del seno e dell’ovaio. “Anche gli ormoni – secondo l’Airc, Associazione italiana per la ricerca sul cancro – influiscono: vari studi hanno dimostrato che un uso eccessivo di estrogeni (gli ormoni femminili per eccellenza) facilitano la comparsa del cancro al seno. Per questo tutti i fattori che ne aumentano la presenza hanno un effetto negativo e viceversa (per esempio, le gravidanze, che riducono la produzione degli estrogeni da parte dell'organismo, hanno un effetto protettivo)”. Le alterazioni del seno, le cisti e i fibroadenomi non aumentano il rischio di cancro. Mentre ciò che bisogna controllare sono quei seni che, alle prime mammografie, hanno dimostrato un tessuto molto denso o addirittura una forma benigna di crescita cellulare chiamata iperplasia del seno. Anche l’obesità, il fumo e l’alcool sono considerati fattori di rischio.

“Fumo attivo e passivo aumentano, seppure di poco, il rischio di tumori anche al seno. E ancora, riduciamo l’alcool nell’alimentazione – aggiunge la Graziottin – due bicchieri di alcolici al giorno (24 gr di alcool) aumentano significativamente il rischio di tumore al seno. Ricordiamo che il rischio è dose dipendente, nel senso che cresce con l’aumentare della quantità di alcolici bevuti, ed è indipendente dal tipo di bevanda (vino, birra, o supercolici). Morale: meno si beve meglio è”. Infine è meglio perdere peso. “L’obesità, soprattutto dopo la menopausa, aumenta molto il rischio di tumori al seno, ben più di qualsiasi altro fattore, inclusa la terapia ormonale. Questo succede perché il tessuto adiposo produce un estrogeno “cattivo” (chiamato “estrone”) che aumenta nettamente il rischio di tumori alla mammella e all’utero”.

Come fare prevenzione. “Oggi si può fare realmente qualcosa sul fronte della prevenzione, almeno stando ai dati dell’American Cancer Society”, continua la professoressa Alessandra Graziottin. “Per farlo è necessaria una distinzione: in medicina si parla di ‘prevenzione primaria’ quando l’obiettivo è ridurre la comparsa (“incidenza”) di una malattia. Si parla invece di ‘prevenzione secondaria’, quando l’obiettivo è una diagnosi il più possibile precoce di una malattia già in atto. Questo secondo obiettivo è raggiungibile sia ponendo attenzione ai sintomi minimi (inizialissimi), sia con esami che consentano di riconoscere la malattia”.

Gli esami utili. È possibile ridurre il proprio rischio di ammalarsi con un comportamento attento e con pochi esami di controllo. È bene fare esercizio fisico e alimentarsi con pochi grassi e molti vegetali (frutta e verdura, in particolare broccoli e cavoli, cipolle, tè verde e pomodori). Ecco gli esami consigliati dall’Airc, l’associazione italiana per la ricerca sul cancro.

1. La mammografia è il metodo attualmente più efficace per la diagnosi precoce. Per questa ragione è consigliato, con cadenza annuale, a tutte le donne dopo i 50 anni. Nelle donne che hanno avuto una madre o una sorella malata in genere si comincia prima, verso i 40-45 anni, con cadenza annuale.

2. L’ecografia è un esame molto utile per esaminare il seno giovane, dato che in questo caso la mammografia non è adatta. Si consiglia di farvi ricorso, su suggerimento del medico, in caso di comparsa di noduli.

3. È buona abitudine fare una visita del seno presso un ginecologo o un medico esperto almeno una volta l’anno, indipendentemente dall’età.

4. L’autopalpazione è una tecnica che consente alla donna di individuare precocemente eventuali trasformazioni del proprio seno. La sua efficacia in termini di screening è però molto bassa: questo significa che costituisce un di più rispetto alla sola visita e alla mammografia a partire dall'età consigliata, ma non può sostituirle.


