Screening Asl Roma 6 per tumore al seno e al colon retto, dal 10 settembre a Pomezia

Screening Asl per tumore al seno e al colon retto, dal 10 settembre a Pomezia

Il 10 settembre a Pomezia ricominciano gli screening gratuiti della Asl Roma 6 per la prevenzione dei tumori al seno e al colon retto. All'interno del camper parcheggiato di fronte al distretto H4, in via del Mare (località Macchiozza), sarà possibile eseguire il test mammografico (per donne dai 50 ai 74 anni) e quello del colon retto (donne e uomini dai 50 ai 74 snni). L'iniziativa si concluderà il 3 ottobre prossimo. L'unità mobile della Asl sarà operativa tutti i giorni, esclusa la domenica, dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 14 alle 17. Per sapere come aderire è possibile chiamare, da telefono fisso, il numero verde 800.430264, oppure da telefono mobile lo 06.93273281, dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 19

Per maggiori informazioni sulla prevenzione del rumore al seno  www.senologia.eu

Corri la vita: sport, cultura e solidarietà contro il tumore al seno

Appuntamento il 30 settembre per la maratonina fiorentina che dal 2003 ha raccolto 5 milioni di euro e coinvolto oltre 300mila partecipanti

Edizione numero 16 per Corri la vita domenica 30 settembre a Firenze. Si tratta di uno degli appuntamenti podistici nazionali più celebri che uniscono sport, cultura e solidarietà promuovendo la raccolta di fondi per progetti dedicati alla cura e alla prevenzione del tumore al seno.


