Cure per il tumore del seno

Roche ha annunciato nuovi dati di follow-up a lungo termine di due studi pivotal su larga scala che hanno valutato l’utilizzo di trastuzumab in adiuvante per il trattamento del tumore al seno HER2 positivo in fase iniziale, presentati al San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS). Entrambi gli studi – l’N9831 condotto dal North Central Cancer Treatment Group (NCCTG), e il BCIRG006 effettuato dal Breast Cancer International Research Group – hanno dimostrato che trastuzumab ha ridotto di circa un terzo il rischio di recidiva del tumore in donne con carcinoma mammario HER2 positivo in fase precoce, rispetto alle pazienti che hanno ricevuto la sola chemioterapia. Entrambi gli studi hanno inoltre dimostrato la sopravvivenza libera da malattia a 5 anni in almeno l’80 per cento delle donne che hanno ricevuto trastuzumab per un anno. I trial hanno anche confermato il profilo favorevole di sicurezza cardiaca di trastuzumab con il follow-up a lungo termine. Inoltre, entrambi gli studi hanno dato risposta alle domande della comunità medica circa la migliore modalità di somministrazione del farmaco.
Il BCIRG006 è uno studio indipendente randomizzato di Fase III mirato a valutare l’uso di due trattamenti chemioterapici (docetaxel e carboplatino) associati con trastuzumab successivamente al trattamento adiuvante iniziale con chemioterapia a base di doxorubicina e ciclofosfamide per la cura del carcinoma mammario HER2 positivo in fase precoce. Lo studio è stato condotto dal Breast Cancer International Research Group (BCIRG). L’endpoint primario dello studio era la sopravvivenza libera da malattia, mentre quelli secondari erano la sopravvivenza globale, la tossicità e i marker patologici e molecolari predittivi dell’efficacia.
Lo studio ha dimostrato che trastuzumab somministrato in associazione con un regime a base di antracicline riduce il rischio di recidiva del 36 per cento nelle donne trattate per un anno con trastuzumab rispetto a quelle trattate con la sola chemioterapia, mentre il rischio di decesso è stato ridotto del 37 per cento. I risultati dello studio hanno dimostrato anche che trastuzumab somministrato in associazione con regimi liberi da antracicline ha ridotto il rischio di recidiva del 25 per cento nelle donne trattate per un anno con trastuzumab rispetto a quelle trattate con la sola chemioterapia, mentre il rischio di decesso è stato ridotto del 23 per cento. In entrambi i casi, i risultati erano statisticamente significativi.
Il carcinoma mammario è il tumore femminile più diffuso al mondo. Ogni anno vengono diagnosticati oltre un milione di nuovi casi e quasi 400.000 persone perdono la vita a causa di questa malattia. La caratteristica del carcinoma mammario HER2 positivo è la presenza di maggiori quantità di proteina HER2 sulla superficie delle cellule tumorali. Questo fenomeno è noto come positività HER2 e colpisce circa il 20-25 per cento delle donne affette da carcinoma mammario.
Trastuzumab è un anticorpo monoclonale umanizzato, creato per identificare e bloccare l’attività di HER2, una proteina prodotta da un gene specifico a potenziale cancerogeno. Il meccanismo di azione di trastuzumab è unico in quanto attiva il sistema immunitario e inibisce i recettori HER2 per combattere il tumore. Si è dimostrato efficace nel trattamento del carcinoma mammario HER2 positivo, sia nello stadio iniziale che in quello avanzato (metastatico). L’uso di trastuzumab è stato approvato anche in associazione con un inibitore dell’aromatasi per il trattamento delle pazienti in post-menopausa con carcinoma mammario metastatico co-positivo al recettore HER2 e al recettore ormonale. Nello stadio iniziale della malattia (adiuvante), trastuzumab è approvato per l’uso dopo il trattamento chemioterapico standard (adiuvante). Trastuzumab viene commercializzato negli Stati Uniti da Genentech, in Giappone da Chugai e a livello internazionale da Roche. Dal 1998, trastuzumab è stato utilizzato per curare quasi 600.000 donne affette da carcinoma mammario HER2 positivo in tutto il mondo.
Roche Con sede centrale a Basilea, Svizzera, Roche è uno dei principali gruppi al mondo leader nell’area salute ed opera nei settori farmaceutico e diagnostico, con un forte orientamento alla ricerca. Roche è la più grande azienda di biotecnologie al mondo, con farmaci innovativi nelle aree oncologia, virologia, malattie infiammatorie, metabolismo e sistema nervoso centrale. È leader mondiale nella diagnostica in vitro, nella diagnostica istologica del cancro ed è all’avanguardia nella gestione del diabete. Fornire farmaci e strumenti diagnostici che permettano miglioramenti tangibili della salute, della qualità di vita e della sopravvivenza dei pazienti è la strategia di Roche nella Medicina Personalizzata. Roche conta oltre 80.000 dipendenti nel mondo e nel 2008 ha investito quasi 9 miliardi di franchi svizzeri in ricerca e sviluppo registrando un fatturato di 45,6 miliardi di franchi svizzeri. Roche è proprietaria di Genentech, negli Stati Uniti e ha interessi di maggioranza in Chugai Pharmaceutical, Giappone. www.roche.com


