Ravenna, con lo screening al seno ci sono il 21% di speranze di salvezza in più

RAVENNA -

"La donna che non partecipa allo screening ha una percentuale del 21% in meno che le venga diagnosticato un tumore piccolo". In altre parole, una donna che preferisce la prevenzione 'faidate' al programma di monitoraggio regionale ha il 21% in meno di possibilita' di prevenire lo sviluppo in forma grave della patologia. Lo dimostra, numeri alla mano, il direttore del centro di Prevenzione oncologica dell'Ospedale di Ravenna, Fabio Falcini.

Dal 1996, cioe' da quando e' iniziato il programma di screening, a Ravenna, su totale di 929 tumori rilevati grazie a questo monitoraggio, si vede che il 75% sono piccoli (quelli, cioe', in cui le probabilita' di guarire sono altissime), mentre solo il 10,7% sono piu' estesi (e dunque piu' pericolosi). Se invece si guardano i casi diagnosticati fuori dal programma di screening, si nota che, su un totale di 1.152 tumori al seno, il 54,6% sono piccoli, e ben il 33,9%, invece, sono gia' avanzati.

"Quando una donna chiede la diagnosi di sua iniziativa, spesso vuol dire che il problema esiste gia'", spiega Falcini. Complessivamente, a Ravenna i casi diagnosticati da 14 anni fa a oggi sono 3.039, di cui 929 rilevati grazie allo screening e 2.110 fuori dal programma, ma la maggior parte (1.850) sono circoscritti e facilmente guaribili, mentre 815 sono quelli trovati in fase avanzata. In Emilia-Romagna, invece, il totale di casi diagnosticati e' di 31.319, di cui 18.855 piccoli, e 8.643 estesi.

Per quanto riguarda l'incidenza della malattia, Falcini spiega che anche a Ravenna, come nel resto
della Regione, sono in aumento i casi tumore "in situ" alla mammella, cioe' di quelli che sono "bombe che devono ancora esplodere", quindi guaribili, mentre diminuiscono i casi di tumore invasivo. "E' un calo progressivo", assicura. A Ravenna, piu' della meta' dei casi (sommando entrambe le tipologie) interessano la fascia d'eta' 50-69 anni, mentre l'11% riguarda quella 70-74, l'8,9% la fascia 45-49, e il 6,6% quella 40-44. Per le over 74, invece, il rischio di tumore al seno, grazie alla diagnosi precoce, "andra' a sparire", conclude il direttore del centro di Prevenzione oncologica di Ravenna.

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Carcinoma mammario e prevenzione del tumore al seno : il caffè un rimedio naturale


Arriva dall’Università di Toronto un’importante novità in materia di prevenzione: il caffè, già noto per la sua azione stimolante sul sistema nervoso e sul muscolo cardiaco, potrebbe rivelarsi un valido aiuto per combattere l’insorgenza del tumore al seno. E’ stato infatti dimostrato che i fitoprogesteroni contenuti nella caffeina riducono il rischio di mutazione dei geni BRCAI e BRCA 2, che espongono le donne ad un alto rischio di ammalarsi di cancro al seno.

Lo studio, diretto dal dottor Steve Narod e dal suo team di ricercatori, ha preso in esame il rapporto tra il consumo di caffè e il rischio di insorgenza del carcinoma mammario.

La ricerca ha coinvolto 1690 donne ad altro rischio, provenienti da 40 centri ospedalieri diversi, di cui sono state analizzate le abitudini in relazione al consumo di caffè durante la giornata attraverso un questionario. Così si è scoperto che la probabilità di ammalarsi, fra le donne con mutazioni genetiche a rischio che bevono da 1 a 3 tazze di caffè ogni giorno, è ridotta del 10% rispetto alle non bevitrici. Lo stesso rischio si riduce del 25% per le donne che bevono 4 o 5 tazzine di caffè al dì, e addirittura del 69% per le vere e proprie estimatrici della caffeina che ne bevono più di 6 tazzine.



Conducendo poi un’indagine sulle varie mutazioni genetiche riguardanti le ghiandole mammarie, i ricercatori hanno scoperto che l’effetto “scudo” offerto dalla bevanda nera è significativo solo per le donne geneticamente predisposte alla mutazione dei geni responsabili dell’insorgenza del carcinoma. Entrambe le ricerche, pubblicate sulla rivista scientifica “International Journal of Cancer”, hanno dato vita ad altri studi ancora in corso di svolgimento.