Il testimonial grafico di quest’anno è piuttosto insolito: la tramvia. «Siamo felici di vedere la nostra maglia indossata in maniera così originale da Sirio – spiega Bona Frescobaldi, presidente dell’associazione Corri la vita – dopo aver vestito i grandi del passato della nostra città, stavolta abbiamo scelto il futuro: la tramvia rappresenta una opportunità e la vita corre anche lungo i binari e noi siamo felici di colorarla con una giornata di festa e di solidarietà».
Le iscrizioni saranno aperte dal primo settembre. La manifestazione raccoglie da anni una partecipazione crescente: dai 3.500 della prima edizione fino agli oltre 35mila degli ultimi anni. La versione 2018 della maglia riservata a tutti gli iscritti è viola – per l’esattezza ultra violet – decretato Colore dell’anno dal Pantone Color Institut – e anche quest’anno è firmata da Salvatore Ferragamo, uno dei grandi sostenitori dell’iniziativa.
Per chi vorrà sostenere il progetto ma non potrà partecipare di persona la t-shirt ufficiale sarà recapitata gratuitamente in tutta Italia grazie a un accordo con Brt corriere internazionale e BoxOffice: sarà sufficiente effettuare una donazione minima di 10 euro accedendo direttamente al sito della manifestazione. L’hashtag di questa iniziativa è #corrilavitainitalia.
Tre le novità della nuova edizione: la prima riguarda le premiazioni. Oltre ai primi tre uomini e alle prime tre donne in ordine di arrivo saliranno infatti sul podio anche i tre gruppi più numerosi: aziende, società sportive e palestre, associazioni, universitari, scuole e così via. L’unione fa la forza.
La seconda novità consiste nell’allestimento di una «zona riscaldamento» nei giardinetti dietro viale Lincoln seguita dagli insegnanti della Tropos: alleneranno i partecipanti e proporranno gratuitamente attività per gli iscritti alla corsa per l’intera giornata. Terza novità, lo street food in piazza Vittorio Veneto: per tutta la giornata tante postazioni saranno attive lungo il viale alberato che circonda la piazza devolvendo il 20% degli incassi a Corri la vita.
Il percorso è ovviamente straordinario: scorci inediti e percorsi mozzafiato segnano l’itinerario della corsa, diversificati per gradi di difficoltà. Un primo tracciato di circa 11 km, che parte dalle Cascine, affianca il lungarno, raggiunge il piazzale Michelangelo e passa da Piazza Duomo per poi concludersi nel medesimo piazzale di partenza. Un secondo itinerario di circa 6 km (costellato da una serie di tappe di carattere culturale da ammirare) che come consuetudine attraversa il Giardino di Boboli per poi tornare verso il parco di partenza passando dal ponte Santa Trinità.
Come da tradizione i partecipanti potranno visitare gratis alcune mostre e musei nel pomeriggio: basterà indossare la maglia di Corri la vita o esibire il certificato di iscrizione. Il primo appuntamento confermato è la grande retrospettiva di Marina Abramovich a Palazzo Strozzi.
I fondi raccolti sosterranno un nuovo grande progetto che interesserà l’intera Area Vasta Fiorentina (Firenze, Prato, Empoli, Pistoia) nella lotta contro il tumore al seno e l’assistenza ai malati oncologici. Inoltre verrà garantito il sostegno ai tre progetti storici di Lilt Lega Italiana per la Lotta contro i tumori Firenze – per il sostegno al Ce.Ri.On. Centro riabilitazione oncologica di Villa delle Rose – File, Fondazione italiana di leniterapia Onlus e SenoNetwork Italia Onlus, portale che riunisce le Breast Unit italiane.
Corri la vita si sviluppa lungo tutto l’anno: di recente l’omonima Onlus e Salvatore Ferragamo Spa hanno per esempio donato alla Diagnostica senologica di Careggi due innovative attrezzature per la diagnosi precoce del tumore alla mammella, per un valore di oltre 400mila euro. Nato nel 2003 per iniziativa della presidente Frescobaldi, l’appuntamento sportivo non competitivo ha raccolto e distribuito nelle precedenti 15 edizioni oltre 5 milioni di euro, riunendo quasi 300mila partecipanti e consentendo un’assistenza di qualità a oltre 400mila donne.
Negli ultimi cinque anni le pazienti curate nei centri di senologia italiani riuniti da Senonetwork che hanno tratto beneficio dalle attività svolte (come il controllo di qualità, la formazione degli operatori, gli incontri periodici con i centri) sono state circa 200mila e sono stati 3mila i professionisti (medici e altri operatori sanitari) operativi all’interno di questi centri che hanno potuto lavorare al meglio grazie anche all’intervento di Corri la vita. Per esempio, con i macchinari donati alla Diagnostica senologica di Careggi sono state realizzate quasi 200mila tra mammografie, galattografie e radiografie dal 2011 a oggi. Per quanto Al Ce.Ri.On. dal 2005 a oggi sono state seguite oltre 9mila pazienti ed effettuate circa 120mila prestazioni di riabilitazione.

Tanti i testimonial della nuova edizione: fra i primi il maestro Fabio Luisi, nuovo direttore musicale del Maggio Musicale Fiorentino, l’attore Marco D’Amore, indimenticabile interprete di Gomorra, Piero Chiambretti, Fabio Canino, Andrea Delogu, Gianfranco Monti, Athina Cenci.