27 Febbraio 2009

Dieta e attività fisica per prevenire le recidive del tumore al seno

Dieta e attività fisica per prevenire
le recidive del tumore al seno


Incontri per ginnastica, pranzi, cene e corsi di cucina ad hoc: ecco quali donne possono aderire al Progetto "Diana 5"


Ogni anno in Italia più di 35 mila donne si ammalano di tumore al seno. Anche se nel 70% dei casi si ha una guarigione completa, sono ancora molto frequenti i casi di recidive.

Per questo motivo è nato il Progetto Diana, giunto alla sua quinta edizione, il cui obiettivo è studiare la prevenzione delle recidive del tumore al seno attraverso un’alimentazione più naturale e uno stile di vita più sano.

"Il nome deriva da DIeta e ANdrogeni" spiega Franco Berrino, Direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva, Istituto Nazionale Tumori, Milano, "perché i primi studi Diana avevano come scopo principale quello di abbassare nel sangue la concentrazione degli ormoni sessuali maschili (gli androgeni), che più di altri favoriscono lo sviluppo dei tumori della mammella e delle metastasi, modificando la dieta. Ma Diana è anche il nome della dea che protegge le donne, la maternità e l’allattamento, tant’è che alcune statue classiche la raffigurano con tante mammelle. Ci sembrava quindi che fosse il nome ideale per il nostro studio".

I precedenti studi Diana, progettati e condotti presso l’Int (Istituto Nazionale dei Tumori), hanno dimostrato che riequilibrando la dieta è possibile modificare l’ambiente interno riducendo la concentrazione nel sangue fattori che possono favorire lo sviluppo di tumori al seno o che ne frenano la guarigione.

Il progetto Diana 5 prevede due tipi di intervento sullo stile di vita delle partecipanti: nel primo i ricercatori si limitano a fornire indicazioni su dieta e attività fisica basate su raccomandazioni internazionali, nel secondo, invece, si richiede una più marcata modifica delle abitudini alimentari e di vita e un maggiore coinvolgimento attraverso incontri di gruppo, corsi e seminari.

A questo studio, che punta a coinvolgere in Italia 2.000 donne, possono aderire tutte coloro che rispondono alle seguenti caratteristiche:
• età compresa fra 35 e 70 anni;
• aver avuto un tumore della mammella negli ultimi cinque anni;
• non aver avuto recidive;
• accettare di sottoporsi a un prelievo di sangue, a misurazioni del peso, della circonferenza vita, della pressione arteriosa, e di compilare periodicamente alcuni questionari;
• essere disponibili a modificare le proprie abitudini alimentari e lo stile di vita.

"Le cause del cancro della mammella sono molteplici ed interagiscono in modo complesso. Si stima che circa il 5% dei tumori della mammella abbiano una forte componente ereditaria. Alcune alterazioni del Dna che predispongono allo sviluppo dei tumori, infatti, possono essere trasmesse per via ereditaria. Nella maggior parte dei casi, però, si ritiene che il danno al Dna che determina lo sviluppo di un tumore sia causato da fattori ambientali" commenta Berrino dell'Istituto Nazionale Tumori a Milano. "E’ noto ad esempio che l’esposizione a radiazioni nell’infanzia e nell’adolescenza causi tumori della mammella che si manifesteranno molti anni più tardi. Si sospetta che sostanze chimiche cancerogene che contaminano il nostro ambiente di vita possano causare il cancro della mammella, ma finora non è stato possibile identificarle con precisione. Anche sostanze che si formano naturalmente nel nostro metabolismo possono danneggiare il Dna e causare tumori, ma il nostro ambiente interno influenza soprattutto il destino delle cellule tumorali, se dovranno progredire o abortire. Una cellula tumorale può essere vista come un seme che germoglierà soltanto se troverà nel terreno una giusta quantità di acqua e dei sali minerali che necessita, e la piantina progredirà solo se ci sarà sole e nutrimento sufficienti per darle energia. Analogamente un tumore progredirà soltanto se troverà nel nostro terreno le sostanze che ne stimolino la crescita (i fattori di crescita), se sarà in grado di indurre la formazione di vasi sanguigni che gli portino il nutrimento, e se le nostre difese saranno deboli.