Il caffè si è dunque rivelato non soltanto una ideale bevanda per affrontare con grinta la giornata, ma anche un rimedio naturale per la prevenzione del tumore al seno, però soltanto per una specifica categoria di donne


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L'aspirina può ridurre il rischi del cancro al seno


Che un farmaco comune come l’aspirina possa essere il futuro dei trattamenti per coloro che hanno il cancro al seno?

Secondo quanto è infatti emerso da uno studio condotto da alcuni ricercatori delle Università di Harvard e Brigham, Aspirina e Ibuprofene sono in grado di ridurre il rischio di tumore mammario.


La ricerca in questione è stata condotta su oltre 4.000 donne con il tumore al seno, seguite in un arco temporale che va dal 1976 al 2002. Le pazienti sono state seguite per tutta la durata della loro malattia e ciò che è stato rilevato è che le donne che stavano assumendo Aspirina (per altre cause non direttamente correlate al cancro) avevano una cospicua percentuale di rischio di morte in meno rispetto a coloro che non la assumevano.

Nello specifico, assumere due aspirine alla settimana ridurrebbe tra il 64 e il 71% il rischio di morire per le pazienti affette da tumore al seno, mentre il rischio di metastasi si abbasserebbe tra il 43 e il 60%.

Purtroppo i ricercatori non hanno capito il perché della riduzione di tali rischi grazie all’Aspirina, ma se i risultati della scoperta verranno in futuro accertati e confermati parallelamente con altri studi, potrebbe essere fatto un grossissimo passo in avanti per il trattamento della malattia. Ciò che appare maggiormente in rilievo è il fatto che i farmaci sopramenzionati hanno certamente effetti collaterali molto, molto più lievi rispetto alla dura chemioterapia.


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Prevenzione del tumore al seno


In tutto il mondo occidentale, il tumore al seno è il primo tumore femminile per numero di casi e la sua incidenza è in costante aumento, tanto da essere considerato alla stregua di una vera e propria malattia sociale. In Italia, i nuovi casi di cancro al seno sono circa 40mila l’anno. Sono però diminuiti i decessi.

Uno studio italiano, promosso dal Ministero della Salute e recentemente pubblicato sul 'British Journal of Cancer', dimostra che battere il tumore del seno è possibile: la mortalità, infatti si dimezza nelle donne che annualmente effettuano la mammografia. L'obiettivo obiettivo quello di sensibilizzare un numero sempre più ampio di donne sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce dei tumori della mammella, informando il pubblico femminile anche sugli stili di vita sani da adottare e sui controlli diagnostici da effettuare.

L'ambulatorio Polispecialistico Salus di Tivoli Terme ha attivato in questo contesto un ambulatorio di Senologia presso il quale è possibile prendere un appuntamento per una Visita Senologica con lo Specialista. Secondo le varie necessità si prescriveranno quindi esami strumentali diagnostici mirati.

Per appuntamenti

Salus-Ambulatorio Polispecialistico-
Via Tommaso Neri n° 5 - Tivoli Terme

Tel: 0774-371011 - 0774373578


Oncologia. Lo IEO diventa più grande: inaugurato il nuovo centro con la benedizione di Tettamanzi

L'Istituto europeo di oncologia si espande. Conquista cinque nuove sale chirurgiche, spazi confortevoli per il day hospital di chemioterapia e radioterapia, apparecchi sofisticati per la cura e la diagnosi dei tumori e una cinquantina di studi medici. Questa mattina, in occasione della XVIII giornata mondiale del malato, è stato il cardinal Dionigi Tettamanzi, alla sua prima visita all'ospedale oncologico, a benedire il nuovo padiglione, detto Ieo 2, in funzione fra poche settimane.

"Qui ci sono strumenti capaci di diagnosticare i tumori al seno in una fase talmente precoce che si potrà curarli senza ricoverare le pazienti - ha spiegato Umberto Veronesi - Questo è un successo per la medicina e un vantaggio per la sanità che spenderà meno soldi".