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a cura del Prof. Massimo Vergine

Tumori al seno: nuovo metodo per identificarli


Gli scienziati del Kimmel Cancer Center at Jefferson hanno scoperto un modo possibile per identificare i tumori maligni del seno, senza la necessità di una biopsia. I risultati sono stati pubblicati on-line sulla rivista Journal of Nuclear Medicine.
La sfida è stata quella di sviluppare un agente di imaging che visualizza le lesioni maligne del seno, in modo precoce ed affidabile” ha detto Mathew Thakur del Thomas Jefferson University. Abbiamo scoperto un agente chiamato 64Cu-TP3805 che viene utilizzato nell’imaging PET per identificare i tumori. L’agente rileva il cancro al seno attraverso un biomarker denominato VPAC1. Per il momento la sperimentazione ha avuto esito positivo nei topi, “Se questa capacità di 64Cu-TP3805 funzionerà negli esseri umani in futuro questo nuovo metodo identificativo contribuirà in modo significativo alla gestione del cancro al seno”, ha concluso il dott. Thakur.

Leggi abstract:
Imaging Spontaneous MMTVneu Transgenic Murine Mammary Tumors: Targeting Metabolic Activity Versus Genetic Products
Mathew L. Thakur, Devakumar Devadhas, Kaijun Zhang, Richard G. Pestell, Chenguang Wang, Peter McCue, and Eric Wickstrom
J Nucl Med published December 15, 2009

Fonte: MedicalNewsToday


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Prevenzione tumore al seno : mammografia

La mammografia è un esame diagnostico radiologico che, utilizzando raggi X, consente uno studio molto accurato delle mammelle.

Quest'indagine viene raccomandata sia nei casi in cui si sospetti un cancro al seno, sia come esame preventivo per una diagnosi precoce dello stesso.

Infatti, secondo il National Cancer Institute americano (uno dei più prestigiosi enti per lo studio e la cura dei tumori), tutte le donne dopo i 40 anni di età dovrebbero sottoporsi periodicamente a un controllo mammografico: ogni due anni fino a 50 anni, e annualmente dai 50 anni in poi, in quanto il rischio di un cancro al seno supera di gran lunga i potenziali danni derivanti dalla dose di radiazioni cui ci si espone.

La corretta informazione ed educazione alla diagnosi precoce si è tradotta in un aumento delle probabilità di sopravvivenza. Oggi, affermano gli esperti della Mount Sinai School of Medicine, di New York, una donna colpita da carcinoma invasivo ha il 39% di probabilità in più di sopravvivere di quanto avrebbe avuto negli anni '80.

Non vengono somministrati farmaci e non vengono utilizzati mezzi di contrasto e l'esame comporta gli stessi disagi di una comune radiografia e consiste nella ripresa diretta del seno effettuata in varie proiezioni per ogni mammella (cranio-caudale ed obliqua mediolaterale).

E' indispensabile recare con sè tutti gli esami effettuati in precedenza.

