La Visita senologica nella prevenzione del tumore ala mammella

La visita senologica è un importante esame al quale sottoporsi  nella prevenzione del tumore alla mammella. Vediamo in cosa consiste e quando è bene farla

La visita senologica fa parte di quegli esami utili per la diagnosi precoce del tumore alla mammella, insieme con la mammografia e, prima ancora, con l'autoesame del seno, ovvero l'autopalpazione da praticarsi una volta al mese.

Infatti l'arma migliore che una donna possiede contro il carcinoma della mammella è la prevenzione, da attuarsi attraverso uno stile di vita "virtuoso" e salutare e un regolare check up delle condizioni di salute del proprio seno.
La mammografia è un esame di screening che in genere viene consigliato alle donne over 40, e che per la fascia di età compresa tra i 50 e i 69 anni è gratuito. Si effettua ogni due anni salvo, naturalmente, esito positivo, nel qual caso dovrà essere seguita da esami più approfonditi. La visita senologica, invece, consiste in un esame clinico completo e de visu della mammella da parte di uno specialista, che attraverso una manipolazione precisa e accurata sarà in grado di scoprire eventuali anomalie. Come si effettua la visita?

Per prima cosa, il senologo chiderà alla paziente di "raccontarsi", raccogliendo informazioni utili per un'anamnesi completa, che includa, naturalmente, anche il rischio legato alla familiarità. Una donna che nasca in una famiglia in cui ci sono stati casi di cancro al seno - madri, zie, sorelle, nonne - dovrà essere monitorata con maggior frequenza e scrupolo, perché purtroppo i rischi che il tumore la colpisca a sua vlota sono un pochino più elevati che non in caso di assoluta assenza della malattia tra congiunti.

In una seconda fase della visita si passerà all'esame vero e proprio. Si comincia con l'osservazione delle mammelle, seguita dalla palpazione simile a quella dell'autoesame. Questo esame specialistico è consigliato alle donne over 40 una volta all'anno, mentre le più giovani potranno farsela prescrivere dal proprio medico di base o dal ginecologo qualora, durante l'autoesme, scoprissero quacosa di anomalo che va indagato. Se anche la visita senologica dovesse riscontrare la presenza di qualche nodulo o tumefazione sospetta, allora si procederà con tutti gli altri esami.

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Croce Rossa per la Prevenzione del tumore al seno

La croce rossa per la prevenzione tumore al seno al Seno a Maiori Alts e a Tramonti


La croce rossa per la prevenzione a Maiori e a Tramonti per il Seno
La croce rossa per la prevenzione a Maiori e a Tramonti per il Seno
La prevenzione è l'insieme di azioni finalizzate ad impedire o ridurre il rischio, ossia la probabilità che si verifichino eventi non desiderati. In Costiera amalfitana in supporto a questa attività di riduzione di rischi di tumore al seno i Volontari della CRI – Comitato costa d’ Amalfi effettuano un campagna di attenzione. Primo appuntamento Sabato 23 Novembre sul Lungomare di Maiori: in collaborazione con l associazione di volontariato locale,saranno presenti l' ALTS e l'Associazione Parteras, con il contributo e il patrocinio del Comune di Maiori.L’appuntamento si condurrà in due steps , uno di mattina dalle 10,00 alle 13,30 e un secondo alle 15,30 fino alle 18,30. Non solo informazione, ma prevenzione:infatti il camper dell “Alts” sarà a disposizione di quanti vorranno effettuare visite nello specifico. Sempre nell’ambito della campagna di prevenzione ,il successivo rendez vous con i Volontari CRI della costiera è previsto per Domenica 24 Novembre a Polvica di Tramonti , presso la sede della guardia medica ; ad affiancare i giovani guidati dal presidente di Comitato Volpe Daniela, questa volta sarà il forum giovani di Tramonti , col patrocinio del Comune di Tramonti,supportato dai dottori Santoriello e Coppola e dalla dottoressa Lanzetta .In questo incontro saranno effettuate ecografie e visite al seno mirate alla prevenzione del cancro alla mammella. Gli interventi di prevenzione sono in genere rivolti all'eliminazione o, nel caso in cui non sia concretamente attuabile, alla riduzione dei rischi.Diamo importanza alla vita ! Diamo interesse alla prevenzione al seno!La differenza la fa la diagnosi precoce.!! ....Il mondo è donna!!


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Storia della mastoplastica additiva

Già alla fine del 1800 le donne richiedevano di aumentare il volume del seno.
La storia della mastoplastica additiva riflette la ricerca di materiali idonei all’impianto , ad iniziare dai primi tentativi fatti nel 1800 con il trapianto di grasso. I risultati purtroppo erano scoraggianti, con frequenti infezioni e con formazione di tessuto cicatriziale molto duro alla palpazione- Solo piccole quantità di grasso sopravviveva al trapianto in quanto in quanto la maggior parte andava in necrosi per la scarsa irrorazione di sangue.
Ciò spinse a cercare strade alternative già agli inizi del 1900.
Per un certo periodo si   furono utilizzate iniezioni di paraffina, ma anche in questo caso i risultati in alcuni casi erano disastrosi con frequenti infezioni e rigetto del materiale iniettato. Si arrivò così al 1940 con la scoperta della gomma di silicone che gettò le basi per lo sviluppo degli studi sulla mastoplastica additiva con il silicone.
Il silicone infatti fu approvato in quegli anni dalla Food and Drug Administration (FDA) negli Stati Uniti sotto forma di olio e gel e i primi studi dimostrarono che iniettato nei tessuti provocava minime reazioni e fu solo approvato come materiale lubrificante per fili di sutura e cateteri.  Fu così che qualche chirurgo pensò di iniettarlo in forma liquida per aumentare il volume del seno, ma anche in questi casi i risultati erano  olto deludenti con formazione di seno gonfio, infezioni e talvolta formazione di seni molto duri come pietre.
 Quindi l’FDA vietò l’iniezione libera di silicone a questo scopo.
Nel frattempo altri materiali considerati inerti furono sperimentati, come ad esempio il polivinile spugnoso conosciuto con il nome commerciale di Ivalon
All’inizio i risultati sembravano incoraggianti ma dopo alcuni mesi  si aveva una reazione fibrosa rendendo il seno molto duro e dolente alla palpazione.
Fu solo nel 1953 che il silicone venne introdotto come uso medicale che iniziò la vera speimentazione quale materiale per impianti per la mastoplastica additiva.
Nel 1963 Cronin e Gerow, nel corso del 3° Congresso Internazionale di hirurgia Plastica , presentarono un nuovo tipo di protesi “a contenuto naturale" , vale a dire un guscio solido di elastomero riempito all’interno di gel, che fù considerato il prototipo di tutte le protesi mammarie future
Nei primi anni le protesi furono impiantate esclusivamente sottoghiandolari, ma ben presto si inizò ad inserirle quando necessario sotto al muscolo pettorale.
Nel corso di questi ultimi anni enormi passi avanti sono stati fatti nella qualità e sicurezza delle protesi raggiungendo al giorno d’oggi standard di sicurezza e garanzia tali da realizzare impianti protesici con scarsissime probabilità di complicanze dovute soprattutto a trasudo o rottura protesica.