Veronesi ha ricordato com'è nato quindici anni fa l'istituto di ricerca: "Grazie alla lungimiranza di Enrico Cuccia che assecondò l'idea innovativa di creare un istituto di ricerca di respiro mondiale. La nostra è una ricerca "transazionale", significa che i risultati sono messi in pratica quasi subito. I dipendenti dello Ieo arrivano da 22 Paesi". Il centro di Opera, dal 1994 ad oggi, ha curato 500mila persone, soltanto nel 2009 sono stati fatti 12mila interventi chirurgici e 131mila visite ambulatoriali. "Grazie alla chirurgia conservativa abbiamo cercato di migliorare la qualità della vita dei malati operati, siamo stati fra i primi a ridurre gli effetti collaterali della radioterapia e stiamo cercando di limitare quelli provocati dalla chemioterapia" ha aggiunto il direttore dello Ieo.

Il cardinale ha benedetto le strutture "e soprattutto le persone che ne potranno usufruire". Tettamanzi ha incontrato medici e malati, ha citato la parabola del Buon Samaritano come modello da imitare nel compatire chi soffre. "È duplice la sfida presentata da questa voce così antica e così attuale: la prima riguarda scienza, ricerca, economia e professionalità. Dobbiamo essere grati a chi coltiva queste realtà perchè la salute dipende non poco da tutto questo impegno. La seconda sfida, solo in apparenza più modesta, è quella alla nostra umanità e consiste nel riuscire a vedere l'altro non solo con gli occhi ma anche con il cuore". L'arcivescovo ha poi tradotto la parabola: "La strada che porta da Gerusalemme a Gerico è come la nostra vita: comporta serenità e successi ma anche delusioni e malattie. I briganti sono gli ostacoli al nostro benessere, fra i passanti c'è chi vede il male del compagno di viaggio e passa oltre. Ma le situazioni di emergenza vanno viste con il cuore. La carezza che possiamo dare a chi soffre è la carezza di Dio".


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TUMORE AL SENO: ORMONOTERAPIA E QUALITA' DI VITA

Su 31.000 nuovi casi di tumore della mammella, che si registrano all’anno in Italia, circa 2.000 riguardano giovani donne di età inferiore ai 40 anni. Significativo è l’aumento della sopravvivenza da questa malattia grazie al miglioramento delle tecniche diagnostiche e delle modalità terapeutiche e l’ impegno clinico teso al recupero della qualità di vita delle donne colpite da questa malattia.

L’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma (IRE) da tempo ha dato vita al PROgetto MEnopausa e TErapie Oncologiche – PROMETEO: Centro di diagnosi e cura dei sintomi e segnali di menopausa nelle donne sottoposte a trattamenti oncologici. Infatti l’utilizzo di farmaci per la terapia ormonale del tumore della mammella, come il Tamoxifene o Inibitori dell’Aromatasi, è da un lato indispensabile nella cura, in quanto garantisce un’importante riduzione della recidiva, ma dall’altro lato comporta rilevanti effetti collaterali, primo fra tutti la menopausa precoce ed i sintomi ad essa correlati.

“Il Centro PROMETEO è uno dei rari Centri Specialistici in Italia che si prende cura delle donne con malattia oncologica pregressa o in atto – spiega il Dott. Luciano Mariani Responsabile degli ambulatori ginecologici dell'Istituto Regina Elena - La nostra attenzione è rivolta soprattutto alle donne in cui lo stato di menopausa viene indotto direttamente o indirettamente dai trattamenti per la cura della patologia neoplastica ed è strutturato in senso multidisciplinare.” Il 30 gennaio prossimo, si svolgerà a Roma presso l’Istituto Regina Elena un incontro tra esperti di fama mondiale, tra cui il prof.Jack Cuzick, Professore di epidemiologia al Wolfson Institute of Preventive Medicine di Londra, tra i massimi esperti mondiali in metanalisi sui principali temi oncologici e di prevenzione, occasione di un serio confronto tra oncologi e ginecologi su queste tematiche a cavallo tra le due specialità. “Il cancro della mammella - spiega il Dott. Enrico Vizza, Direttore della Ginecologia Oncologica IRE - rappresenta oggi, nonostante i significativi progressi nel campo della prevenzione, della diagnosi e del trattamento, un evento traumatico per qualsiasi donna.”