E' consigliabile eseguire la mammografia una settimana dopo le mestruazioni, quando le mammelle non sono gonfie, né dolenti. Nelle donne in fase postmenopausale è generalmente possibile eseguire l'indagine in qualsiasi momento. E' importante astenersi dall'applicare deodoranti, polveri, creme e soprattutto talco o altre sostanze sul seno o alle ascelle nelle ore precedenti l'esame,perchè questo potrebbe falsare il risultato della mammografia.

La mammografia è l'esame più importante per la diagnosi del carcinoma della mammella. Tuttavia la metodica, sebbene notevolmente perfezionata nel corso degli anni, non è in grado di riconoscere la totalità delle lesioni neoplastiche mammarie: nelle casistiche più recenti si riporta dal 10% al 20% di tumori non diagnosticati con la mammografia. I limiti della mammografia sono particolarmente gravi nelle donne con un seno cosiddetto "denso", nelle quali la presenza di una ghiandola mammaria di elevata radiopacità impedisce uno studio adeguato e rende difficoltoso, se non impossibile, il riconoscimento dei segni radiologici del tumore.

Per ridurre i limiti della mammografia vi sono varie procedure: integrazione con la mammografia stereotassica, con l'ecografia, con la risonanza magnetica, ed infine con metodiche interventistiche.


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utilizzo del Tibolone nei disturbi del climaterio: studio LIBERATE

o studio LIBERATE fornisce forti evidenze contro l’uso di tibolone nel trattamento dei disturbi del climaterio in pazienti con storia di carcinoma della mammella.

Le donne trattate con successo mediante intervento chirurgico nei primi stadi del carcinoma della mammella soffrono spesso di sintomi vasomotori (es. vampate di calore) anche importanti a seguito della terapia adiuvante con tamoxifene, inibitori dell’aromatasi, analoghi del GnRH o chemioterapia. La terapia estrogenica convenzionale, da sola o in associazione a progestinici, è efficace nell’alleviare questa sintomatologia, ma è controindicata nelle pazienti con carcinoma della mammella, perché gli ormoni possono favorire le recidive della neoplasia.
Un altro farmaco impiegato per ridurre i sintomi climaterici è il tibolone, uno steroide sintetico che si distingue, sia sotto il profilo farmacologico che clinico, dagli ormoni sessuali ma anch’esso controindicato nelle donne con carcinoma della mammella. Studi osservazionali hanno infatti evidenziato il rischio di questa neoplasia in associazione al tibolone. Fino ad oggi, è stato condotto un solo RCT verso placebo (Cummings SR et al. N Engl J Med 2008; 359: 697-708) per stabilire il rischio cancerogeno legato al tibolone in donne anziane affette da osteoporosi (l’end point primario era il rischio di fratture vertebrali). L’incidenza di carcinoma della mammella, confermata da una valutazione indipendente, è stata significativamente ridotta dopo 3 anni di trattamento con tibolone rispetto a placebo (HR 0,32; IC 95% 0,13-0,80). Tuttavia, i dati sull’uso di tibolone in donne con carcinoma della mammella sono scarsi.

Lo studio LIBERATE, un RCT in doppio cieco placebo-controllato, è stato disegnato per valutare efficacia e sicurezza (in termini di rischio di recidiva di cancro alla mammella) di tibolone in donne <75 style="border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; line-height: 0.5em; ">Per questo studio, condotto in 31 Paesi (tra cui l’Italia) sono state reclutate 3585 donne. Sono state escluse le donne non isterectomizzate con alterazioni endometriali.
La popolazione inclusa (n=3098) è stata randomizzata a ricevere tibolone 2,5 mg/die (n=1556) o placebo (n=1542).

L’end point primario dello studio era mostrare la non inferiorità di tibolone rispetto a placebo nella recidiva di carcinoma della mammella (compreso il coinvolgimento della mammella controlaterale). Gli end point secondari erano mortalità, sintomi vasomotori, densità minerale ossea (BMD) e qualità della vita correlata allo stato di salute.