A cura del Prof. Massimo Vergine


Per approfondimenti sulla mastoplastica additiva   www.mastoplasticaroma.com


LA DIAGNOSI IN SENOLOGIA

LA DIAGNOSI IN SENOLOGIA

mammografiaNelle strategie per il controllo del tumore alla mammella la fase diagnostica riveste da sempre un’importanza fondamentale: minori sono le sue dimensioni al momento della diagnosi maggiori sono per la donna le probabilità di guarigione definitiva. Probabilità che raggiungono valori vicini al 100% nel caso in cui il tumore del seno venga scoperto grazie al contributo delle indagini strumentali, quindi prima ancora di diventare clinicamente evidente, come è stato ampiamente indicato in molte e recenti segnalazioni della letteratura scientifica. Il complesso processo di sviluppo e crescita tumorale vede infatti una latenza di molti anni, durante il quale la malattia non manifesta sintomi che possono indurre il medico o la donna a sospettarne l’esistenza. In questo caso, però, segni minimi ed indiretti che possono essere rilevati dalle indagini strumentali e, in particolare, dalla mammografia. A titolo di esempio va ricordato che, quando ci si trova di fronte ad una neoplasia della mammella di un centimetro, sono mediamente trascorsi circa dieci anni dall’inizio della sua insorgenza.
La diagnosi precoce del tumore al seno  non consente solo di ottenere altissime percentuali di guarigione ma offre alle pazienti anche due altri importantissimi vantaggi: la certezza di poter essere curate con interventi sempre meno mutilanti e invasivi e, spesso, di poter evitare il ricorso alla chemioterapia.

INDAGINI DIAGNOSTICHE IN SENOLOGIA


Autoesame -(autopalpazione)

La maggior parte dei tumori viene ancora oggi scoperta in seguito al riscontro da parte della paziente della presenza di uno o più segni sospetti. Questo purtroppo avviene perché ancora molte, troppe, donne per varie ragioni non si sottopongono a controlli senologici regolari utili per cogliere la malattia in fase asintomatica. Per questo è importante che le donne siano almeno correttamente informate e imparino a conoscere il proprio seno per potersi rivolgere con tempestività al medico in caso di comparsa di noduli, alterazioni della cute, retrazione dei capezzoli, secrezioni ecc. L’esecuzione periodica dell’autoesame deve essere quindi raccomandata, senza peraltro colpevolizzare le donne che non desiderano eseguirlo, tenuto conto del fatto che può essere causa di falsi allarmi e di falsa rassicurazione e che l’evidenza scientifica oggi disponibile non ne dimostra un impatto in termini di riduzione di mortalità.

Visita senologica

È l'esame di base in senologia clinica in particolare nel caso di donne che presentano sintomi e rappresenta l'occasione per affrontare con la donna il problema del tumore della mammella. Fa parte integrante degli accertamenti diagnostici, fornendo guida alla esecuzione e aiuto alla interpretazione. Anche se eseguita da professionisti di grande esperienza, la visita senologica presenta dei limiti intrinseci nel riconoscere le lesioni tumorali di dimensioni limitate, così come non è spesso in grado di fornire indicazioni attendibili sulla natura dei reperti riscontrati. L'esame clinico deve essere quindi integrato, che in presenza di un qualsiasi reperto o segno minimamente dubbio, da altri test complementari.
Non si può peraltro affidare solo alle indagini strumentali una visione d’insieme della persona e del suo stato di salute, in relazione alla prevenzione o alla cura del tumore al seno, ma è necessario accompagnare la donna attraverso un percorso il più rassicurante possibile, del quale la visita senologica è primo passo ma anche punto di riferimento costante.

Mammografia

La mammografia, tecnica morfologica capace di esplorare la mammella in tutta la sua completezza è, fra le indagini attualmente disponibili, quella che consente di individuare il maggior numero di tumori in fase iniziale. Nonostante la sua elevata sensibilità non è per altro in grado tuttavia di identificare tutti i tumori, soprattutto nelle mammelle a maggior densità. Per tale ragione, la mammografia va ripetuta periodicamente e costantemente. Concetto, questo, che il medico dovrebbe spiegare chiaramente alle donne, per motivarle a controllarsi con regolarità evitando peraltro ansie ingiustificate. Eseguire la mammografia nelle donne di età superiore ai 35 anni è sempre opportuno in presenza di un sintomo perché permette, da un lato, di migliorare sensibilità diagnostica globale e, dall’altro, di evitare nei casi risultati inequivocabilmente benigni il ricorso alla biopsia. La mammografia è un esame privo di rischi perché viene eseguito con apparecchi dedicati, in grado di produrre ottime immagini con dosi di radiazioni molto contenute e ulteriormente ridotte con l’avvento e la diffusione della tecnologia digitale.

Ecografia

L'ecografia è una metodica basata sull’uso degli ultrasuoni e non prevede in nessun modo l’impiego di radiazioni ionizzanti. In senologia è l'esame di elezione nelle donne giovani che presentano di sintomi, come integrazione della mammografia in presenza di seno denso o di reperti dubbi e nella valutazione di impianti protesici. Nonostante il continuo evolversi della tecnologia, l'ecografia rimane ancora esame complementare alla clinica ed alla mammografia e non dovrebbe essere utilizzata come unico esame diagnostico se si eccettuano le situazioni già enunciate. Associata alla mammografia, ne incrementa la sensibilità sia su lesioni palpabili che non palpabili.

Risonanza magnetica

La risonanza magnetica della mammella si avvale di apparecchiature dotate di programmi in grado garantire l’esecuzione di uno studio panoramico dinamico di entrambe le mammella grazie all’elaborazione delle immagini precedentemente acquisite. Allo stato attuale, la risonanza non è proponibile come primo esame di diagnostica senologica ma solo come tecnica da impiegarsi ad integrazione di mammografia e dell’ecografia. Le indicazioni principali all’esame sono: lo studio di donne a rischio genetico o elevato rischio familiare per carcinoma mammario, la ricerca di eventuali altri focolai di malattia occulta in caso di lesioni già diagnosticate con tecniche tradizionali e candidate ad intervento chirurgico conservativo, la valutazione delle donne con protesi perché risulta ancor più efficace dell’ecografia per valutare l’integrità degli impianti. Il mancato rispetto di queste indicazioni riportate oltre ad ostacolare il corretto iter diagnostico, rischia di creare false aspettative da parte delle donne ed inutili e costose richieste di controlli a distanza di tempo o biopsie.

ACCERTAMENTI SUGGERITI *


Donne senza sintomi

Età inferiore ai 40 anni
Il primo test consigliato è l'esame clinico. In presenza di segni obiettivi che meritino un ulteriore accertamento diagnostico si dovrà ricorrere alla ecografia e, se necessario, alla mammografia e al prelievo con ago. Il solo controllo ecografico di routine, in assenza di segni obiettivi, non trova giustificazione. Prima di una stimolazione ormonale o di posizionamento di impianto protesico potrebbe essere utile sottoporre a mammografia la donna sopra i 35 aa.
Età 40-49 anni
In questa fascia di età i controlli sono consigliati ogni 12-18 mesi. Date le maggiori difficoltà diagnostiche, derivanti dalla maggior frequenza di seni ad alta densità, potrà essere valutato l’impiego a fianco della mammografia anche dell'esame clinico e dell’ecografia, specie in presenza di fattori di documentata familiarità per tumore mammario e/o ovarico.
Età oltre 50 anni
L’esame da raccomandare è la mammografia con periodica biennale. A fianco di questa, come per le quarantenni, potrà essere valutato l’impiego dell'esame clinico e dell’ecografia. Il prolungamento della vita media suggerisce di continuare i controlli periodici almeno fino ai 74 anni. La letteratura evidenzia un rischio di incidenza di tumore al seno significativamente superiore per le donne in terapia da almeno 5 anni, e, in alcuni studi, si ipotizza una minore sensibilità dell'esame mammografico a causa di un aumento della radiodensità delle strutture mammarie. Questi elementi sembrerebbero giustificare l’opportunità di incrementare la frequenza dei controlli (ad esempio, a intervalli annuali).

