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Cancro al seno , guida allo screening

Cancro al seno, guida allo screening
Adele Sarno


Colpisce una donna una su dieci. Il cancro al seno è la prima causa di mortalità per tumore nel sesso femminile e rappresenta il 25 per cento di tutti i carcinomi che colpiscono le donne. In Italia vengono diagnosticati 137mila caso all’anno, 152 ogni centomila donne. E la mortalità è del 17 per cento. Vi sono diversi fattori di rischio per il cancro al seno alcuni dei quali prevenibili. Fa paura ma effettuare screening regolari e adottare uno stile di vita sano può aiutare ad evitare di essere colpiti da questa forma tumorale.

La paura di ammalarsi. “Il tumore al seno è in realtà il secondo per frequenza, dopo i tumori della pelle – spiega la professoressa Alessandra Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica dell'H. San Raffaele Resnati di Milano – ma fa molta più paura. Il motivo è semplice: perché ad essere colpito è l’organo principe della femminilità, la mammella. Inoltre viene ancora visto come una malattia fatale. In realtà, l’aumento delle diagnosi precoci, e la migliore qualità delle cure hanno aumentato sia la sopravvivenza, sia la qualità della vita. Se il tumore è piccolo (inferiore a 2 cm di diametro) e localizzato (senza invasione dei linfonodi), ben il 98,5 per cento delle donne è vivo dopo 5 anni. Per questo è essenziale la diagnosi precoce, con ecografia e mammografia annuali, dopo i 40 anni. Se i linfonodi sono interessati (“malattia regionale”) l’88 per cento delle donne è vivo e sta bene dopo 5 anni, e l’80 per cento dopo 10 anni: quindi comunque la grande maggioranza”.

I fattori di rischio. Più dell’80 per cento dei casi di tumore al seno si verificano in persone che hanno più di 50 anni. Circa il 10 per cento di chi sviluppo il carcinoma mammario ha familiari malati, specie i più giovani. Vi sono anche alcuni geni che predispongono a questo tipo di tumore: sono il BRCA1 e il BRCA2. Le mutazioni di questi geni sono responsabili del 50 per cento circa delle forme ereditarie di cancro del seno e dell’ovaio. “Anche gli ormoni – secondo l’Airc, Associazione italiana per la ricerca sul cancro – influiscono: vari studi hanno dimostrato che un uso eccessivo di estrogeni (gli ormoni femminili per eccellenza) facilitano la comparsa del cancro al seno. Per questo tutti i fattori che ne aumentano la presenza hanno un effetto negativo e viceversa (per esempio, le gravidanze, che riducono la produzione degli estrogeni da parte dell'organismo, hanno un effetto protettivo)”. Le alterazioni del seno, le cisti e i fibroadenomi non aumentano il rischio di cancro. Mentre ciò che bisogna controllare sono quei seni che, alle prime mammografie, hanno dimostrato un tessuto molto denso o addirittura una forma benigna di crescita cellulare chiamata iperplasia del seno. Anche l’obesità, il fumo e l’alcool sono considerati fattori di rischio.

“Fumo attivo e passivo aumentano, seppure di poco, il rischio di tumori anche al seno. E ancora, riduciamo l’alcool nell’alimentazione – aggiunge la Graziottin – due bicchieri di alcolici al giorno (24 gr di alcool) aumentano significativamente il rischio di tumore al seno. Ricordiamo che il rischio è dose dipendente, nel senso che cresce con l’aumentare della quantità di alcolici bevuti, ed è indipendente dal tipo di bevanda (vino, birra, o supercolici). Morale: meno si beve meglio è”. Infine è meglio perdere peso. “L’obesità, soprattutto dopo la menopausa, aumenta molto il rischio di tumori al seno, ben più di qualsiasi altro fattore, inclusa la terapia ormonale. Questo succede perché il tessuto adiposo produce un estrogeno “cattivo” (chiamato “estrone”) che aumenta nettamente il rischio di tumori alla mammella e all’utero”.

Come fare prevenzione. “Oggi si può fare realmente qualcosa sul fronte della prevenzione, almeno stando ai dati dell’American Cancer Society”, continua la professoressa Alessandra Graziottin. “Per farlo è necessaria una distinzione: in medicina si parla di ‘prevenzione primaria’ quando l’obiettivo è ridurre la comparsa (“incidenza”) di una malattia. Si parla invece di ‘prevenzione secondaria’, quando l’obiettivo è una diagnosi il più possibile precoce di una malattia già in atto. Questo secondo obiettivo è raggiungibile sia ponendo attenzione ai sintomi minimi (inizialissimi), sia con esami che consentano di riconoscere la malattia”.

Gli esami utili. È possibile ridurre il proprio rischio di ammalarsi con un comportamento attento e con pochi esami di controllo. È bene fare esercizio fisico e alimentarsi con pochi grassi e molti vegetali (frutta e verdura, in particolare broccoli e cavoli, cipolle, tè verde e pomodori). Ecco gli esami consigliati dall’Airc, l’associazione italiana per la ricerca sul cancro.

1. La mammografia è il metodo attualmente più efficace per la diagnosi precoce. Per questa ragione è consigliato, con cadenza annuale, a tutte le donne dopo i 50 anni. Nelle donne che hanno avuto una madre o una sorella malata in genere si comincia prima, verso i 40-45 anni, con cadenza annuale.

2. L’ecografia è un esame molto utile per esaminare il seno giovane, dato che in questo caso la mammografia non è adatta. Si consiglia di farvi ricorso, su suggerimento del medico, in caso di comparsa di noduli.

3. È buona abitudine fare una visita del seno presso un ginecologo o un medico esperto almeno una volta l’anno, indipendentemente dall’età.

4. L’autopalpazione è una tecnica che consente alla donna di individuare precocemente eventuali trasformazioni del proprio seno. La sua efficacia in termini di screening è però molto bassa: questo significa che costituisce un di più rispetto alla sola visita e alla mammografia a partire dall'età consigliata, ma non può sostituirle.


27 Febbraio 2009

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