In un sottogruppo di pazienti (n=763; i centri considerati sono stati solo 15 per motivi logistici) sono stati registrati dati relativi a numero e gravità dei sintomi vasomotori per tutta la durata dello studio BMD delle vertebre lombari (L1-L4) e del femore prossimale sinistro al basale ed a 104 settimane; la qualità di vita è stata valutata alle settimane 13, 26, 52, 78, 104 e poi ogni anno, usando il Women’s Health Questionnaire (WHQ) (n=883, 8 centri). Alle visite di follow-up, programmate ogni 6 mesi, le pazienti venivano sottoposte ad esame obiettivo, visita senologica e ginecologica, mammografia, esami del sangue e venivano registrati i dati su sintomi vasomotori, parametri vitali, farmaci concomitanti, episodi di emorragie vaginali ed eventi avversi. In caso di metrorragie persistenti, veniva richiesta una biopsia endometriale ed in caso di iperplasia o neoplasia il farmaco veniva interrotto e la paziente trattata di conseguenza.
Le donne che non traevano sollievo dai sintomi climaterici potevano ricorrere a farmaci non ormonali, come derivati della soia, clonidina ed antidepressivi. Le donne che interrompevano il farmaco prematuramente venivano comunque incoraggiate a rimanere nello studio per essere inserite nelle analisi degli outcome.

Un Data and Safety Monitoring Board (DSMB) indipendente valutava la sicurezza rivedendo tutti i dati (senza cecità) ogni 6 mesi, per stabilire se lo studio poteva essere continuato o doveva essere modificato od interrotto.
L’età media delle pazienti reclutate (79,1% caucasiche, 17,3% asiatiche) era 52,7 anni (DS 7,3), il tempo trascorso dall’intervento era in media di 2,1 anni (DS 1,3), il BMI medio era 27,0 kg/m2 (DS 4,9); nel 70,0% dei casi il tumore era almeno di stadio IIA ed il coinvolgimento linfonodale (N1–2) riguardava il 57,8% delle pazienti; l’intervento è stato conservativo solo nel 42,7%; la positività per il recettore degli estrogeni è stata riscontrata in 2185 (77,8%) delle 2808 pazienti in cui questo dato era noto.
All’ingresso nel trial, la maggior parte delle donne assumeva tamoxifene (n=2068 [66,8%]), mentre altre ricevevano inibitori dell’aromatasi (n=202 [6,5%]), chemioterapia (n=150 [4,8%]) o analoghi del GnRH (n=134 [4,3%]). Durante lo studio, il 22,4% delle donne trattate con tamoxifene è passato ad un inibitore dell’aromatasi. Il numero medio giornaliero di vampate era 6,4 in totale (DS 5,1) e 12,5 (DS 4,8) in un sottogruppo altamente sintomatico secondo la definizione delle linee guida dell’EMEA (= 5 episodi moderati-severi).

Lo studio LIBERATE è stato avviato nel giugno 2002, ma è stato interrotto prematuramente nel luglio 2007, in quanto nel marzo dello stesso anno, il DSMB aveva rilevato un eccesso di recidive di carcinoma della mammella nel gruppo randomizzato a tibolone.
La durata media di partecipazione allo studio è stata di 3,07 anni (range 0,01-4,99; 4666 anni-donna) per il gruppo trattato e 3,14 anni (range 0,01-4,94; 4633 anni-donna) nel gruppo placebo. La durata media di trattamento è stata di 2,74 anni (range 0,01-4,79) per il tibolone e 2,76 anni (range 0,01-4,72) per il placebo, per un totale di 3901 e 3874 anni-donna di esposizione rispettivamente per tibolone e placebo.