Per approfonndimenti sul tumore al seno  www.senologia.eu

Test OncotypeDX per scelta chemioterapia tumore della mammella

Il tumore al seno è una malattia potenzialmente grave se non è individuata e curata per tempo. È dovuto alla moltiplicazione incontrollata di alcune cellule della ghiandola mammaria che si trasformano in cellule maligne.
Se l’ esame fondamentale per la diagnosi della malattia è la mammografia, una radiografia dei tessuti interni della mammella, che permette di evidenziare la presenza di un nodulo, ancora prima che possa essere ‘palpabile’, la chirurgia è il trattamento proposto alla maggior parte delle pazienti per l’asportazione del tumore. Di solito, nella stessa sede il chirurgo asporta anche alcuni linfonodi ascellari per esaminarli al microscopio e verificare se vi siano presenti cellule tumorali.
Molto utilizzata anche la radioterapia (detta anche terapia radiante) che utilizza radiazioni ionizzanti ad alta frequenza per distruggere le cellule neoplastiche. Le radiazioni possono essere erogate da una macchina esterna (radioterapia a fasci esterni) oppure da sostanze radioattive (radioisotopi) impiantati all’interno del tessuto da trattare (radioterapia interna o brachiterapia).
La radioterapia è indicata come trattamento complementare alla chirurgia conservativa allo scopo di sterilizzare i tessuti mammari residui, ma in presenza di determinate condizioni può esserlo anche dopo una mastectomia.
Ancora molto utilizzata è anche la chemioterapia, la modalità terapeutica che distrugge le cellule tumorali attraverso la somministrazione di farmaci, che vengono iniettati per via endovenosa oppure possono essere assunti per bocca in forma di compresse. Può essere utilizzata prima della chirurgia  (chemioterapia neoadiuvante) con l’intento di ridurre le dimensioni del tumore e consentire un intervento conservativo oppure dopo la chirurgia (chemioterapia adiuvante) con intento precauzionale quando le caratteristiche del tumore indicano un rischio di diffusione per via ematica.
Eppure, a quanto pare, la chemioterapia può essere evitata nel 70% dei casi di tumore del seno iniziale, con un test basato su 21 geni: a dirlo uno studio americano ‘Tailorx’, condotto su 10.273 donne con la forma più comune della malattia, ossia con recettori ormonali postivi e Her2-negativo.
Lo studio, il più grande mai condotto sulle terapie per il cancro al seno, dimostra che un corposo gruppo di pazienti non ha bisogno della chemio dopo l’intervento chirurgico: non è stato infatti rilevato alcun miglioramento in termini di sopravvivenza libera dalla malattia quando la chemio era aggiunta all’ormonoterapia.
Il test misura, con un punteggio da 1 a 100 sulla base dell’espressione di 21 geni, il rischio di recidiva a 10 anni e individua quali pazienti possono trarre beneficio dalla chemio.
Delle oltre 10mila donne sottoposte al test OncotypeDX, oltre 6mila hanno avuto un punteggio intermedio (11-25) e sono state quindi assegnate a ricevere chemioterapia e terapia ormonale o solo ormoterapia.
Più nello specifico, dopo una media di 7,5 anni di follow up i due tipi di trattamento sono risultati equivalenti: le pazienti che hanno ricevuto anche la chemioterapia non hanno ottenuto alcun vantaggio in termini di sopravvivenza libera da malattia, sviluppo di metastasi a distanza e sopravvivenza globale. In altri termini, in generale non c’è vantaggio nell’aggiungere la chemio.
«Questo significa che possiamo limitare la chemio al 30% delle donne per le quali già possiamo prevedere che ne trarranno beneficio», spiega l’autore principale dello studio, Joseph A. Sparano, direttore della Clinical Research dell’Albert Einstein Cancer Center and Montefiore Health System di New York.
Le donne ad alto rischio di recidiva, invece, secondo i dati raccolti dagli scienziati, hanno mostrato un tasso di ricaduta a distanza del 13% nonostante la cura combinata con chemio e ormonoterapia. E questo risultato, spiegano gli autori, mette in evidenza la necessità di sviluppare cure specifiche per questo gruppo di donne.
“Ogni donna con tumore iniziale al seno dai 75 anni in giù – precisa Sparano – dovrebbe dunque avere la possibilità di sottoporsi al test e discutere con il medico riguardo all’opportunità della chemioterapia dopo l’intervento”.
Secondo gli autori della ricerca la chemio è inoltre inutile nelle pazienti over-50 con punteggio 0-25 e le pazienti con meno di 50 anni e punteggio 0-15.
«Questi dati – ha aggiunto Harold Burstein, esperto Asco – forniscono l’evidenza a dottori e pazienti che possono usare informazioni genomiche per decidere al meglio sui trattamenti nelle donne ai primi stadi del cancro. Significa che migliaia di donne potranno evitare la chemio con tutti i suoi effetti collaterali pur mantenendo eccellenti risultati a lungo termine».

