Coronavirus e terapia ormonale per tumore al seno

L 'ormonoterapia rimane imprescindibile per ridurre il rischio di recidiva di un tumore al seno. Il Coronavirus non deve cambiare le modalità di assunzione della terapia ormonale


Buonasera, io sto assumendo il tamoxifene per il decimo anno, forse l'ultimo. Vorrei sapere se, con l'epidemia in atto, corro maggiori rischi. Come devo comportarmi?
(domanda ricevuta su Facebook)

Risponde Saverio Cinieri, responsabile dell'unità operativa di oncologia medica e della breast unit dell'ospedale Perrino di Brindisi e presidente eletto dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom)

L'ormonoterapia per ridurre il rischio di recidiva di un tumore al seno prevede l'utilizzo di farmaci che basano la loro azione sul blocco della sintesi di estrogeni a livello delle ghiandole surrenali. Tra questi vi è il tamoxifene, una delle prime molecole utilizzate con questo scopo nelle donne ammalatesi in premenopausa. Ve ne sono altri, appartenenti alla famiglia degli inibitori dell'aromatasi (exemestane, letrozolo, anastrozolo) che vengono invece assunti dalle donne che scoprono di avere la malattia già in menopausa.

In Italia, considerato l'ampio numero di persone ogni anno colpite da un tumore al seno (53.500 nel 2019), sono milioni le donne che seguono una terapia di questo tipo. E, nel corso dell'epidemia da Coronavirus, molte pazienti si stanno chiedendo se tutte le diverse terapie ormonali in uso (tamoxifene, fulvestrante e inibitori dell'aromatasi come letrozolo, anastrozolo ed exemestane) possano indebolire o quanto meno interagire con il sistema immunitario.

La risposta al suo quesito è negativa. I farmaci con il tamoxifene non riducono le difese del nostro organismo e non rendono le donne che li assumono più vulnerabili al Coronavirus. L'invito è quello di portare avanti le terapie come fatto finora e di seguire le indicazioni generali rivolte ai pazienti oncologici. Nel caso in cui dovessero subentrare altre necessità, naturalmente, non esiti a contattare il suo oncologo di riferimento.

Fonte: Fondazione Umberto Veronesi