Nella popolazione intention-to-treat, le recidive sono state riportate e confermate in 402 pazienti: 237 (15,2%) nel gruppo tibolone e 165 (10,7%) in quello placebo (HR 1,40 [IC 95% 1,14-1,70]; p=0,001), similmente a quanto riscontrato nella popolazione per protocol (209 [16•7%] nel gruppo tibolone vs 138 [11•4%] del placebo; HR 1,44 [IC 95% 1,16-1,79]; p=0,0009).
La maggior parte delle recidive si è manifestata sotto forma di metastasi a distanza (n=292; più del 70%), seguite da metastasi locali (n=81) e neoplasie nella mammella controlaterale (n=42); 13 pazienti hanno avuto il coinvolgimento di più siti.
Il trattamento con tibolone è stato associato ad un rischio assoluto di recidiva di 51 per 1000 anni-donne vs 36 del placebo. L’incidenza di recidive è stata più bassa nelle pazienti senza coinvolgimento linfonodale rispetto a quelle con linfonodi positivi (5,6% [HR 1,85 (IC 95% 1,14-2,99; p=0,013) vs 18,4% [HR 1,36 (IC 95% 1,09-1,69; p=0,006)]).
Le pazienti con neoplasie recettore-negative non hanno avuto un aumento del rischio (HR 1,15 [IC 95% 0,73-1,80]; p=0,058) a differenza delle pazienti con neoplasie positive ai recettori per gli estrogeni (HR 1,56 [IC 95% 1,22-2,01]; p=0,0005). Le pazienti trattate con inibitori dell’aromatasi al basale avevano un rischio più alto rispetto alle pazienti trattate con tamoxifene (HR 2,42 [IC 95% 1,01-5,79; p=0,047] vs HR 1,25 [IC 95% 0,98-1,59; p=0,076]). Nel sottogruppo di pazienti non trattate con tamoxifene, inibitori dell’aromatasi od analoghi di GnRH, l’HR era 1,73 (IC 95% 1,18-2,53); p=0,005.

Durante lo studio, 19 donne (1,2%) sono decedute nel gruppo trattato con tibolone vs 20 (1,3%) del gruppo placebo (HR 0,94 [IC 95% 0,50-1,76]; p=0,844). Se si considera il periodo successivo al termine del trial fino alla chiusura del database, si sono verificati 72 decessi (4,6%) nel gruppo tibolone vs 63 (4,0%) nel gruppo placebo (HR 1,12 [IC 95% 0,80-1,57]; p=0,509). Di questi, hanno avuto diagnosi di recidiva del tumore alla mammella 54 donne (75%) del gruppo tibolone e 49 (78%) del placebo; le rimanenti cause di morte erano soprattutto di tipo cardiovascolare.

Non sono state rilevate differenze significative tra i 2 gruppi nell’incidenza di eventi avversi (85,2% per il tibolone vs 82,5% con placebo), eventi avversi gravi (20,5% per il tibolone vs 19,1% con placebo) ed eventi avversi che hanno portato all’interruzione del trial (8,1% per il tibolone vs 7,2% con placebo). Una frattura clinica (soprattutto al polso) è stata riportata come evento avverso nel 3,8% del gruppo trattato con tibolone e nel 4,9% del placebo (p=0,137).
Sanguinamenti, spotting od entrambi sono stati riferiti dal 13,2% delle donne trattate con tibolone vs l’8,2% del gruppo placebo. Un adenocarcinoma endometriale è stato diagnosticato durante lo studio in 7 donne del gruppo trattato con tibolone vs 4 del placebo; 9 di queste 11 donne avevano assunto tamoxifene per diversi anni prima o al momento della diagnosi della neoplasia uterina. Le biopsie endometriali sono state 1,8 volte più frequenti nel gruppo con tibolone (n=249) rispetto a placebo (n=141).

La riduzione del numero giornaliero di vampate è stata maggiore con tibolone alle settimane 4 (p=0,004), 8 (p<0,0001) p="0,002)" style="border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; line-height: 0.5em; ">Nel gruppo tibolone è stato riscontrato un incremento rispetto al basale della BMD del 3,3% a livello lombare e del 2,9% a livello dell’anca (p<0,0001) style="border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; line-height: 0.5em; ">
Questo studio ha chiaramente mostrato come il tibolone, seppur efficace nel contrastare i disturbi del climaterio, aumenti il rischio di recidiva di carcinoma della mammella in una popolazione che in larga parte è stata sottoposta a terapia adiuvante per questa neoplasia.
Non ci sono dati sufficienti per stabilire la sicurezza del tibolone in donne che hanno avuto un carcinoma della mammella e che non hanno ricevuto o hanno concluso una terapia adiuvante.