Zucchero e cancro

Il ruolo dello zucchero nel cancro.

Recentemente ho letto molti articoli che ormai danno per certa una correlazione tra abuso di zuccheri e tumore.
Il biologo tedesco Otto Heinrich Warburg ( insignito del Nobel per la medicina) ha scoperto che il metabolismo dei tumori maligni dipende molto dal consumo di zucchero. Lo zucchero e in generale le farine bianche una volta ingerite fanno rapidamente salite il tasso di glucosio nel sangue e più questo sale e maggiore è il cosiddetto “indice glicemico”, richiedendo la produzione di insulina per permettere la scissione e l’utilizzo da parte delle cellule.
Oltre all’insulina viene rilasciata anche un'altra molecola detta IGF (INsulin-LIKE Growt Factor-I ) che ha la proprietà di stimolare la crescita cellulare . Inoltre sia l’insulina che che lIGF possonoi innescare i fenomeni di infiammazione. E stimolare la crescita delle cellule tumorali (1)
Ognuno di noi quindi è libero di scegliere se diminuire il consumo alimentare di zuccheri e farine bianche agendo in questo modo sul tasso di produzione di insulina e IGF:
In uno studio canadese-statunitense, Susan Hankinson dell’Università di Harvard ha dimostrato che fra le donne sotto i cinquanta anni quelle con tassi molto alti di IGF correvano un rischio sette volte maggiore di contrarre il cancro al seno rispetto a quelle con  tassi ridotti. L’alto indice glicemico dell’alimentazione è inoltre associato al tumore del Pancreas , del colon e delle ovaie (2)
Nel 2009 lo studio di Women’s Health Initiatyive condotto negli USA su oltre centomila donne ha confermato il nesso tra maggiore tasso di insulina nell’organismo e maggior rischio di tumore al seno. Le donne che presentavano concentrazioni di insulina più elevate anche se non erano diabetiche presentavano rispetto a quelle con tassi di insulina più bassi, un rischio di circa il doppio di sviluppare un tumore al seno.(3)
Sembra proprio che molti studi scientifici puntino ormai il dito contro gli zuccheri raffinati e le farine bianche!!!.
Ognuno di noi quindi è libero di scegliere se diminuire il consumo alimentare di zuccheri e farine bianche agendo in questo modo sul tasso di produzione di insulina e IGF.

             1)Grothey e coll.  –The role of insulin-like growth factor-I-and its receptor in cell growth, trasformation, apoptosis,and chemoresistence in solid tumors” In Journal of Cancer researche Clinical Oncology -1999). 125 pp.166-73      
              2) Hankinson e al. “ circulating concentrations of insulin-like growth factor-I and risk of breastcancer”  The Lancet (1998) 351 pp1393-96
         3)       Gunter M.J. e al. “ Insulin,insulin-like growth factor-I,and risk of breast cancer in postmenopausal women”-Journal of the NationalCancer Institute ( 2009) pp.48-60