Sappiamo ad esempio che le donne che hanno livelli alti nel sangue di ormoni sessuali, di insulina e di un fattore di crescita denominato IGF-I (sigla che sta per Insulin-like Growth Factor, fattore di crescita insulinosimile, di tipo 1), si ammalano di più, e se si sono già ammalate hanno più frequentemente recidive della malattia, perché l’abbondanza di questi fattori consente ad eventuali cellule tumorali di moltiplicarsi. Poiché la composizione del nostro sangue, del nostro ambiente interno, il terreno dove potrebbero crescere eventuali tumori, può essere modificata dal nostro cibo e dal nostro stile di vita, è ragionevole pensare che possiamo fare molto per ridurre il rischio di ammalarci, e se ci siamo già ammalati per aiutare le terapie ad avere successo.

Il progetto DIANA ha lo scopo di valutare questa possibilità.
La dieta è basata sulla riduzione degli zuccheri semplici, dei grassi e dei prodotti di origine animale, e sull’aumento dei cereali non raffinati, dei legumi e delle verdure. Oltre agli ormoni sessuali si riduce l’insulina e alcuni fattori di crescita. Riteniamo utile seguitare con queste raccomandazioni ma non sappiamo ancora quanto debba essere radicale il cambiamento.

Stiamo ora avviando un nuovo progetto Diana, per il quale chiediamo la collaborazione di migliaia di donne che hanno avuto il cancro al seno. A tutte daremo le raccomandazioni alimentari che la ricerca scientifica ha dimostrato utili per la prevenzione dei tumori e delle recidive, ma un sottogruppo scelto in base ai risultati di una serie di esami, chiederemo di partecipare a uno studio più impegnativo: a metà di loro, estratte a sorte, si daranno consigli per correggere eventuali squilibri nella loro alimentazione, e per dimagrire se fossero sovrappeso, mantenendo tuttavia lo stile alimentare tipico delle nostre tradizioni; all’altra metà si chiederà invece un impegno maggiore, di seguire corsi di cucina per modificare più radicalmente il modo di mangiare, e di partecipare ad incontri periodici, due volte al mese, sia per mangiare assieme sia per praticare assieme esercizi di attività fisica.

Tutte dovranno continuare le terapie prescritte dai loro oncologi, compilare una serie di questionari, sottoporsi ad un secondo prelievo di sangue dopo un anno, e autorizzare i ricercatori a contattare i loro medici curanti.

Possono partecipare le donne di età compresa fra 35 e 70 anni che abbiano avuto una diagnosi di carcinoma della mammella negli ultimi cinque anni e che non abbiano avuto recidive o altri tumori. Lo studio è promosso dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e dall’Istituto Europeo di Oncologia. Oltre a Milano si svolge a Torino, Perugia, Napoli, Potenza, Palermo".

Informazioni e per partecipare : diana@istitutotumori.mi.it - Telefono: 02 2390 2868 – 3552

Le donne residenti in Piemonte interessate a partecipare a "Diana 5" o che desiderino avere maggiori informazioni possono rivolgersi direttamente alla segreteria del progetto, inviare una e-mail o telefonare:
tel. 011/6333875 – 011/6333650 – 346.7944396 - fax. 011-6333861 - e-mail: progetto.diana@cpo.it.


Le raccomandazioni WCRF2007 sullo stile di vita per la prevenzione dei tumori.

Il cibo, la nutrizione, l’attività fisica e la prevenzione del cancro: una prospettiva globale.
Il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro (Wcrf), la cui missione è di promuovere la prevenzione primaria dei tumori attraverso la ricerca e la divulgazione della conoscenza sulle loro cause, ha concluso un’opera ciclopica di revisione di tutti gli studi scientifici sul rapporto fra alimentazione e tumori.
Vi hanno contribuito oltre 100 ricercatori, epidemiologi e biologi, di una ventina di centri di ricerca fra i più prestigiosi del mondo. Il volume, disponibile su www.dietandcancerreport.org, è molto prudente nelle conclusioni, che riassumono in 10 raccomandazioni solo i risultati più solidi della ricerca scientifica.