All’avvio del trial, il 66,8% delle donne assumeva tamoxifene ed il 6,5% inibitori dell’aromatasi: il tibolone potrebbe aver interferito con l’azione protettiva di questi farmaci, soprattutto con gli inibitori dell’aromatasi rispetto a tamoxifene (HR 2,42 [IC 95% 1,01-5,79; p=0,047] vs HR 1,25 [IC 95% 0,98-1,59; p=0,076]).
La spiegazione più probabile è che il tibolone eserciti un effetto estrogenico su metastasi occulte e silenti di carcinoma della mammella; tale effetto sembrerebbe confermato dalla maggiore incidenza di recidive in donne con una neoplasia positiva al recettore per gli estrogeni, anche se studi preclinici e clinici in donne sane sembrano indicare un effetto non estrogenico sul seno.
Lo studio non è stato in grado di identificare sottogruppi di pazienti che potrebbero trarre beneficio dal tibolone, per esempio donne con rischio molto basso o nullo di recidiva, non ha individuato fattori di rischio per il carcinoma della mammella (es. familiarità, Gail-model score) e non ha fornito un’accurata classificazione istopatologia dei tumori primitivi.


I risultati dello studio LIBERATE implicano che l’uso di tibolone con carcinoma della mammella noto, passato o sospetto rimane controindicato.


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A Sanremo nel 2010 2 corsi della Società Italiana di Senologia

Si è svolta ieri sera all’Hotel Miramare la tradizionale festa per gli auguri di Natale della sezione provinciale della LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori.
Alla serata erano presenti il Dottor Claudio Battaglia, Presidente della sezione di Imperia-Sanremo della LILT, il Consiglio Direttivo, i volontari, i medici, le infermiere delle cure palliative e tutti quanti hanno prestato servizio negli ambulatori della LILT. A ognuno di loro è andato il plauso del Presidente per il prezioso contributo che gli stessi hanno fornito nel corso dell’anno durante tutte le iniziative organizzate dall’associazione. Presente anche l’ex Presidente Giovanni Lotti.
Durante la serata è stato dato un importante annuncio: nel 2010 la sezione di Imperia della LILT, scelta quale sede permanente per i corsi della Scuola Italiana di Senologia di Milano, organizzerà due corsi, uno dedicato ai radiologi e uno ai tecnici di radiologia. L’associazione senza fini di lucro fondata nel 1984 dal prof. Umberto Veronesi, oggi Direttore Scientifico, è nata per contribuire a migliore in Italia la qualità delle diagnosi e delle cure dei tumori della mammella.


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Prevenzione del tumore al seno e benefici dell'allattamento

I benefici dell’allattamento al seno ormai non sono più quantificabili. La ricerca non smette di trovarne di nuovi, quasi tutti incentrati sui risvolti positivi che ha per il neonato il latte materno. L’ultimo studio in ordine di arrivo riguarda però i vantaggi che derivano alla donna e afferma che le madri che scelgono di allattare al seno possono significativamente ridurre il rischio a lungo termine di ammalarsi di malattie cardiovascolari e di sviluppare quel mix di fattori di rischio noto come sindrome metabolica.
La ricerca, diretta da Erica P. Gunderson, ricercatrice del Kaiser Permanente Center di Oakland, in California, ha verificato come durante i primi mesi di allattamento, le neomamme erano meno esposte alla sindrome metabolica in una percentuale del 39%.Lo studio ha mostrato che più una madre continua ad allattare al seno, tanto più la sua salute a lungo termine ne trae beneficio.
L’allattamento al seno per più di nove mesi ha ridotto il rischio di sindrome metabolica di circa l’86 per cento nelle donne con diabete gestazionale, mentre per le donne senza diabete gestazionale, il rischio è stato ridotto del 56 per cento.Come spiega la stessa Gunderson:
L’allattamento al seno ha effetti positivi sulla salute delle donne così come sui neonati. Può aiutare a proteggere le donne dalle malattie cardiache e dal diabete, una protezione che ha effetti duraturi nel tempo.
L’US Department of Health and Human Services ha stabilito che per le donne l’allattamento può ridurre il rischio di sviluppare diabete di tipo 2, il cancro al seno, il cancro alle ovaie e la depressione post-partum. Per i bambini, i benefici per la salute includono una riduzione del rischio di malattie respiratorie, asma, infezioni dell’orecchio, problemi di stomaco, e allergie della pelle, così come una diminuzione del rischio di diabete e di sindrome della morte infantile improvvisa

fonte Health news

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Tumore al seno, incontro per la prevenzione e diagnosi precoce a Parma

