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Tumore al seno: un nuovo freno alle metastasi ossee


Un nuovo freno alle metastasi ossee
Medicina lug 10, 2009 15:46
metastasi ossee, localizzate e ingrandite
Un principio attivo intelligente in grado di rallentare gli effetti delle metastasi ossee: si chiama denosumab (già presente nel database del sito), ed è l’anticorpo monoclonale che viene dal futuro, quello delle biotecnologie, l’ultima frontiera in tema di sviluppo farmacologico. Presentato oggi in California uno studio che dimostra la sua superiorità rispetto alle terapie attuali nel ridurre e ritardare la comparsa di metastasi ossee nelle pazienti affetti da cancro al seno in 2.049 pazienti affette da carcinoma mammario in stadio avanzato. La superiorità è stata dimostrata nel ritardare una serie di complicazioni ossee gravi, nell’insieme denominate SRE (o eventi scheletrici correlati) e che comprendono anche fratture e compressione del midollo spinale.

“Siamo estremamente lieti dei risultati di questo importante studio, che dimostra come questo anticorpo monoclinale può ridurre o ritardare le gravi complicanze delle metastasi ossee nelle pazienti affette da carcinoma mammario più efficacemente rispetto all’attuale standard terapeutico, e con un profilo beneficio/rischio favorevole – ha dichiarato Roger M. Perlmutter, M.D., Ph.D., Executive Vice President della Ricerca e Sviluppo Amgen – Questi risultati sottolineano l’importanza del RANK Ligand nella progressione delle malattie delle ossa, e promettono di migliorare le cure per le pazienti affette da carcinoma mammario in stadio avanzato”.
Si tratta del primo anticorpo monoclonale totalmente umano in fase finale di sviluppo clinico che bersaglia in maniera specifica il RANK Ligand, il regolatore essenziale degli osteoclasti (le cellule che degradano l’osso).


Le metastasi ossee, la diffusione dei tumori all’osso, rappresentano un problema grave per le pazienti affette da carcinoma mammario in stadio avanzato, con tassi d’incidenza che raggiungono il 75%. Quando il cancro si diffonde all’osso, le cellule tumorali in crescita indeboliscono e distruggono il tessuto osseo attorno al tumore. Tale danno può portare a una serie di complicanze ossee gravi, nell’insieme denominate SRE (o eventi scheletrici correlati).

Le metastasi dell’osso rappresentano la terza sede più comune di metastasi, precedute solo da polmone e fegato. Sono cellule tumorali che si separano dal tumore e migrano al tessuto osseo dove si insediano e si sviluppano, si verificano in più di 1,5 milioni di persone nel mondo. Con i miglioramenti delle cure oncologiche, con diagnosi più precoci e nuove opzioni terapeutiche, che hanno portato ad aumenti dei tassi di sopravvivenza, sta crescendo il numero di pazienti che sviluppano una malattia metastatica secondaria a un cancro primario. Le metastasi ossee rappresentano un problema importante per i pazienti con alcuni tipi di cancro in stadio avanzato, con tassi di incidenza prossimi al 100% nei pazienti affetti da mieloma e che toccano il 75% nei pazienti affetti da carcinoma mammario e prostatico.

In Italia è possibile stimare un’incidenza annuale di metastasi ossee di circa 35.000 nuovi casi/anno. In un 20% circa dei pazienti rappresentano la prima lesione alla diagnosi: sono dolorose ed invalidanti e compromettono in modo significativo la qualità di vita.

Con le metastasi ossee, le cellule tumorali in crescita indeboliscono e distruggono il tessuto osseo attorno al tumore. Il danno provocato dal tumore all’osso può portare a una serie di complicazioni gravi denominate eventi scheletrici correlati (SRE). Questi comprendono: frattura di un osso, radioterapia ossea, chirurgia ossea, o compressione del midollo spinale. Tutte complicanze gravi per i pazienti affetti da cancro in stadio avanzato. Negli USA l’onere economico dei pazienti con metastasi ossee è notevole e l’anno scorso è stato stimato a $12,6 miliardi. I pazienti con metastasi ossee in cui si verifica un SRE hanno dei costi medici significativamente superiori rispetto ai pazienti in cui non si verifica.

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