Di tutti i fattori che si sono dimostrati associati ad un maggior rischio di cancro, quello più solidamente dimostrato è il sovrappeso: le persone grasse si ammalano di più di tumori della mammella, dell’endometrio, del rene, dell’esofago, dell’intestino, del pancreas, e della cistifellea.

Di qui la prima raccomandazione di mantenersi snelli per tutta la vita e di evitare i cibi ad alta densità calorica, cioè i cibi ricchi di grassi e di zuccheri, che più di ogni altro favoriscono l’obesità: in primo luogo quelli proposti nei fast-food e le bevande zuccherate.

La vita sedentaria è un’altra causa importante di obesità, ma è una causa di cancro anche indipendentemente dall’obesità: gli studi epidemiologici hanno evidenziato che le persone sedentarie si ammalano di più di cancro dell’intestino, della mammella, dell’endometrio, e forse anche del pancreas e del polmone.

Altri fattori che un gran numero di studi coerentemente indicano come cause importanti di cancro includono: il consumo di bevande alcoliche, associato ai tumori del cavo orale, della faringe, della laringe, dell’intestino, del fegato e della mammella; il consumo di carni rosse, soprattutto di carni conservate, associato soprattutto al cancro dell’intestino, ma probabilmente anche ai tumori dello stomaco, e sospettato per i tumori dell’esofago, del pancreas, del polmone e della prostata; il consumo elevato di sale e di cibi conservati sotto sale, associati al cancro dello stomaco; il consumo elevato di calcio, probabilmente associato al cancro della prostata; il consumo di cereali e legumi contaminati da muffe cancerogene, responsabili del cancro del fegato; la contaminazione con arsenico dell’acqua da bere, responsabile di tumori del polmone e della pelle; il consumo di supplementi contenenti betacarotene ad alte dosi, che fanno aumentare l’incidenza di cancro del polmone nei fumatori.

Sul latte e i latticini e, in generale, sui grassi animali gli studi sono molto contrastanti e non conclusivi: il consumo di latte sembrerebbe ridurre i tumori dell’intestino, che sarebbero però aumentati dal consumo di formaggi, e un consumo elevato di grassi aumenterebbe sia i tumori del polmone che i tumori della mammella; si tratta di aumenti di rischio modesti ma, data l’elevata frequenza di questi tumori, tutt’altro che trascurabili.
Un ulteriore fattore importante considerato nel volume è l’allattamento, che riduce il rischio di cancro della mammella, e forse dell’ovaio, per la donna che allatta, e riduce il rischio di obesità in età adulta per il bambino che viene allattato.

DECALOGO
Ecco le raccomandazioni:

1) Mantenersi snelli per tutta la vita. Per conoscere se il proprio peso è in un intervallo accettabile è utile calcolare l’Indice di massa corporea (BMI = peso in Kg diviso per l’altezza in metri elevata al quadrato: ad esempio una persona che pesa 70 kg ed è alta 1,74 ha un BMI = 70 / (1,74 x 1,74) = 23,1.), che dovrebbe rimanere verso il basso dell’intervallo considerato normale (fra 18,5 e 24,9 secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità).

2) Mantenersi fisicamente attivi tutti i giorni. In pratica è sufficiente un impegno fisico pari a una camminata veloce per almeno mezz’ora al giorno; man mano che ci si sentirà più in forma, però, sarà utile prolungare l’esercizio fisico fino ad un’ora o praticare uno sport o un lavoro più impegnativo. L’uso dell’auto per gli spostamenti e il tempo passato a guardare la televisione sono i principali fattori che favoriscono la sedentarietà nelle popolazioni urbane.