Il trattamento ormonoterapico adiuvante (con tamoxifene o inibitori dell'aromatasi), prolungato nel tempo, è indispensabile nella cura del cancro della mammella. Se l’utilizzo di questi farmaci garantisce un’importante riduzione della recidiva, rilevanti effetti collaterali gravano sulla qualità di vita della donna. I più importanti riguardano la comparsa della menopausa precoce ed i sintomi ad essa correlati, tra cui quelli vasomotori (sudorazioni, vampate), disturbi del sonno e concentrazione, disturbi della sessualità, del tratto uro-vescicale, osteoporosi ed altri ancora. Questi sintomi, o le paure legati ad essi, sono motivo di grande ansia nella donna e di richiesta di continue consulenze. “Le donne operate per carcinoma della mammella – afferma la Dott.ssa Patrizia Vici, responsabile dell’SSO sul carcinoma della mammella, Oncologia Medica B dell’Istituto Regina Elena - fortunatamente hanno una lunga aspettativa di vita, e pertanto l’obiettivo di noi oncologi è quello di ottenere la migliore qualità di vita possibile per queste donne. E’di grande rilevanza, quindi l’'individuazione e la gestione "corretta" degli effetti collaterali, a breve e lungo termine, noti e meno noti, delle terapie "precauzionali" utilizzate in questi casi, nonché la conoscenza di altre problematiche emergenti, quali le interferenze farmacologiche causate da alcuni farmaci di supporto. Ad esempio alcuni antidepressivi, possono interferire pesantemente con l'efficacia di alcune terapie oncologiche “ormonali”, oppure, la presenza di alcune varianti geniche individuali possono controindicare la scelta di uno specifico trattamento. Non meno importante è la collaborazione con altri specialisti, in particolare i ginecologi, che si trovano frequentemente a gestire le nostre pazienti sulle problematiche "ginecologiche" e non, quali secchezza vaginale, riduzione della libido, aumento di peso, algie osteoarticolari e osteoporosi, depressione, vampate etc. affinché vengano effettuate prescrizioni congrue e non dannose per la paziente. Oggi è possibile fare molto per queste pazienti e per i molteplici sintomi che rilevano.”

Il prof. Silverio Tomao, oncologo medico dell’Università la Sapienza di Roma, ribadisce “l’importanza di instaurare una collaborazione multidisciplinare tra oncologi medici e ginecologi e, ancora, psicologi/psichiatri ed eventuali altre competenze coinvolte nella complessa gestione di queste pazienti. L’aumento significativo della sopravvivenza di queste donne ha infatti modificato, in parte, la filosofia di approccio di noi medici e, auspicabilmente, tale approccio sarà sempre più mirato anche alla qualità di vita delle pazienti e non esclusivamente alla sopravvivenza. ” “Nelle giovani pazienti, - sottolinea il Dott. Enrico Vizza - la scelta del trattamento chemio-radioterapico deve considerare le possibili ripercussioni che si possono determinare sulla fertilità della donna stessa. Al momento attuale la preservazione della fertilità si avvale della crioconservazione, della vitrificazione degli ovociti oppure della crioconservazione del tessuto ovarico, che rappresenta uno degli obbiettivi più ambiziosi della ricerca, in quanto può permettere una gravidanza futura a donne affette da malattie oncologiche.” “Questa giornata di studio – afferma il Prof. Francesco Bevere, Direttore Generale degli Istituti Regina Elena e San Gallicano - rappresenta pienamente la missione principale dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, sempre orientata a valorizzare le capacità tecnico professionali dei nostri specialisti e dei nostri ricercatori, l’appropriatezza clinica delle nostre cure e l’innovazione tecnologica, ponendo nel contempo la massima attenzione al rispetto dell’integrità e della dignità della persona, ed al miglioramento della qualità della vita delle donne dopo una malattia così importante. Siamo abituati ad accompagnare le persone in ogni momento del loro difficile percorso.”

Tumore al seno: ecco i geni che resistono alla chemioterapia

Una scoperta fondamentale, che “potrebbe salvare migliaia di vite ogni anno”.
È ciò che affermano i ricercatori che hanno svelato i meccanismi alla base della resistenza ai farmaci nel caso di tumore al seno.

La scoperta si deve a un'équipe del Dana Farber Institute di Boston, negli Stati Uniti, che ha pubblicato i risultati dello studio sulla rivista Nature Medicine.
Individuando i geni responsabili della farmaco-resistenza, si può comprendere in anticipo la reale efficacia o meno della chemioterapia e intervenire di conseguenza con maggior tempestività nella terapia, modificandola secondo le esigenze che si presentano di volta in volta.