03/12/2009 -
Tumore al seno, incontro per la prevenzione e la diagnosi precoce
Si tiene domani, venerdì 4 dicembre, alle 18 presso l'Auditorium di Banca Monte Parma (via Bruno Longhi, 9) l'incontro con Gemma Martino, oncologa e direttore scientifico del Centro Metis riguardo "Prevenzione e diagnosi precoce del tumore del seno: filosofia e stili di vita".L'incontro è stato organizzato da A.N.D.O.S. Parma onlus (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno) in collaborazione con LILT (Lega Italiana Lotta Tumori) e Noi Consumatori Parma, con il patrocinio del Comune di Parma, Banca Monte, Provincia di Parma, Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Parma e Regione Emilia Romagna.Partecipano Luigi Giuseppe Villani per la Regione Emilia Romagna, il delegato del Comune di Parma per le politiche della Salute Fabrizio Pallini, e l'assessore provinciale alle Politiche sociali Marcella Saccani.
Cos'è A.N.D.O.S. Parma Onlus:La sezione autonoma di ANDOS Parma Onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) è nata nell'estate 2007 e si inserisce in una delle più importanti realtà nazionali che si battono per assicurare il massimo in termini di eccellenza delle cure e qualità della vita alle donne ammalate di tumore del seno.ANDOS annovera trai suoi consulenti / volontari giovani medici e specialisti di grande esperienza, alcuni dei quali hanno avuto la possibilità di perfezionarsi all'estero anche grazie ai finanziamenti dati da questa associazione.L'associazione è costituita, oltre che da familiari e amici, quotidianamente a contatto con le donne ammalate, anche da volontarie che hanno vissuto in prima persona l'esperienza della malattia e dell'intervento chirurgico: presenze preziose per l'aiuto nei confronti delle donne ammalate, di cui conoscono i bisogni e le sofferenze e dalle quali sono riconosciute come interlocutore privilegiato.
Cosa fa ANDOS Parma Onlus:ANDOS offre visite per la prevenzione, complete di esame ecografico, controlli periodici e consulenze chirurgiche, oncologiche, fisioterapiche e psicologiche.Tutto questo in un ambito di adeguata formazione professionale degli operatori anche per quanto riguarda la comunicazione e la relazione umana con le pazienti ed i loro familiari.La donna ammalata o già guarita deve infatti essere adeguatamente sostenuta sul piano psicologico e riabilitativo nelle varie fasi della malattia: presso le sedi dell'associazione operano gratuitamente psicologhe, fisioterapiste e volontarie per incontri e ginnastica postoperatoria. A.N.D.O.S. infine organizza incontri divulgativi per la popolazione con esperti che sottolineino l'importanza di sottoporsi periodicamente a visite, ecografie e mammografie: per diffondere la cultura della prevenzione e della diagnosi precoce che rimane lo strumento più efficace per sconfiggere la malattia.
Per informazioni: A.N.D.O.S. Parma Onlus Via Emilia Ovest, 18 tel. 3468917460e-mail: mailto:andos.parma@gmail.com%20Orario: Lunedì e Mercoledì ore 16-18

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La dieta mediterranea contro il tumore al seno


La dieta Mediterranea, pochi grassi animali, frutta, verdura, legumi, pesce e olio extra vergine di oliva riesce a modulare i livelli degli estrogeni dannosi per le donne e responsabili dell'insorgenza del tumore al seno.

Studi recenti hanno evidenziato come nei paesi occidentali il fumo e la cattiva alimentazione causano oltre il 65% dei tumori.
Esiste uno stretto legame fra dieta e cancro: quando le donne asiatiche, che in genere hanno una bassa incidenza di cancro al seno si spostano negli Stati Uniti, l'incidenza della patologia aumenta progressivamente nel corso delle generazioni successive fino a diventare del tutto simile a quella delle donne statunitensi.