A  A cura del Prof. Massimo Vergine  - www.senologia.eu

Tumore al seno, l’importanza dell’autopalpazione. Incontro all’Aou di Ferrara

Ferrara, 16 aprile 2018 – “Autopalpazione: perché, come e quando utilizzare il primo strumento di ‘prevenzione’ del tumore al seno” è il titolo dell’iniziativa, organizzata dal PDTA Mammella, che si terrà mercoledì 18 aprile dalle ore 15.30 alle 17.30 presso la sala riunioni della Medicina Nucleare (T.01.07) al 2C0 dell’Ospedale di Cona.
L’incontro, aperto a tutta la popolazione, sia maschile che femminile, è organizzato nell’ambito delle iniziative di (H)Open Week 2018 in occasione della Giornata Nazionale della Salute della Donna.
L’autopalpazione è il primo strumento di ‘prevenzione’ del tumore del seno. Si tratta di un test di autovalutazione, semplice da apprendere e da eseguire, nonché privo di costi, che rappresenta in realtà un’arma fondamentale nella prevenzione del tumore al seno.
Dovrebbe essere insegnata sistematicamente a tutte le giovani donne, in modo che, a partire dai 20 anni, possa essere eseguita da ognuna, a cadenza mensile, una settimana dopo la fine delle mestruazioni. La natura dei noduli può essere benigna (fibroadenoma, cisti) o maligna (carcinoma). Questi ultimi rappresentano lesioni pericolose, in quanto possono progredire e divenire infiltranti o invasive, ossia coinvolgere i tessuti vicini al seno o altri organi del corpo.
Il tumore al seno è la neoplasia più diffusa nella popolazione femminile. La possibilità di cura e guarigione dipendono, oltre che dalle caratteristiche biologiche della lesione, dallo stadio in cui la neoplasia si trova al momento della diagnosi. L’assoluta maggioranza dei tumori identificati in stadio iniziale, nella quasi totalità dei casi, sono guaribili con trattamenti specifici. Da qui la tassativa necessità di aderire alle tecniche di prevenzione che abbiamo a disposizione.
La diagnosi precoce è possibile soprattutto per la diffusione su larga scala dei programmi di screening mammografico, che nella nostra regione è rivolto a tutte le donne dai 45 ai 74 anni. Lo screening mammografico deve essere accompagnato/supportato dall’autopalpazione del seno, che ogni donna deve praticare con l’obiettivo d’imparare a conoscere la struttura e l’aspetto generale della propria mammella, e quindi permettere di cogliere precocemente qualsiasi cambiamento insolito rispetto alla fisionomia di base della stessa. L’autopalpazione non si sovrappone e tantomeno sostituisce lo screening della mammella, ma lo affianca.
L’obiettivo dell’evento: “Autopalpazione : perché, come e quando utilizzare il primo strumento di ‘prevenzione’ del tumore al seno.” è proprio quello di insegnare in maniera semplice e pratica la tecnica dell’autopalpazione.

Komen, maratona contro il cancro al seno: «La prevenzione salva la vita»

Le attrici Crescentini e Villoresi protagoniste dello spot della Race for the cure 2018.,in programma dal 17 al 20 maggio. L’associazione Komen gira l’Italia con le cliniche mobili per fornire visite gratuite

Race for Cure 2018 .Quest'anno la maratona a favore della lotta al tumore al seno organizzata dall'associazione Susan G. Komen viene presentata da uno spot a firna di Francesca Archibugi. Altri due spot sono presentati da Carolina Crescentini e Pamela Villoresi.

 L’organizzazione, che dal 2000 ha raccolto 15 milioni di euro, con le cliniche mobili gira l’Italia fornendo informazioni e visite gratuite alle donne che per paura, mancanza d’informazione o possibilità, non si sottopongono agli screening. Basterebbe una mammografia ogni anno dai 40 anni in su, e un’ecografia almeno una volta ogni due a partire dai 20 anni: «Oltre ad aumentare la possibilità di guarigione - spiega il professor Riccardo Masetti, presidente dell’Associazione - la diagnosi precoce dà la possibilità di essere curate con procedure meno invasive. La sfida è quella di intercettare i tumori ancora prima che diventino visibili». Ne è testimone Claudia, seduta tra il pubblico: «Sono una delle donne salvata da Masetti», dichiara . 

La Race for the cure si svolgerà a Roma dal 17 al 22 maggio, a Bari dal 25 al 27 maggio, a Bologna dal 21 al 23 settembre e a Brescia dal 5 al 7 ottobre 

Cos'è lo screening ginecologico e linee guida del Ministero della Salute

Cos'è lo screening ginecologico e linee guida del Ministero della Salute

Screening ginecologico, cos'è? Quali sono le linee guida del Ministero della Salute per gli esami gratuiti previsti in Italia.