La ricerca americana ha preso in esame una serie di farmaci che combattono il cancro al seno e che prendono il nome di antracicline, sostanze adiuvanti per la terapia che si rende necessaria a seguito dell'intervento chirurgico, allo scopo di scongiurare la ricomparsa della neoplasia.
Farmaci come la doxurubicina, la daunorubicina e l'epirubicina sono molto utilizzati nel trattamento dei tumori al seno. I ricercatori statunitensi hanno analizzato campioni di tumore prelevati da 85 donne, cercando le caratteristiche utili a spiegare la differenza di efficacia del trattamento a seconda dei soggetti.
Gli scienziati si sono resi conto che in un caso su cinque, due geni presentavano un'iperattività che consentiva al cancro di opporre resistenza alla chemioterapia. Le donne a cui erano riconducibili tali campioni erano le stesse sulle quali il trattamento si era rivelato inefficace, con la conseguente comparsa di recidive e nuove metastasi.

Sull'evoluzione della ricerca e la messa a punto di un test da utilizzare per riuscire a predire l'efficacia del trattamento farmacologico, il coordinatore della ricerca, Andrew Richardson, si è mostrato abbastanza fiducioso: “questi risultati suggeriscono che i tumori resistenti alle antracicline possono ancora essere sensibili ad altri agenti. Per questo un test su questi geni sarebbe molto utile per definire la terapia più efficace per queste pazienti. Un kit per questo tipo di test genetici non dovrebbe essere difficile da sviluppare e potrebbe essere sperimentato sulle pazienti in meno di un anno”.
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Notizia da Italiasalute.leonardo.it

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Il fibroadenoma - notizie utili sulla più frequente patologia benigna della mammella

Il Fibroadenoma


Il fibroadenoma e' il piu' frequente tumore benigno , con una massima incidenza nelle donne giovani tra i 20 e 50 anni.
I fibroadenomi hanno la tendenza ad aumentare di volume durante la gravidanza e a regredire dopo la menopausa.Generalmente si presentano con un nodulo unico ma in circa il 15% dei casi si possono essere multipli.
Il fibroadenoma e' considerato un processo iperplastico che coinvolge una unita terminale dutto –lobulare ed il tessuto connettivo circostante.Dalle ultime ricerche sembra che la cellula originaria del fibroadenoma sia il fibroblasto.
Influenza ormonale e fibroadenoma:Essendo i fibroadenomi costituiti dalle stesse cellule del tessuto mammario normale, essi mostrano uguale risposta della ghiandola mammaria agli stimoli ormonali ed in particolare tendono ad aumentare durante la gravidanza e all’allattamento e a diminuire in menopausa.L’utilizzo di pillola anticoncezionale non sembra influenzare l’incidenza del fibroadenoma , ne provocarne l’aumento di dimensione.Mentre in coloro che assumono terapia ormonale sostitutiva in menopausa si puo avere un lieve aumento di dimensioni, provocato anche dall’aumento di tessuto circostante.
Clinicamente si presenta come un nodulo di consistenza fibrosa , spesso mobile , non e quasi mai spontaneamente dolorabile e nemmeno alla palpazione.Alla palpazione presenta contorni netti, superficie liscia , ma qualche volta polilobulata.La maggior parte dei fibroadenomi non supera i 2-3 cm di dimensione e tendono a rimanere stabili nel tempo.
Diagnosi: proprio per le sue caratteristiche spesso la diagnosi e' clinica, avvertendosi alla palpazione e spesso all’autopalpazione.La diagnosi strumentale si avvale della semplice ecografia mammaria, dove il fibroadenoma si presenta come una neoformazione ipoecogena con asse maggiore parallelo alla cute.Qualora vi siano dubbi alle immagini strumentali ( possibile cisti liquida densa o linfonodo) oppure al suo comportamento clinico quale rapida crescita o comparsa in eta' avanzata sarebbe opportuno un esame citologico con ago aspirato o un esame istologico dopo sua asportazione.
Terapia : in passato si suggeriva la sistematica asportazione asportazione dei fibroadenomi nella paura che si potessero con glia nni trasformare in tumori, ipotesi infondata e priva di riscontri scientifici.Attualmente sono molto ridimensionate le indicazioni all’asportazione chirurgica di un fibroadenoma si sono molto ridotte , infatti si raccomanda solo nei seguenti casi:
1) dubbio diagnostico 2)significativo aumento delle dimensioni nel giro di uno due anni3)quando le dimensioni del fibroadenoma, in rapporto alle dimensioni della mammella creano problemi estetici o psicologici alla paziente.