Donne con sintomi clinici

Età inferiore ai 40 anni
In rapporto alla ridotta incidenza del carcinoma mammario e quindi al modesto rischio di queste donne di esserne affette, l'esame clinico eseguito può essere sufficiente. Tuttavia, in caso di riscontro di vera patologia focale, risulta indispensabile il ricorso all'ecografia, alla mammografia ed eventualmente all’ accertamento con agoaspirazione.
Età superiore ai 40 anni
La mammografia, la visita senologica e l'ecografia, associate, consentono la diagnosi corretta della maggior parte della patologia in atto e pone al riparo dalla mancata diagnosi di carcinomi radiologicamente non rilevabili. Lo studio con ecografia è indispensabile sia in caso di non buona esplorabiltà radiologica della mammella (mammelle dense) sia in caso di riscontro mammografico o clinico di noduli di natura non chiara.
* sintesi dalle linee guida della Forza Operativa Nazionale sul Carcinoma Mammario.

Per maggiori approfondimenti sulla diagnosi e terapia del tumore al seno  www.senologia.eu   a cura del Prof Massimo Vergine

Tumore e Aloe Vera


Qualche giorno fa una paziente operata da alcuni mesi per tumore al seno , a studio mi riferiva che il suo oncologo le aveva suggerito di assumere del succo di aloe vera quale coadiuvante e supporto per superare i sintomi dovuti a stanchezza ed astenia che talvolta si hanno sotto i cicli della chemioterapia. Debbo dire che mi ha stupito il fatto che me ne parlava con un entusiasmo dei benefici avuti già pochi giorni dopo aver cominciato ad assumere tale succo di Aloe e che inizialmente scettico ma anche incuriosito mi sono già dal giorno dopo messo a caccia di articoli scientifici a supporto dei possibili effetti farmacologici in grado migliorare la qualità vita della paziente. Con mia grande meraviglia ho trovato molta letteratura scientifica a riguardo e non solo con grande stupore sono venuto a conoscenza che molti altri pazienti affetti da tumore e da altre patologie ne fanno uso con immensi benefici. Sto continuando a trovare libri e articoli scientifici anche in caso di tumore al seno e domando se qualcuna di voi ha qualche esperienza da condividere per possibili sviluppi in tale campo . 
Vi ringrazio anticipatamente della vostra collaborazione

A cura del Prof. Massimo Vergine   www.senologia.eu

potete darmi vostri pareri su info@massimovergine.it

Campagna nastro Rosa-Margherita Buy testimonial nella prevenzione del tumore al seno

MILANO - E' Margherita Buy la testimonial italiana dell’edizione 2013 della «Campagna Nastro Rosa», dedicata alla prevenzione del tumore al seno giunta alla XXI edizione nel Mondo.

Tornano, ad ottobre, in prima linea nella lotta a questa patologia neoplastica, che registra un’incidenza sempre maggiore, la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (Lilt) ed Estée Lauder Companies, società leader nei prodotti di bellezza di prestigio.

La Campagna Nastro Rosa, ideata negli Stati Uniti da Evelyn Lauder e promossa in oltre 70 Nazioni, vuole sensibilizzare un numero sempre più ampio di donne sull’importanza vitale della prevenzione e della diagnosi precoce dei tumori della mammella, informando il pubblico femminile anche sugli stili di vita correttamente sani da adottare e sui controlli diagnostici da effettuare.

Durante il mese di ottobre i 397 Punti Prevenzione o ambulatori LILT, la maggior parte dei quali all’interno delle 106 Sezioni Provinciali della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, sono a disposizione per visite senologiche e controlli diagnostici clinico-strumentali.

Per conoscere giorni e orari di apertura dell’ambulatorio LILT più vicino, in cui poter effettuare esami di diagnosi precoce e controlli, si può chiamare per informazioni il numero verde SOS LILT 800-998877 o consultare i siti www.lilt.it o www.nastrorosa.it.
 
A  cura del Prof. Massimo Vergine   www.senologia.eu


Tumori e ricostruzione mammaria "La bellezza ritrovata": a Bari la serata-evento per sensibilizzare

BARI - 
Un congresso scientifico, ma anche un grande evento che si rivolge e coinvolge la società, nel senso più ampio: i pazienti e i medici, certo, ma anche le associazioni, la politica, gli artisti. Si apre il 25 settembre, al Teatro Petruzzelli di Bari, il 62esimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, Sicpre, la più grande e rappresentativa associazione di chirurghi plastici nel nostro Paese. L’evento inaugurale è La Bellezza Ritrovata, una serata di informazione ed entertainment dedicata alla ricostruzione mammaria. Come ogni anno, il Congresso Nazionale costituisce il momento scientifico più alto e più completo, la ribalta delle ultime conquiste della Specialità. In particolare, l’edizione 2013 vede una forte partecipazione di esperti internazionali e tanti momenti di formazione e aggiornamento. 

Tra i temi in programma, le nuove frontiere nell’utilizzo delle cellule staminali, il ruolo e le possibilità del laser e, ovviamente, lo stato dell’arte nella ricostruzione della mammella, tra tessuti autologhi e materiale eterologo. Il professor Michele Pascone, il presidente che riporta l’evento nella città di Bari dopo ben 29 anni, dedicandolo alla memoria del suo maestro Domenico Dioguardi, lo descrive così: «Alla dimensione scientifica abbiamo affiancato un momento di comunicazione rivolto a tutti, che raccoglie le testimonianze e racconta le emozioni delle pazienti. Non un semplice scambio di esperienze, ma un arricchimento personale basato su utili, anche se brevi, spunti informativi su prevenzione, diagnosi e tecniche di cura innovative. Perché il tumore al seno, ma anche le possibilità di ricostruzione, non sono solo un tema da addetti ai lavori». 

Quello alla mammella è infatti il più diffuso tumore femminile: rappresenta il 29% dei carcinomi che colpiscono le donne, con un’incidenza di una donna su 8 nell’arco della vita (dati AIRC, Associazione Italiana per la Lotta sul Cancro). È nata così La Bellezza Ritrovata, una serata-evento, ma soprattutto un modo di affrontare malattia e guarigione. «La Chirurgia Plastica – dice ancora il presidente Pascone – può e deve dare un messaggio di forza e positività, perché è in grado di ripristinare l’immagine di sé che la malattia ha compromesso». Insomma, un messaggio di speranza e un’esperienza di condivisione, tasselli fondamentali per superare gli aspetti più logoranti della malattia. 

LA BELLEZZA RITROVATA: COME DOVE QUANDO La Cerimonia Inaugurale si articola attraverso un percorso narrativo che ricalca i “capitoli” dell’esperienza reale: Il corpo che tradisce, La bellezza ferita, La rinascita. Con la regia di Rob H. Budde, maestro nel dosare informazione, emozione e intrattenimento, la serata si articola in una serie di interventi artistico/culturali multidisciplinari. Dalle intense testimonianze di Maria Antonietta e Katia, dal dolore e dalla forza di reazione interpretati dall’attrice Carmela Vincenti, fino alla musica del maestro Paolo Lepore e al pas a deux coreografato da Ileana Pace, tutto esprime l’universo femminile.