3) Limitare il consumo di alimenti ad alta densità calorica ed evitare il consumo di bevande zuccherate. Sono generalmente ad alta densità calorica i cibi industrialmente raffinati, precotti e preconfezionati, che contengono elevate quantità di zucchero e grassi, quali i cibi comunemente serviti nei fast food. Si noti la differenza fra “limitare” ed “evitare”. Se occasionalmente si può mangiare un cibo molto grasso o zuccherato, ma mai quotidianamente, l’uso di bevande gassate e zuccherate è invece da evitare, anche perché forniscono abbondanti calorie senza aumentare il senso di sazietà.

4) Basare la propria alimentazione prevalentemente su cibi di provenienza vegetale, con cereali non industrialmente raffinati e legumi in ogni pasto e un’ampia varietà di verdure non amidacee e di frutta. Sommando verdure e frutta sono raccomandate almeno cinque porzioni al giorno (per circa 600g); si noti fra le verdure non devono essere contate le patate.

5) Limitare il consumo di carni rosse ed evitare il consumo di carni conservate. Le carni rosse comprendono le carni ovine, suine e bovine, compreso il vitello. Non sono raccomandate, ma per chi è abituato a mangiarne si raccomanda di non superare i 500 grammi alla settimana. Si noti la differenza fra il termine di “limitare” (per le carni rosse) e di “evitare” (per le carni conservate, comprendenti ogni forma di carni in scatola, salumi, prosciutti, wurstel), per le quali non si può dire che vi sia un limite al di sotto del quale probabilmente non vi sia rischio.

6) Limitare il consumo di bevande alcoliche. Non sono raccomandate, ma per chi ne consuma si raccomanda di limitarsi ad una quantità pari ad un bicchiere di vino (da 120 ml) al giorno per le donne e due per gli uomini, solamente durante i pasti. La quantità di alcol contenuta in un bicchiere di vino è circa pari a quella contenuta in una lattina di birra e in un bicchierino di un distillato o di un liquore.

7) Limitare il consumo di sale (non più di 5 g al giorno) e di cibi conservati sotto sale. Evitare cibi contaminati da muffe (in particolare cereali e legumi). Assicurarsi quindi del buon stato di conservazione dei cereali e dei legumi che si acquistano, ed evitare di conservarli in ambienti caldi ed umidi.

8) Assicurarsi un apporto sufficiente di tutti i nutrienti essenziali attraverso il cibo. Di qui l’importanza della varietà. L’assunzione di supplementi alimentari (vitamine o minerali) per la prevenzione del cancro è invece sconsigliata.

9) Allattare i bambini al seno per almeno sei mesi

10) Nei limiti dei pochi studi disponibili sulla prevenzione delle recidive, le raccomandazioni per la prevenzione alimentare del cancro valgono anche per chi si è già ammalato.

Comunque non fare uso di tabacco.


CHI C'E' DIETRO IL PROGETTO DIANA 5
L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Irccs - Istituto Nazionale dei Tumori (Int) di Milano, è sostenuta e finanziata dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali attraverso i fondi del programma integrato per l’Oncologia, dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc) e dall’Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del 7° giorno grazie all’otto per mille donato all’Associazione di Volontariato Lega Vita e Salute Onlus.
Diana 5 è uno studio multicentrico coordinato dalla Fondazione Irccs - Int insieme all’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo), in collaborazione con il Centro di Riferimento per l'Epidemiologia e la Prevenzione Oncologica in Piemonte e altri centri di Napoli, Palermo, Perugia, Potenza, Avezzano.

La mammografia, arma efficace per prevenire il tumore al seno

La mammografia, arma efficace contro il tumore
Per prevenire e combattere il cancro del seno, gli screening sono di primaria importanza. L'esperienza dell'Asl Milano 2.

I programmi di screening oncologico sono un'arma importantissima che il sistema sanitario ha a disposizione per consentire la diagnosi precoce dei tumori, cioè per riconoscere alcune malattie tumorali in fase iniziale, rendendone possibile la cura con elevate probabilità di guarigione e riducendo la mortalità specifica per tali patologie. La mammografia è uno degli screening per i quali ad oggi è dimostrata scientificamente l'efficacia nel ridurre il rischio di morte per tumore al seno. La dott.ssa Margherita Assirati, medico del Centro Operativo Screening della Asl Milano 2 (Servizio di Medicina Preventiva nelle Comunità), illustra i vantaggi di questa modalità diagnostica.