Anatomia patologica : macroscopicamente il fibroadenoma si presenta come una nodulo a margini arrotondati, a superfice liscia: al taglio presentano un aspetto fibroso e di colore madreperlaceo e presenta componente connettivale e ghiandolare .Si distinguono principalemte 2 tipi
1) intracanalicolare, quando l’iperplasia determina l’ostruzione del lume ghiandolare2) pericanalicolare, quando l’iperplasia si sviluppa atorno alla superfice ghiandolareIn alcuni casi possono coesistere entrambe le forme.


Riferimenti bibliografici
Mario Rientes-Cicero Urban –Chirurgia della mammella estetica e ricostruttiva _ Edizioni Piccin 2007
Trattato di senologia- edizioni Piccin 2004Neoplasie della mammella: dalla diagnosi al trattamento : Cosmi E.-Pinotti J. See-Edizioni 2006Senologia-
Diagnostica per Immagini – Umberto Veronesi Edizioni medico scientifiche 1997

A CURA DELProf. Massimo Vergine Univerista' "La Sapienza" di Roma Policlinico Umberto I Dipartimento Scienze Chirurgiche

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Prevenzione del tumore al seno


Il tumore al seno ? Si può prevenire

Quattro casi su dieci si potrebbero evitare seguendo uno stile di vita sano e grazie ai vaccini ora a disposizione



MILANO - Mantenere un peso adeguato, attraverso un’alimentazione sana e un esercizio fisico regolare. Evitare il tabacco e l’esposizione al fumo passivo. Limitare il consumo di alcol. Esporsi ai raggi solari con moderazione. Proteggersi dalle infezioni che provocano i tumori. Cinque semplici regole che potrebbero impedire di ammalarsi in quattro casi su dieci. Perché, gli oncologi lo ripetono ormai da anni e numerosi studi lo hanno confermato, «anche il cancro può essere prevenuto». È questo il tema della nuova campagna lanciata dall’Unione internazionale contro il cancro (Uicc) in occasione della Giornata mondiale che si celebra il 4 febbraio.

ATTENTI ALLE INFEZIONI - Ogni anno, oltre 12 milioni di persone ricevono una diagnosi oncologica e 7,6 milioni muoiono di questa malattia. Se non si interviene, nel 2030 si potrebbero raggiungere i 26 milioni di nuovi casi e i 17 milioni di decessi, «eppure, circa il 40 per cento delle neoplasie è potenzialmente prevenibile - dice David Hill, presidente Uicc -. In particolare quest’anno vogliamo richiamare l’attenzione sulla protezione dalle infezioni», che - secondo recenti stime - sono responsabili del 20 per cento di tutti i tumori nei Paesi in via di sviluppo e del sei per cento dei casi nei Paesi sviluppati. Sia ben chiaro: il cancro non è contagioso, ma alcuni tipi di tumore possono essere causati da infezioni croniche, virali o batteriche. Per proteggersi è sufficiente ricorrere alla vaccinazione, all’assunzione di antibiotici, a migliori condizioni igieniche e all’adozione di semplici strategie di prevenzione. Ne è un esempio il vaccino Hpv che protegge dal papilloma virus umano, responsabile del carcinoma della cervice uterina, la terza principale causa di morte per cancro nelle donne. O il vaccino contro il virus dell’epatite B che (come l’epatite C) può portare a una neoplasia al fegato, terza causa principale di morte per cancro negli uomini. Proprio come la presenza del batterio dell’Helicobacter pylori, che aumenta le probabilità di sviluppare un tumore dello stomaco.