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Tumore al seno:mammografia utile prima dei 50 anni

(AGI) - Washington, 10 set. -
 Una nuova analisi condotta da Blake Cady dell'Harvard Medical School ha scoperto che la maggior parte dei decessi per tumore  al seno si verifica tra le donne piu' giovani che non sono incluse nei programmi di screening mammografico.
L'indagine, pubblicata sulla rivista 'Cancer', indica che lo screening prima dei cinquant'anni dovrebbe essere maggiormente incoraggiato. La necessita' di ricorrere in giovane eta' alle mammografie per prevenire le morti per tumore alla mammella e' un tema molto controverso. I risultati dello studio suggeriscono un abbassamento della soglia minima per sottoporsi all'esame, soglia che negli States va dai cinquanta ai settantaquattro anni. La ricerca ha analizzato la storia clinica di 609 donne decedute per cancro al seno: il 29 per cento era costituito da donne sottoposte a screening contro il 71 per cento di donne non sottoposte a mammografia. Di tutte le morti, solo il 13 per cento si e' verificato nelle donne dai 70 anni in su mentre il 50 tra quelle sotto i 50. 

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Il cancro al seno nell'uomo

Il cancro al seno nell'uomo è una patologia relativamente rara e avrebbe necessitò di una maggiore informazione da parte dei media per sensibilizzare le persone ad un livello di prevenzione più alto e stimolarle verso i controlli periodici.
Il cancro al seno maschile è una patologia molto rara che colpisce una percentuale molto bassa di uomini ed il sintomo più comune ed evidente è la presenza di un nodulo al seno, quasi sempre indolore e di solito la fascia di età colpita è quella di uomini oltre i 65 anni anche se ci sono stati casi di ragazzi molto giovani colpiti da questo tumore.
Le cause di questo tumore, come per tanti altri tumori, non sono state identificate, anche se numerosi sono i fattori di rischio:
fattore ereditario (genetico);
esposizione a estrogeni che sono gli ormoni femminili, può essere causa di cancro al seno maschile.
Sopravvivenza al cancro al seno maschile
Nella maggior parte dei casi, i tumori se diagnosticati in tempo e non sono troppo aggressivi, si possono combattere purtroppo il cancro al seno maschile è poco conosciuto e quando si avvertono i primi sintomi dolorosi, spesso è troppo tardi per intervenire.
In molti casi, pazienti che hanno avuto questo tipo di tumore, hanno avuto un tasso di sopravvivenza superiore ai cinque anni.
La percentuale degli uomini che superano i 5 anni dopo la diagnosi, sono:
stadio iniziale della malattia dal 75 al 100%;
stadio medio della malattia dal 50 al 80%;
stadio avanzato della malattia dal 30 al 60%.
I cinque anni è una data indicativa di un sistema noto come campagna di tasso di sopravvivenza 5.
La terapia per il tumore al seno maschile, prevede un utilizzo combinato di chirurgia, chemioterapia e radioterapia, unitamente ad un farmaco chiamato tamoxifene.
Sintomi del cancro al seno maschile:
I sintomi più evidenti di cancro al seno maschile sono rappresentati dalla presenza di un nodulo anche se ci possono essere anche altri sintomi secondari e meno evidenti come ad esempio:
capezzolo che va all’interno;
ulcere di un capezzolo;
secrezione dal capezzolo.
Si presenteranno altri sintomi in presenza di metastasi:
dolore al petto;
dolore alle ossa;
ingrossamento dei linfonodi del petto e di quelli ascellari.
In presenza di uno solo di questi sintomi, ricorrere al medico è la prima cosa fondamentale.
Probabili cause di cancro al seno maschile:
Come per qualsiasi forma tumorale, il cancro altro non è che un’alterazione del acido desossiribonucleico che altro non è che il DNA che si trova in tutte le cellule.
Quando per motivi inspiegabili, si assiste ad una alterazione delle cellule ed a una crescita di tessuto anomala, è qui che si forma il tumore, tumore pero’ che può essere anche benigno, ed in questo caso si parla di ciste, nel caso di tumore maligno la faccenda si complica e l’approccio alla malattia è molto diverso.
Come si diffonde il cancro nel corpo?
Se il tumore non viene diagnosticato in tempo, si può correre il rischio che attraverso il sistema linfatico e la circolazione sanguigna, si mettano in giro per il corpo cellule malate che infettano il corpo.
Fattori che possono contribuire alla comparsa del cancro al seno maschine:
Come detto poco prima non si conoscono esattamente le cause di questa malattia anhe se il fattore ereditario può essere la principale.
Altro fattore è una forte esposizione a ormoni femminili, gli estrogeni, che si può verificare:
in caso di cambiamento di sesso, ( uomini che sono operati per diventare donna );
trattamento ormonale in caso di cancro alla prostata;
obesità: è stato appurato che gli uomini obesi hanno un alto tasso di estrogeni;
sindrome di Klinefelter, che colpisce i bambini quando nascono con tassi di estrogeni più elevati del normale;
lavorare in ambienti molto caldi, come ad esempio gli altiforni;
le acciaierie;
fabbriche che trasformano metalli in lamine.
Questi ultimi tre fattori costituiscono la base di una teoria, in base alla quale gli uomini che lavorano in ambienti molto caldi subiscano dei danni ai testicoli che si mettono a produrre estrogeni ed un altra possibilità è legata all’esposizione di sostanze chimiche.
Come viene diagnosticato il cancro al seno maschile?
La prima visita è quella al seno che di solito è secondaria rispetto ai linfonodi.
Gli esami che il medico consiglia di eseguire per verificare o meno la presenza di un tumore sono :
la mammografia: si tratta di una sorta di radiografia che consente di stabilire se ci sono alterazioni del tessuto mammario; si tratta di analizzare il seno schiacciandolo, il più delicatamente possibile, tra due lastre;
l’ecografia: si basa sull’utilizzo di ultrasuoni; è un esame assolutamente indolore (è lo stesso utilizzato per vedere il bimbo nel grembo materno ), e mette in evidenza la presenza o meno di un grumo;
la biopsia: si tratta di prelevare un pezzetto di tessuto che si pensa essere malato e farlo analizzare in un laboratorio specializzato; il paziente nel corso di questo esame è leggermente sedato, un ago cavo preleverà dei campioni del nodulo dal seno.
Una volta diagnosticata la malattia, attraverso la biopsia lo specialista è in grado di dire se sono presenti sulla superficie delle cellule cancerose quelli che sono chiamati recettori degli estrogeni, che sono particolari proteine e la loro presenza fa sì che il cancro possa essere trattato con una terapia ormonale.
Come è curato il carcinoma mammario maschile?
Come per tutti i tipi di cancro, anche la cura per questo tumore è affidata ad un gruppo di esperti che lavorano congiuntamente:
chirurgo;
oncologo clinico che si occupa della terapia ormonale e della eventuale chemioterapia;
patologo che si occupa dei tessuti malati;
radiologo;
assistente sociale;
psicologo;
infermiere che funge da collegamento tra paziente e medico.
La terapia verrà decisa dopo il consulto tra tutti i medici anche se informare il paziente degli eventuali effetti collaterali della cura sono di competenza del medico.
Diversi stadi di avanzamento del tumore al seno maschile:
(in base alla gravità del cancro)
stadio 1: il tumore è meno di 2 cm e non è diffuso nei linfonodi ascellari;
stadio 2: il tumore è compreso tra i 2 ed i 5 cm e si sospetta una diffusione ai linfonodi ascellari;
stadio 3: il tumore supera i 5 cm ed ha interessato il tessuto circostante ed i linfonodi;
stadio 4: il tumore si è diffuso in altre parti del corpo dove sono evidenti delle metastasi.
Per i primi 3 stadi le possibilità di guarigione sono elevate, mentre nel quarto stadio la possibilità di guarigione è inferiore ma tuttavia può essere controllata la sua diffusione nel corpo.
Intervento chirurgico nel cancro al seno maschile:
Nel caso di intervento chirurgico, l’operazione prevede la rimozione del seno e dei linfonodi ascellari (mastectomia radicale modificata) e dopo una mastectomia risulta possibile possibile ricostruire il seno, prelevando il tessuto da altre parti del corpo come ad esempio l’addome ed i glutei.
(se dopo l’intervento chirurgico il capezzolo risulta alterato esteticamente, in molti casi i pazienti fanno ricorso al tatuaggio del capezzolo per camuffare l’eventuale inestetismo).
Radioterapia nel tumore al seno maschile:
Si ricorre a questo trattamento sia dopo l’intervento chirurgico, per distruggere le cellule tumorali, che per controllare la diffusione della malattia quando il paziente è inoperabile.
La durata del ciclo è di 5 volte a settimana per sei settimane, mentre una seduta dura pochi minuti.
Anche se è indolore, questa terapia ( che si basa sull’emissione di onde molto forti ), ha degli effetti collaterali che sono:
senso di fatica;
nausea;
la pelle del tessuto mammario risulta essere irritata.
Terapia ormonale:
Come anticipato si fa ricorso alla terapia ormonale quando sulle pareti delle cellule tumorali sono presenti i recettori degli estrogeni dato che gli estrogeni favoriscono la riproduzione cellulare e pertanto si ricorre alla terapia ormonale per bloccare gli effetti degli stessi.
Tamoxifene dopo l’intervento chirurgico:
Questo farmaco viene utilizzato dopo l’intervento chirurgico, oppure nei casi inoperabili per limitare la diffusione del tumore, è il farmaco più utilizzato dai medici per curare questa patologia ed è una semplice pastiglia da assumere una volta al giorno per 5 anni.
Possibili effetti collaterali del tamoxifene:
diminuzione della libido;
aumento ponderale;
vampate di calore;
variazioni di umore;
depressione;
insonnia.
Alternativa al tamoxifene:
Esiste una categoria di farmaci che sostituiscono il tamoxifene detta inibitori dell’aromatasi i quali vengono somministrati quando il tamoxifene non produce gli effetti desiderati oppure quando il paziente non sopporta gli effetti collaterali del tamoxifene.
Nell’uomo si possono creare estrogeni dalla conversione degli androgeni che sono gli ormoni maschili e questa conversione avviene attraverso una proteina chiamata dell’aromatasi, pertanto gli inibitori della aromatasi bloccano l’attività della proteina e di conseguenza si limita la conversione di estrogeni nel corpo dell’uomo e la loro assunzione è similare a quella del tamoxifene.
Effetti collaterali degli inibitori dell’aromatasi:
dolore alle articolazioni;
stanchezza;
vampate di calore;
nausea accompagnata da vomito;
perdita di capelli.
Chemioterapia:
Si ricorre alla chemioterapia nel caso di tumore al seno maschile, nel caso in cui le cellule non hanno recettori per gli estrogeni: questo significa che la terapia ormonale sarebbe inefficace.
La chemio viene utilizzata dopo l’intervento chirurgico per prevenire una nuova formazione tumorale, oppure nei casi inoperabili e la durata della chemioterapia è di una applicazione ogni 2- 3 settimane per circa sei mesi complessivi .
La chemioterapia può essere somministrata sia con pillole che per endovena.
I possibili effetti collaterali della chemioterapia sono:
nausea accompagnata da vomito;
diarrea;
inappetenza;
presenza di ulcere in bocca;
infertilità;
caduta di capelli.
Ed una volta terminata la cura gli effetti collaterali cessano in poco tempo.
Eventuali complicazioni del carcinoma mammario maschile:
Le persone sottoposte a mastectomia radicale, sia uomini che donne, possono andare incontro ad una complicanza che si chiama Linfedema: il linfedema si verifica quando vengono asportati i linfonodi ascellari e questo determina gonfiore e senso di pesantezza dell’arto oggetto dell’operazione.
La linfa è un liquido biancastro che attraverso il sistema linfatico percorre tutta la superficie corporea ed è atta a combattere le infezioni e se uno o più linfonodi sono asportati, il normale decorso della linfa si altera provocando un accumulo di liquido in questo caso nel braccio, purtroppo non esiste cura per il linfedema, ma si possono controllare gli effetti collaterali utilizzando massaggi ed un abbigliamento stretto.
Prevenzione generale per prevenire il tumore al seno maschile:
Purtroppo come nella maggior parte dei tumori non c’è modo di prevenirlo al 100%.
La prevenzione migliore è quella di segnalare al proprio medico la presenza di noduli o perdite dal proprio seno.
L’obesità ed una dieta ricca di grassi sono indicate come possibili cause di tumore al seno.
Uno stile di vita più sano, unito ad una dieta ed un corretto esercizio fisico, aiutano a prevenire oltre al cancro anche altre patologie.