L'occidentalizzazione, infatti, determina l'acquisizione di tutta una serie di abitudini di vita scorrette quali una vita sedentaria e un'alimentazione ricca di grassi che soppiantano la vita attiva e la dieta ricca in fitoestrogeni.
Lo studio Mediet condotto a partire dal 2002 sotto la guida del dottor Giuseppe Carruba direttore del Dipartimento di Oncologia Sperimentale dell'ospedale civico di Palermo ha seguito a partire dal 2002, 100 donne sane in menopausa

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Komen: lotta ai tumori al seno

Komen - Lotta ai tumori al seno

Molti vip scendono in campo

Non è un problema di cui vergognarsi. E’ una malattia e abbiamo scoperto, con l’esperienza personale e con l’aiuto della Komen, che è una malattia dalla quale si guarisce, se presa in tempo”. E’ Rosanna Banfi che racconta. Ha incontrato il tumore al seno, lo ha combattuto e sconfitto.
Così come succede a migliaia di donne che hanno capito l’importanza della prevenzione e hanno messo in pratica i pochi consigli che davvero possono cambiare la vita e soprattutto salvarla. “Oggi ci scherziamo pure – ha detto il padre Lino Banfi, visibilmente toccato dall’esperienza – le diciamo frasi tipo devi prenderla di petto oppure adesso sei diventata anche presidentessa in pectore…”


Da anni Maria Grazia Cucinotta è la testimonial della Komen Italia, un’associazione che lotta incessantemente per aiutare le donne a prevenire il cancro al seno. E con la dolcezza e la consapevolezza di chi “sente” il problema ha raccontato l’esperienza che l’ha condotta a preoccuparsi delle donne italiane in questo campo. “ Mia madre si è ammalata di tumore quando io avevo 4 anni e mia sorella 2. Era una donna che faceva la mammografia ogni anno. Ed è viva grazie a questo. Oggi ha 80 anni, ha cresciuto noi, ha visto i nipotini, gioca con loro. E questo è il dono più grande che una donna può fare a chi la ama. Quello di curarsi per tenere la cosa più preziosa che ha che è la vita”.

L’attrice siciliana non manca mai un appuntamento con le iniziative del gruppo e giovedì scorso a Roma, ha presieduto alla serata tutta rosa dedicata a una raccolta fondi per aiutare la ricerca e le donne meno fortunate. Molti i vip presenti - Rosanna e Lino Banfi, Erminia Manfredi, Gianni Petrucci, Livia Azzariti, Jacqueline De Laurentis – molti i romani che hanno generosamente aiutato la Komen.

“Quest’anno abbiamo scelto tre progetti” racconta il presidente Prof. Riccardo Masetti, responsabile della Struttura Complessa Chirurgia Senologica del Gemelli di Roma. “ Il primo obiettivo - continua Masetti - è un programma di prevenzione per le donne detenute a Rebibbia, con l’impiego dell’unità mobile di mammografia della Komen Italia. Il secondo progetto riguarda un dottorato di ricerca in senologia per tre giovani studiosi e poi, una programma di formazione per infermieri che presteranno la loro opera in un centro ospedaliero che sta nascendo a Kumasi, in Ghana”.

Nel corso della serata c’è stata un’asta silenziosa con prestigiosi oggetti in vendita che continuerà su eBay (www.komenitalia.it/asta) con la vendita di alcune maglie e oggetti autografati donati da sportivi famosi come Totti e De Rossi della Roma, Lavezzi e Hamsik del Napoli, le campionesse olimpiche Federica Pellegrini e Josefa Idem, Giulia quinta valle ed altri campioni delle Fiamme Gialle, Alessandro Tonolli e i suoi compagni della Virtus Roma Basket, le tenniste azzurre campionesse in Federation Cup e molti altri famosissimi atleti.

Il ricavato finora è di circa 100.000 euro ma non basta mai. “Sono stati fatti tanti passi avanti grazie alla ricerca – spiega la conduttrice Livia Azzariti – oggi con la diagnosi precoce i tumori al seno guariscono al 90%”. E molti passi avanti sono stati possibili proprio grazie al supporto, alla sensibilità e alla generosità di chi ha creduto e crede nel lavoro di chi ogni giorno aiuta le donne a guarire. “La paura rimane – continua la Azzariti – ma dobbiamo vincerla sostenendo iniziative come questa che servono a non sentirsi soli e sapere che si fa parte di una grande squadra che ha lo stesso obiettivo. Quello di vincere questa battaglia”.

Da tg5.com

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