DIETA, PESO E GINNASTICA - «Il legame fra alimentazione, obesità e patologie oncologiche è ormai noto e più che dimostrato per quanto riguarda il carcinoma mammario nelle donne in post menopausa e i tumori di colon, endometrio, esofago, pancreas e rene», spiega Luigi Fontana, direttore del Dipartimento nutrizione e invecchiamento dell’Istituto superiore di sanità. In pratica, all’aumentare del peso crescono anche i rischi di sviluppare la malattia «perché - prosegue Fontana - il tessuto adiposo in eccesso rilascia degli ormoni che, creando insulino-dipendenza, stimolano la proliferazione cellulare e, dunque, l’insorgenza del cancro». Un monito per gli italiani, che secondo i più recenti dati, hanno sempre più chili di troppo: il 18 per cento dei maschi , infatti, è obeso come il 22 per cento delle donne. Mentre ben il 50 per cento degli uomini italiani è in sovrappeso, contro il 34 per cento delle femmine. Che fare, quindi? «Seguire una dieta sana, ricca di frutta, verdura e fibre - consigliano gli esperti -, limitando l’apporto di calorie e grassi saturi, il consumo di bevande energetiche, cibi salati e fritti, carne rossa (specie alla brace)». E poi fare ginnastica, almeno 30 minuti al giorno (60 per chi è in età scolare).Camminare a un buon passo, fare le scale, correre o praticare sport, purché sia regolarmente, riduce circa del 25 per cento il pericolo di un tumore al seno o al colon-retto.

DIVIETO DI FUMO, POCO ALCOL E SOLE CON PRUDENZA - Il tabacco, da solo, è responsabile dell’80-90 per cento di tutti i tumori del polmone (ma è causa principale anche di quelli di bocca, esofago, laringe, corde vocali, vescica, pancreas, rene, stomaco e sangue) e di circa un terzo delle morti per cancro nei Paesi sviluppati. Non solo: al fumo sono associati il 30 per cento dei decessi per malattie coronariche e molte patologie cardio-respiratorie. Secondo gli esperti, quindi, dire addio alle sigarette è un imperativo da non rinviare, così come è necessario limitare il consumo di alcolici, responsabili di molte forme di cancro (bocca, gola, corde vocali, fegato, per citarne alcuni). Tutt’altro discorso per quanto riguarda i raggi solari, amici della nostra salute per la produzione di vitamina D (che l’organismo sintetizza in gran parte proprio grazie all’azione degli ultravioletti assorbiti dalla pelle), indispensabile per rafforzare le ossa. Ma un’eccessiva esposizione ai raggi naturali o a quelli artificiali delle lampade abbronzanti può far crescere il pericolo di tumori della pelle. Prendere il sole, insomma, non è proibito, purché vengano rispettare le buone regole «della nonna»: esporsi gradualmente, evitare le ore più calde della giornata, usare una crema protettiva adeguata al proprio tipo di pelle per evitare le scottature (le uniche pericolose per lo sviluppo di un melanoma) e che facciano attenzione soprattutto le persone con una carnagione molto chiara.

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a cura del Prof. Massimo Vergine

Tumore del seno: la prolattina può bloccare lo sviluppo di un oncogene

Un ormone, che stimola produzione latte materno, blocca lo sviluppo di un oncogene

I ricercatori del Kimmel Cancer Center presso la Thomas Jefferson University (Usa) hanno scoperto che la prolattina, un ormone prodotto dall’ipofisi che promuove lo sviluppo del seno e la produzione di latte materno, può bloccare la proteina BCL6, un oncogene responsabile di una forma particolarmente aggressiva di cancro al seno.
La proteina BCL6 è già stato dimostrato giocare un ruolo nel cancro mammario e nel peggiorare le prognosi. Mentre, il ruolo della prolattina nel cancro è in larga misura influenzato da un percorso proteinico detto Stat5, ha commentato il professor Hallgeir Rui del Medical Oncology presso il Jefferson Medical College.



Nel caso del cancro al seno, l’inattivazione di Stat5 è legata al cancro della mammella scarsamente differenziato. «Abbiamo scoperto che la prolattina può bloccare l’espressione della proteina BCL6, e ha dimostrato che STAT5a, ma non la variante STAT5b molto simile, è coinvolta in questo processo come mediatore di prolattina» ha poi aggiunto il prof. Rui.
«Pensiamo che la prolattina abbia un ruolo importante nella prevenzione dei tumori al seno più aggressivi, e che vi sia un nesso tra la perdita di Stat5 e l’aumento di BCL6 nel rendere il cancro al seno più aggressivo», conclude infine il prof. Rui.

Per arrivare alle loro conclusioni i ricercatori hanno condotto uno studio su diversi tipi di tumore al seno sia su modello animale, su cellule coltivate in laboratorio e su campioni di cancro della mammella umano. I risultati sono stati
pubblicati suula rivista "cancer Research"

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Test OncotypeDX per scelta chemioterapia tumore della mammella

Il tumore al seno è una malattia potenzialmente grave se non è individuata e curata per tempo. È dovuto alla moltiplicazione incontrollata...