per maggiori informazioni  www.senologia.eu

Ricerca contro il tumore al seno: iniziativa Rosato


Rosato, un charm per sostenere la ricerca contro
 il tumore al seno


Raffigura un elefantino, simbolo di forza, il piccolo charm, realizzato dal celebre marchio
di gioielleria per il progetto Pink is Good, e destinato a sostenere la ricerca scientifica
della Fondazione Veronesi





Un piccolo, prezioso elefantino. Un charm apparentemente semplice, ma che racchiude,
nella sua simbologia, una potenza immensa. L'elefante è storicamente emblema di forza,
potere regale, dignità, pazienza, saggezza, longevità e felicità.
Ed è anche simbolo di buona fortuna. Per tutte queste ragioni, Rosato ha scelto di
farne il protagonista del progetto Pink is Good a favore della ricerca contro
i tumori femminili, che affianca la Fondazione Veronesi nella prevenzione e cura
del tumore al seno.
In argento 925, unico nel suo genere per la colorazione con bagno in oro rosa,
e zircone immancabilmente pink, l'elefantino vuole essere il simbolo appunto,
di donne che vincono la propria paura, i propri limiti, la propria malattia.
Attraverso tutto il ricavato della vendita del charm, prodotto in limited edition
e disponibile da Ottobre a Dicembre al costo di 75 euro, il celebre marchio
di gioielleria sosterrà la ricerca scientifica finanziando nuovi ricercatori,
oltre le 127 borse di studio già erogate dalla Fondazione Veronesi nel corso del 2013.

