Ca al seno HER2+, linfociti infiltranti possibile biomerker per scegliere la terapia

Il livello di linfociti infiltranti il tumore (TIL) stromali può influire su quale sia trattamento più efficace nelle donne con un tumore al seno HER2-positivo, stando ai dati di uno studio presentato di recente al San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS).

Edith Perez, del Mayo Clinic Cancer Center e del Mayo Clinic College of Medicine di Jacksonville, in Florida, ha presentato i risultati di uno studio in cui si dimostra che le donne con un cancro al seno HER2-positivo che hanno livelli elevati TIL stromali hanno un minor rischio di recidiva dopo il trattamento con la sola chemioterapia rispetto a quelle con livelli bassi di questi linfociti.

"Questi risultati suggeriscono che i livelli di cellule immunitarie infiltranti il tumore possono fungere da biomarker per identificare le pazienti che potrebbero avere buoni risultati anche senza trastuzumab, ma occorre ora effettuare ulteriori studi clinici di ampie dimensioni prima di poter pensare di cambiare la pratica clinica ed escludere gli agenti mirati anti-HER2 dal trattamento delle pazienti che hanno livelli elevati di cellule immunitarie infiltranti il tumore" ha detto l’oncologa.

I risultati ottenuti dalla Perez e i colleghi vanno ad aggiungersi a prove crescenti del fatto che la presenza di livelli elevati di TIL potrebbe essere utilizzata come fattore predittivo di efficacia del trattamento in alcuni casi di tumore al seno.

Per esempio, nello studio FinHER, in cui sono state valutate 209 pazienti con carcinoma mammario HER2-positivo, livelli elevati di TIL sono risultati associati a un aumento del beneficio ottenibile da trastuzumab.

E ancora, una metanalisi presentata nell’ottobre scorso al Breast Cancer Symposium, a San Francisco, ha suggerito che una quantità elevata di TIL potrebbe essere un indicatore di risposta patologica completa alla chemioterapia neoadiuvante nelle donne colpite da tumore al seno, specie quelle con un tumore triplo-negativo o HER2-positivo.

Nel lavoro presentato al SABCS, Perez e colleghi hanno cercato di valutare se i TIL fossero associati in senso prognostico o predittivo agli outcome in 945 pazienti con carcinoma mammario HER2-positivo dello studio N9831 assegnate al trattamento con la chemioterapia con o senza trastuzumab (rispettivamente braccio A e C dello studio originario).

Per questa analisi, i ricercatori hanno definito i TIL stromali come la percentuale di stroma tumorale che conteneva infiltrati linfocitari e hanno classificato le donne con una percentuale di TIL stromali non inferiore al 60% come aventi un cancro al seno a predominanza linfocitaria). Circa il 10% delle pazienti in entrambi i bracci apparteneva a questo gruppo.

I risultati hanno mostrato che tra le donne assegnate alla sola chemioterapia, quelle con un cancro al seno a predominanza linfocitaria avevano una sopravvivenza libera da recidiva significativamente superiore rispetto a quelle non appartenenti a questo gruppo (P = 0,004). In questo studio, al contrario, il livello di TIL sembra non aver influito sul vantaggio derivante dall’aggiunta di trastuzumab alla chemioterapia, dato che la Perez ha definito sorprendente.

Quando l’oncologa e i colleghi hanno esaminato i dati di un modo diverso, hanno visto che le pazienti del gruppo avente un cancro al seno a predominanza linfocitaria trattato con la sola chemioterapia (braccio A) avevano una tendenza a ottenere risultati migliori rispetto a quelle assegnate alla chemioterapia più trastuzumab (braccio C), ma la differenza tra i due bracci non è risultata statisticamente significativa. Tuttavia, tra le pazienti del gruppo non avente un cancro al seno a predominanza linfocitaria, le donne trattate con la chemioterapia più trastuzumab hanno mostrato una sopravvivenza libera da recidiva significativamente migliore rispetto a quelle assegnate alla sola chemioterapia (P < 0,0001).

"Per quel 10% di donne i cui tumori risultavano fortemente infiltrati da linfociti non è stato dimostrato un vantaggio nell’utilizzo della chemioterapia più trastuzumab" ha detto la Perez, aggiungendo che questi dati, oggi come oggi, non sono sufficienti per cambiare lo standard di cura, ma danno impulso all’esecuzione di ulteriori studi.
  

Fonte FHARMASTAR

A cura del Prof. Massimo Vergine    
www.senologia.eu

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