Cos'è lo screening ginecologico? E' uno strumento utile per la prevenzione delle patologie a carico del collo dell'utero, ma anche delle ovaie, delle tube, dell'endometrio. Il tumore del collo dell'utero è al quinto posto per incidenza, subito dopo il cancro al seno, il tumore del colon retto, il cancro del polmone e quello dell'endometrio.
I controlli periodici sono il miglior strumento di prevenzione che possiamo utilizzare. Quali sono gli screening ginecologici che vengono consigliati alle donne? E quali sono le linee guida del Ministero della Salute?

Screening ginecologici e linee guida


Le linee guida del Ministero della Salute per gli screening ginecologici individuano principalmente quattro patologie da tenere d'occhio: per ognuna di esse sono previsti degli esami diagnostici volti a diagnosticare eventuali malattie con diagnosi precoci che aumentano le possibilità di poter guarire.

  • Per la prevenzione del tumore della cervice uterina le linee guida consigliano di eseguire un pap test ogni anno dai primi rapporti sessuali. E' un esame semplice, che non è doloroso: solo un po' di fastidio, niente di più.

  • Per la prevenzione dei tumori dell'utero e delle ovaie bisogna eseguire ogni anno una visita ginecologica di controllo, così come un'ecografia transvaginale.

  • Per la prevenzione del cancro al seno bisogna eseguire uno studio clinico senologico ed ecografico dopo i 25 anni, mentre dai 40 anni in poi lo strumento migliore per la prevenzione è la mammografia insieme all'ecografia mammaria.

E' sempre bene sottoporsi allo screening ginecologico, facendo controlli annuali di routine per scongiurare eventuali malattie. Ovviamente se notate sintomi particolari, rivolgetevi sempre al vostro ginecologo di fiducia.
Se non siete ancora state inserite dal vostro medico di base nel programma di screening, chiedete di poter accedere a questi esami gratuiti.

Cancro al seno triplo negativo, carboplatino utile nella chemioneoadiuvante


Il carboplatino dovrebbe essere considerato come un potenziale componente della chemioterapia neoadiuvante per le donne che hanno un carcinoma mammario triplo negativo ad alto rischio, indipendentemente dallo stato mutazionale dei geni BRCA 1/2. A suggerirlo sono i risultati dello studio multicentrico internazionale BrighTNess, da poco pubblicato su The Lancet Oncology.



Il carboplatino dovrebbe essere considerato come un potenziale componente della chemioterapia neoadiuvante per le donne che hanno un carcinoma mammario triplo negativo ad alto rischio, indipendentemente dallo stato mutazionale dei geni BRCA 1/2. A suggerirlo sono i risultati dello studio multicentrico internazionale BrighTNess, da poco pubblicato su The Lancet Oncology.

"Lo studio BrighTNess ha confermato l'importanza di aggiungere il carboplatino a paclitaxel nel carcinoma mammario triplo negativo, indipendentemente dalla presenza o meno di una mutazione germinale di BRCA 1/2” ha dichiarato la prima firmataria dello studio, Sibylle Loibl del German Breast Group di Neu-Isenburg.

BrighTNess è un trial di fase III randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, al quale hanno preso parte 145 centri di 15 Paesi e che ha coinvolto 634 donne con un carcinoma mammario triplo negativo in stadio II-III, non trattate in precedenza e candidate per una chirurgia pontenzialmente curativa.

Le partecipanti avevano un performance status ECOG pari a 0 o 1, un'età mediana di 50 anni, il 15% era potatrice di mutazioni deleterie di BRCA 1/2, il 72% aveva un tumore T2 e il 42% presentava linfonodi positivi.

La Loibl e i colleghi hanno assegnato casualmente le pazienti in rapporto 2: 1: 1 al trattamento per 12 settimane con uno dei seguenti tre regimi: paclitaxel (80 mg/m2 ev settimanale per 12 volte) più carboplatino (AUC 6 mg/ml/min, ev ogni 3 settimane, per 4 cicli) più l’inibitore di PARP veliparib (50 mg per via orale due volte al giorno); paclitaxel più carboplatino più un placebo; il solo paclitaxel più un placebo.