Per approfondimenti sul tumore al seno www.senologia.eu

L'autopalpazione nella prevenzione del tumore al seno


Una donna su nove si ammala di tumore al seno nel corso della vita. Ma, grazie alla prevenzione, è possibile avere una diagnosi precoce e affrontare con serenità  la malattia
Tra le forme di prevenzione, quella più semplice è l’autopalpazione che le donne dovrebbero fare almeno una volta al mese
Le donne fertili dopo il ciclo mestruale, e quelle in menopausa lo stesso giorno di ogni mese. E’ una forma di autocontrollo, molto semplice e veloce: non dura più di venti minuti.
Ecco le regole più importanti per l’autoesame al seno:
  • Mettete dietro la nuca il braccio dallo stesso lato del seno che volete esplorare e usate la mano opposta per la palpazione;
  • Cercate eventuali anomalie: noduli o addensamenti o zone più dure nella mammella. Se le trovate, parlatene con il vostro medico.
  • Mettetevi in piedi, con il seno scoperto, per qualche minuto davanti allo specchio. Così potete controllare che non ci siano irregolarità o alterazioni del profilo e della superficie delle mammelle;
  • Alzate il braccio del lato del seno da esaminare e con l’altra mano controllate il cavo ascellare;
  • Osservate e strizzate, con molta delicatezza, i capezzoli per scoprire se ci sono rientranze o eventuali secrezioni;

Per maggiori informazioni sulla prevenzione del tumore al 

seno  www.senologia.eu

Prevenzione del tumore del seno, il percorso gratuito per valutare il rischio familiare ed ereditario


Si affianca al programma di screening per la prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori della mammella. L'obiettivo è offrire alla donna la possibilità di valutare e scegliere attentamente, con i medici coinvolti, gli interventi più vicini ai propri bisogni e più adeguati alla situazione. A sostegno del percorso, la Regione Emilia-Romagna ha realizzato un opuscolo con informazioni sul percorso di valutazione e su eventuali interventi di diagnosi e cura.
Prevenzione del tumore del seno, il percorso gratuito per valutare il rischio familiare ed ereditario
Bologna, 1 luglio 2013 – Un percorso gratuito per valutare uno dei fattori di rischio più rilevanti, anche se raro, di sviluppare tumori del seno: la familiarità o l’ereditarietà, la presenza all’interno della stessa famiglia di casi di tumore della mammella o dell’ovaio o di entrambi.
Questo nuovo percorso messo a punto dalla Regione Emilia-Romagna si affianca al programma di screening per la prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori della mammella attivo dal 1996. Ed è inserito nel Piano della prevenzione, tra gli obiettivi della medicina predittiva, intesa come quell'approccio della prevenzione che tende a scoprire e valutare i fattori genetici che, per una specifica persona e in un dato contesto, possono favorire l'insorgenza di una malattia.
Il nuovo percorso regionale, così come i programmi di screening, coinvolge molti professionisti impegnati nella diagnosi e nella cura di questi tumori: medici di famiglia, ginecologi, radiologi, senologi, oncologi, genetisti, psicologi.
Per le donne che accedono a questi programmi aumenta la possibilità della diagnosi precoce o di ridurre il rischio di sviluppare un tumore.
Obiettivo del nuovo percorso è offrire alla donna la possibilità di valutare e scegliere attentamente, con i medici coinvolti, gli interventi più vicini ai propri bisogni e più adeguati alla situazione.
Il percorso del Servizio sanitario regionale dell’Emilia-Romagna permette di valutare tra:
- “rischio familiare”, quando nella stessa famiglia sono presenti casi sporadici di tumori della mammella.
- “rischio ereditario”, dovuto alla presenza di una condizione molto rara: la predisposizione genetica. Questa condizione si ha quando le famiglie (materna e/o paterna) presentano una o più di queste caratteristiche: più casi di tumore del seno e/o dell’ovaio in parenti (figli, figlie, genitori, fratelli, sorelle, nonni, zii, zie); tumore sviluppato in età giovanile; tumore in entrambe le mammelle; tumore del seno e dell’ovaio nella stessa donna; tumore del seno nell’uomo.
A sostegno del percorso, la Regione ha realizzato un opuscolo, che ha per titolo “familiarità per il tumore della mammella”, con informazioni sul percorso di valutazione e su eventuali interventi di diagnosi e cura.
L’opuscolo è in distribuzione nei Centri di senologia e nei Centri di genetica delle Aziende Usl e viene dato dagli operatori sanitari alle donne già inserite nel percorso di valutazione del profilo di rischio.

Il percorso: dalla prima valutazione all’eventuale approfondimento

La valutazione del profilo di rischio riguarda in particolare donne giovani, a partire dai 25 anni, e comunque di età inferiore ai 60 anni. 
La prima valutazione avviene attraverso un questionario, che può essere proposto alla donna da un operatore sanitario del Centro dove la donna effettua la mammografia all’interno del programma di screening (e ha quindi risposto positivamente all’invito del’Azienda Usl) oppure dal medico di famiglia o da un medico specialista (senologo, ginecologo, chirurgo, oncologo) in occasione di visite o colloqui in cui si evidenzi il possibile rischio di tumore legato alla famiglia.
Nel caso in cui, dalle risposte al questionario, emerga il dubbio di un rischio eredo-familiare, viene proposto alla donna un approfondimento della sua storia familiare e individuale nel Centro di senologia indicato dall’Azienda Usl.
La donna a quel punto si reca al Centro di senologia con la prescrizione (la ricetta)
della visita specialistica da parte del medico.
Se il medico del Centro di senologia ipotizza un semplice “rischio familiare”, la donna viene invitata a partecipare al programma di screening e a eseguire la mammografia nei tempi previsti dal programma perché questo è il percorso più adeguato alla situazione.
Se invece il medico ipotizza un “rischio ereditario”, alla donna viene proposta la consulenza in uno dei quattro centri di genetica medica individuati a livello regionale.
La donna si presenta in questo caso in uno di questi Centri con la prescrizione di visita specialistica da parte del Centro di senologia.
Il medico genetista, al termine di un accurato approfondimento e colloquio con la donna, valuta se effettuare lo specifico test per la ricerca delle mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2.
Nel caso di rischio accertato, quindi che il test riscontri queste mutazioni (si tratta di casi rarissimi che riguardano meno dell’1% delle donne), il medico genetista valuta assieme alla donna il percorso più indicato da seguire. A seconda dei casi, alla donna viene proposto di eseguire controlli periodici nel Centro di senologia oppure la presa in carico del Centro di genetica, dove una equipe di specialisti valuta e decide con la donna gli interventi più opportuni per ridurre la possibilità di sviluppare un tumore.
Per informazioni è possibile chiamare il numero verde del Servizio sanitario regionale 800 033.033, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 17.30, il sabato dalle 8.30 alle 13.30, oppure consultare questo portale web.ht

Protesi mammarie Mentor nella mastoplastica additiva

Le protesi mammarie Mentor sono da sempre utilizzate com successo dai chirurghi di tutto il mondo nella mastoplastica additiva
I punti chiave della qualità delle protesi mentor sono:

Coesività del gel
Tutte le protesi mammarie Mentor contengono silicone in forma di gele non liquida. Il gel è di tipo coesivo e tale pecularietà consente all'impianto di essere un unica unità e di riprodurre la naturale consistenza del seno. mentor realizza protesi mammarie con vari livelli di coesività del gel
Qualità del gel
Per le sue protesi in gel, Mentor utilizza solo silicone di alta qualità e di tipo medicale

Percentuale di rottura
Le protesi mammarie mentor sono ewalizzate con un involucro costituito da strati reticolati sovrapposti di elastomero di silicone per conferire alle protesi la necessaria integrità ed elasticità dell'impianto.

Trasudamento del gel
la quantità di materilae rilasciato dalle protesi Memorygel è molto bassa (oltre un milione al di volte al di sotto della iscurezza stabilita.  Infatti gli studi presentati alla FDA americana dimostrano come le protesi mammarie Mentor risultino sicure e affidabili.