Dott.ssa Assirati, quali sono i risultati del vostro programma?
"Il Programma di Screening Mammografico, attivo dal 2001 nella nostra ASL, sta riscuotendo una larga adesione da parte delle donne residenti, diventando per loro un appuntamento abituale con la salute: infatti il 70% delle invitate esegue regolarmente il test di screening con cadenza biennale. Nel 2008 si sono sottoposte all'esame oltre 20.000 donne. Dal 2001 al 2007 sono state diagnosticate 589 neoplasie maligne (110 delle quali nel 2007). Il 15% di questi tumori è del tipo ‘in situ', cioè si tratta di una forma ‘superficiale' precoce, che non si è ancora diffusa né localmente né altrove.
Un ulteriore 60% dei tumori ha un diametro inferiore al centimetro e, complessivamente, l'83% ha dimensioni inferiori a 2 centimetri. Poiché oltre l'80% dei tumori è risultato essere in uno stadio iniziale, cioè senza metastasi, nemmeno nei linfonodi ascellari, siamo di fronte a forme completamente guaribili attraverso gli abituali trattamenti chirurgici e medici attualmente disponibili. In effetti, la terapia chirurgica conservativa, cioè l'asportazione di una porzione limitata di tessuto mammario, con minor impatto estetico e sulla qualità vita delle persone, è stata applicata in circa il 90% dei casi".

Ci sono effetti anche sull'aspetto peggiore, la mortalità?
"Sì. I dati epidemiologici raccolti nella nostra ASL, per il periodo 2002 - 2007, dimostrano che la mortalità generale per tumore della mammella (in tutte le classi d'età) risulta in lieve decremento (-2% annuo). Questa riduzione però è molto più evidente nelle donne tra i 55 e i 75 anni, cioè nella fascia d'età che risente direttamente delle attività di screening. In questo sottogruppo, infatti, la riduzione percentuale annua è pari al 6,8%. I motivi di tale importante risultato sono da ascrivere a tutte le componenti (preventive e terapeutiche) interagenti nella nostra ASL, nessuna esclusa, e costituiscono un fondamentale stimolo per la prosecuzione di tutti i programmi e le attività specifiche in atto".

Come si svolge il programma di screening mammografico?
"Va ricordato che il tumore della mammella è una malattia molto frequente ed è la prima causa di morte per tumore tra le donne. Attraverso lo screening è stato evidenziato che la frequenza questo tipo di neoplasia aumenta con l'avanzare dell'età, fino a raggiungere l'8%o intorno ai 65 anni ed oltre.
L'esecuzione (gratuita) della mammografia bilaterale (cioè ad entrambe le mammelle) in doppia proiezione con cadenza biennale, previo invito personalizzato recapitato a domicilio, consente di individuare precocemente la malattia nel suo processo di sviluppo, prima cioè che si manifesti clinicamente e diventi rilevabile con la palpazione del seno o con l'esame ecografico. Le donne che risultano sospette al test di screening vengono invitate ad eseguire ulteriori approfondimenti diagnostici (test di 2° livello) presso la stessa sede ospedaliera in cui hanno eseguito la mammografia di screening, attraverso percorsi ad esse riservati, fino alla conclusione diagnostica finale".

Cosa deve fare ogni donna tra un esame e l'altro?
"Va ricordata a tutte le donne l'importanza dell'autopalpazione del seno e della segnalazione di qualsiasi segno o sintomo possa comparire tra uno screening e quello successivo, in modo da poter diagnosticare il prima possibile anche il pur esiguo numero di tumori che possono svilupparsi in questo intervallo di tempo".


A cura della Redazione


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Test OncotypeDX per scelta chemioterapia tumore della mammella

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