In seguito, tutte le partecipanti sono state trattate con doxorubicina e ciclofosfamide ogni 2-4 settimane per 4 cicli.

Complessivamente, il 49% delle pazienti ha raggiunto una risposta patologica completa nei campioni di mammella e nei linfonodi resecati.

La percentuale di risposta completa è risultata superiore nel gruppo trattato con paclitaxel, carboplatino e veliparib rispetto a quello trattato con il solo paclitaxel (53% contro 31%; P < 0,0001), ma il regime più efficace si è rivelato quello a base di paclitaxel più carboplatino (58%; P = 0,36).

Tuttavia, le tossicità di grado 3 o 4 e gli eventi avversi gravi sono risultati più frequenti nelle pazienti trattate con carboplatino, mentre veliparib non ha aumentato la tossicità in modo sostanziale.

Ciononostante, scrivono gli autori nelle conclusioni, “le tossicità aggiuntive correlate all’aggiunta del carboplatino (con o senza veliparib) a paclitaxel sono risultate gestibili e non hanno influito in modo sostanziale con la somministrazione del trattamento”.

Complessivamente, gli eventi avversi di grado 3 o 4 più comuni nelle prime 12 settimane di trattamento sono stati neutropenia (56%), anemia (29%) e trombocitopenia (12%), mentre la neutropenia febbrile è stata l’evento avverso più comune (15%) durante il trattamento con doxorubicina e ciclofosfamide.

"Dati i risultati coerenti con quelli di studi precedenti, l'aggiunta di carboplatino sembra avere un profilo rischio-beneficio favorevole e potrebbe essere considerata come un potenziale componente della chemioterapia neoadiuvante per le pazienti con carcinoma mammario ad alto rischio e triplo negativo" concludono Loibl e i colleghi.

"È sorprendente che i risultati non supportino l'aggiunta dell'inibitore di PARP veliparib, al dosaggio e con la schedula utilizzati in questo studio" commenta Giuseppe Curgliano, dell'Università di Milano, autore di un editoriale di commento.

"Dal punto di vista della medicina personalizzata, i prossimi studi su pazienti con carcinoma mammario triplo negativo dovranno individuare terapie differenziate in base ai diversi sottogruppi molecolari definiti per questa patologia, che sono altamente eterogenei" sottolinea l’esperto.

"Il sottotipo basal-like (BL1 e BL2) - che è più frequente nelle pazienti con carcinoma mammario triplo negativo di grado superiore, più responsivo alle chemioterapie, e si sviluppa frequentemente in presenza di funzioni di segnalazione e riparazione del DNA aberranti - è quello per cui l'integrazione degli inibitori di PARP nella terapia potrebbe rappresentare un valore aggiunto" spiega Curigliano

"Ciò che è ancora non si sa" osserva, infine, l’editorialista "è se l'aggiunta di un potente inibitore di PARP alla monoterapia con platino nel setting neoadiuvante possa aumentare la percentuale di pazienti che raggiungono una risposta patologica completa, o quale schedula e dose ottimali dovrebbero essere utilizzate nei prossimi studi in cui si valuteranno questi agenti".

S. Loibl, et al. Addition of the PARP inhibitor veliparib plus carboplatin or carboplatin alone to standard neoadjuvant chemotherapy in triple-negative breast cancer (BrighTNess): a randomised, phase 3 trial. Lancet Oncol. 2018; doi: https://doi.org/10.1016/S1470-2045(18)30111-6

Screening Asl Roma 6 per tumore al seno e al colon retto, dal 10 settembre a Pomezia

Screening Asl per tumore al seno e al colon retto, dal 10 settembre a Pomezia 04 settembre 2018, ore 09:19 ...