Protesi mammarie anatomiche


Protesi mammarie anatomiche - Mastoplastica Additiva

 
Queste protesi presentano una forma sagomata che ricrea il profilo più ellittico del seno maturo.
Questa forma viene spesso preferita da donne che desiderano un seno dal profilo in leggera pendenza. Lo stile Contour Profile
 
 
  
  

 
Protesi mammarie rotonde

Protesi mammarie rotonde - Mastoplastica Additiva

 
Protesi Mammarie Rotonde
  
Attualmente è ua protesi molto richiesta per gli interventi di mastoplastica additiva.
 La forma rotonda è disponibile in un’ampia gamma di misure, per adeguarsi ai vari tipi di corporature. La protesi Mentor rotonda riempita di gel è disponibile in tre diversi profili –
Moderato, Moderato Plus e Alto – e due diversi livelli di coesività, Coesivo I e II. Inoltre, le protesi rotonde sono disponibili sia lisce che con testurizzazione Siltex
 
 
 Garanzia Mentor


Mentor supporta la decisione applicando ai propri dispositvi la:
Lifetime product replacement policy
Garanzia a vita per la sostituzione del prodotto in caso di rottura accertata

Patientcare promise
Contibuto finanziario per 10 anni dalla data dell'impianto ( fino a 1000 euro)
Sostituzione gratuita del prodotto anche in caso di confermata contrattura capsulare di gradoi baker III e IV, per 10 anni dalla data dell'impianto
 
 

Approfondimenti sulle protesi Mentor

A cura del prof. Massimo Vergine-Chirurgia Plastica e Ricostruttiva

www.mastoplasticaroma.com

Cancro al seno: l'alterazione dei telomeri tra le possibili cause


Gli scienziati hanno scoperto che una particolare classe di cellule, i "precursori normali della mammella" hanno estremità cromosomiche (conosciuti come telomeri) estremamente brevi. Come risultato, queste cellule possono essere soggette ad acquisire mutazioni che portano al cancro. Questi risultati suggeriscono nuovi indicatori per identificare le donne ad alto rischio di cancro al seno e faciliteranno l'apprendimento di potenziali nuove strategie per individuare, trattare e prevenire la malattia.

Il laboratorio del Dr. David Gilley, alla Indiana University School of Medicine di Indianapolis, e il laboratorio del Dr. Connie, l'Agency's Terry Fox Laboratory di Vancouver, hanno collaborato per determinare come i telomeri siano regolati in diversi tipi di cellule normali del seno. I loro studi hanno rivelato che un sottogruppo di cellule precursori normali del seno, chiamato progenitori luminali, hanno telomeri pericolosamente corti.
 Questo mostra come un normale processo di sviluppo del tessuto produce un tipo cellulare che è predisposto per acquisire le mutazioni cancerogene.
"Questo è il primo rapporto che descrive come un particolare tipo normale di cellula precursore umana mostri tale malfunzionamento dei telomeri", dice il Dott. Eaves. "I progenitori luminali che abbiamo trovato con questa caratteristica sono ora portati alla ribalta come uno stadio probabile in cui il cancro al seno può 'decollare' ". Recenti studi hanno mostrato come queste cellule aquisiscano mutazioni a livello del gene BRCA1, uno dei geni maggiormente associati allo sviluppo del cancro al seno.
La ricerca mette in evidenza l'importanza di indagare diversi tipi di cellule in tessuti umani normali per capire l'origine cellulare del tumore e dei fattori che possono contribuire al suo sviluppo. "Un uso immediato del nostro studio sarà quello di esaminare altri tessuti epiteliali umani per vedere se questo risultato è caratteristico del seno o è un fenomeno più generale", dice il Dott. Gilley.
Questo studio è stato pubblicato nel numero inaugurale di Stem Cell Reports, una rivista ad accesso aperto dalla Società Internazionale di Ricerca sulle Cellule Staminali (ISSCR).


Per approfondimenti sul tumore al seno  www.senologia.eu

Prevenzione dei tumori: 10 cibi anticancro


I cibi anti – cancro funzionano davvero? La risposta è SI, funzionano davvero. Anche se gli studi sono in corso, e in molti casi gli esperti ancora non sanno esattamente come funzionano questi supercibi, è davvero evidente che alcuna frutta e verdura ricca di nutrienti a base vegetale può sia impedire la formazione di tumori sia fermare il loro sviluppo. Di seguito troverai i cibi più adatti all’alimentazione familiare.

1. Mirtilli, lamponi, mirtilli rossi e bacche di Acai

I colori ricchi e scuri dei mirtilli, delle brasiliane bacche di Acai, dei lamponi e dei mirtilli rossi provengono da sostanze fitochimiche in grado di proteggerci contro numerosi tipi di cancro. Recentemente, ricercatori dell’Università della Florida hanno scoperto che il principio attivo nelle bacche di Acai distrugge le cellule cancerogene e che i mirtilli e l’uva moscata contengono composti che, secondo recenti ricerche, fanno sì che cellule cancerogene nel fegato si autodistruggano. In alcuni studi particolarmente importanti per le donne, è stato scoperto che i mirtilli sono una fondamentale arma nella lotta contro il mortale cancro alle ovaia. Gli studi riportati nel meeting annuale della American Chemical Society hanno trovato che le cellule del cancro ovarico che stavano diventando resistenti alla chemioterapia con platino – una cura standard per questo tipo di cancro – erano diventate sei volte più sensibili, dopo essere state esposte a un composto di mirtilli rossi. Le proprietà anti – cancro di tutte queste bacche sono così forti che i ricercatori stanno creando integratori e altri prodotti, come puree e concentrati.

2. Tè verde

Uno dei primi prodotti chimici a base di piante ad essere studiato per le sue proprietà anti- cancro, la catechina – la sostanza chimica del tè verde – è nota da tempo per impedire e ridurre la ricomparsa del tumore al seno o in altre zone. Con questa particolare sostanza chimica, gli esperti non sanno neanche perché una sostanza conosciuta come EGCG inibisce la crescita del tumore al seno, come dimostra uno studio dell’Università del Mississippi. Sono sufficiente solo due tazze al giorno.

3. Aglio

Nel corso degli anni, numerosi studi (più di 30 fino ad oggi) hanno dimostrato le proprietà anti – cancro dell’aglio. L’evidenza più forte si è concentrata sui tumori dell’apparato digerente, ma l’aglio sembra proteggerci contro ogni tipo di cancro, compresi quelli al seno e alla prostata. Secondo il National Cancer Institute, un’analisi di sette differenti studi della popolazione su larga scala ha dimostrato che una persona più consuma aglio crudo o cotto, minore sarà il rischio di cancro allo stomaco e del colon-retto; uno studio ha scoperto che le donne di mezza età che regolarmente consumano aglio, hanno un rischio del 50% più basso di sviluppare un cancro al colon. Gli scienziati hanno isolato due principi attivi dell’aglio, allicina e zolfo allilico e hanno dimostrato che impediscono e combattono il cancro sia negli animali che nell’uomo. Puoi consumare l’aglio in forma di integratori, ma le capsule devono essere rivestite per proteggere questi principi attivi. Quando è possibile, aggiungi aglio fresco tritato ai tuoi piatti; alcuni esperti raccomandano anche di aspettare 15 minuti tra pelare e tritare l’aglio per ottenere un effetto completo dei principi.

4. Broccoli e cavolo

Ricercatori britannici hanno fatto notizia negli ultimi anni con uno studio che ha dimostrato che gli uomini con segni precoci di uno sviluppo del cancro alla prostata hanno impedito la crescita del tumore mangiando broccoli quattro volte alla settimana. Altri studi hanno dimostrato i benefici anti – cancro che si hanno mangiando cavolo, cavolini di Bruxelles e altre verdure simili.

5. Cipolle e porri

Secondo i National Institutes of Health, studi su persone provenienti dal Sud Europa che seguono una dieta ricca di aglio e cipolle hanno dimostrato che esiste una diretta relazione tra l’alto consumo di tutti i tipi di aglio, cipolle e porri e la riduzione del rischio di molti tumori comuni.

6. Pomodori

Il ricercatore di Harvard Edward Giovannucci recensì 72 studi differenti pubblicati dal National Cancer Institute e arrivò alla conclusione che il licopene, la sostanza chimica attiva nei pomodori, abbassava il rischio di avere tanti tipi di cancro diversi, in particolare alla prostata, al seno, al polmone e al colon. Successivamente, la FDA condusse un reportage sull’argomento e non era d’accordo, quindi rifiutò la richiesta delle aziende alimentari di etichettare i prodotti a base di pomodoro con un messaggio promozionale “anti-cancro”. Tuttavia, molti esperti ritengono che il processo della FDA era difettoso e che le proprietà dei pomodori sono giustificate da altri studi. La buona notizia è che cucinarli sembra che migliori gli effetti del licopene, quindi gli spaghetti al pomodoro vengono qualificati come una “centrale elettrica nutrizionale”. Butta la pasta!

7. Resveratrolo

Si tratta di un antiossidante presente nell’uva e nel succo d’uva, ma maggiormente concentrato nel vino rosso. Numerosi studi hanno dimostrato che il resveratrolo possiede grandi proprietà anti-cancro. Gli effetti di quest’antiossidante contro tipi specifici di cancro sono stati studiati anche da gruppi di diverse università e centri oncologici. Recentemente, uno studio dell’Università di Nebraska pubblicato in Cancer Prevention Research ha dimostrato che il resveratrolo sopprime la crescita delle cellule anormali che provocano la maggior parte dei tipi dicancro al seno. Il cancro al seno è alimentato dagli estrogeni e il resveratrolo agisce per bloccare l’azione degli estrogeni, evitando la crescita di un tumore. In precedenza, la ricerca condotta presso l’Università dell’Alabama in Birmingham ha dimostrato che i topi nutriti con una dieta ricca di resveratrolo avevano una riduzione dell’87% del rischio di sviluppare tumori alla prostata del tipo più pericoloso.
Il problema è che anche una assunzione elevata di alcool è stata collegata al cancro, in particolare al seno e all’esofago. La soluzione? Un bicchiere di vino rosso al giorno, a meno che non sei a rischio o hai uno di questi tipi di cancro; in tal caso un integratore di resveratrolo è l’idea migliore.

8. Soia

Il principio attivo nella soia è la genisteina, un fitoestrogeno che protegge contro i tumori “ormone-dipendenti”. È anche un potente inibitore di diverse proteine che sono implicate nella crescita incontrollata delle cellule tumorali. Per ottenere gli effetti anti-cancro della soia, bisogna consumare circa 50 grammi al giorno di tutto il cibo, come i semi di soia freschi e crudi, conosciuti come edamame, i semi tostati o il tofu. La ricerca fino ad ora dimostra che gli integratori contenenti isoflavoni non funzionano con la stessa azione dei semi e in effetti possono essere dannosi.

9. Curcuma

La curcuma, spezia giallo-arancione meglio conosciuta per il suo ruolo nel curry indiano e in altri piatti asiatici, combatte il cancro grazie a un principio attivo, la curcumina, che è un potente antiossidante. I ricercatori della Ohio State University di Columbus hanno recensito numerosi studi sugli animali ed hanno concluso che la curcumina ha mostrato effetti anti-cancro praticamente in tutte le fasi di sviluppo del tumore. Ricercatori in Francia e in Gran Bretagna hanno studiato anche l’azione della curcumina in laboratorio e sono arrivati alla conclusione che previene e rallenta la crescita delle cellule tumorali. La grande novità sulla curcumina è che va benissimo per la dieta, perché non hai bisogno di fare molto. Per beneficiare degli effetti preventivi, basta aggiungere un cucchiaino di questa spezia alle zuppe, condimenti per insalata, carne e piatti di pasta.
Attenzione: secondo l’American Cancer Society, la curcuma ha reso meno efficaci alcuni farmaci anti-cancro nei lori studi su animali e provette. I malati di cancro non ne dovrebbero aggiungere tanta al loro regime alimentare o assumere integratori a base di curcumina senza parlare prima con un medico.

10. Crescione e spinaci

Il crescione non occupa esattamente una parte importante nella dieta americana, ma forse dovrebbe farlo, secondo i ricercatori in Irlanda, i quali hanno pubblicati degli studi negli ultimi due anni in cui dimostrano che mangiare il crescione ogni giorno può prevenire danni al DNA che provocano il cancro. La ricerca pubblicata nella American Journal of Clinical Nutrition – ma condotta in Ulster dove le persone sono più abituate a mangiare questa pianta – ha dimostrato che gli antiossidanti contenuti negli alimenti verdi ricchi di nutrienti evitano che i radicali liberi danneggino le cellule sane. Anche gli spinaci (più comuni!) combattono il cancro; una ricerca condotta dal M.D. Anderson Cancer Center in Texas ha rivelato che gli spinaci proteggono contro il cancro alla vescica. La sostanza chimica che dà agli spinaci questo colore verde scuro, la clorofillina, riduce il rischio di cancro al fegato nella ricerca della National Academy of Sciences. Chi se ne frega dei muscoli? Ecco un motivo più importante per mangiare le verdure.
Ovviamente ciò non vuol dire che una dieta anti-cancro o integratori alimentari dovrebbero essere utilizzati al posto di trattamenti raccomandati dal medico, come la chemioterapia e le radiazioni. Inoltre ci sono membri della community Caring.com, come Joel MacDonald che usano l’alimentazione per combattere la loro malattia e hanno storie interessanti da raccontare. Gli esperti in questo campo raccomandano vivamente che coloro ai quali è stato già diagnosticato un cancro utilizzino alimenti anti-cancro per sostenere il tradizionale trattamento medico, ma non per sostituirlo.
Una grande risorsa per coloro che sono interessati a saperne di più sui cambiamenti alimentari per prevenire il cancro o la sua ricomparsa è rappresentata da un nuovo libro, AntiCancer: A New Way of Life di David Servan-Schreiber, professore di psichiatria presso la University of Pittsburgh School of Medicine. All’età di 31 anni, Servan-Schreiber, uno dei fondatori di Medici Senza Frontiere, aveva un tumore al cervello che fu rimosso chirurgicamente. Dopo aver esplorato la ricerca sui legami tra dieta e cancro, Servan-Schreiber intraprese una serie di cambiamenti di stile di vita che, secondo lui, aiutino a evitare la ricomparsa del tumore al cervello. Due libri del biochimico nutrizionale Richard Beliveau, Foods That Fight Cancer e Cooking with Foods That Fight Cancer, forniscono liste specifiche di cibi e suggerimenti di cucina per una dieta anti-cancro semplice e chiara.

Test OncotypeDX per scelta chemioterapia tumore della mammella

Il tumore al seno è una malattia potenzialmente grave se non è individuata e curata per tempo. È dovuto alla moltiplicazione incontrollata...